Caso falsi corsi CQC Amia, Zivelonghi: «Grazie a chi ha denunciato»
Redazione
Nell’ambito del processo per i “corsi fantasma” per i rinnovi della Carta di qualificazione del Conducente (Cqc), Amia Verona ha ottenuto un immediato risarcimento di 27mila euro quale primo rimborso per i corsi pagati all’autoscuola, ma mai eseguiti.
Gli attestati venivano infatti rilasciati senza che gli autisti seguissero la formazione prevista per legge, obbligatoria per conseguire la Cqc. L’indagine, nell’estate del 2023, è stata svolta dalla Polizia Locale sotto lo stretto coordinamento della Procura della Repubblica di Verona. Ed era partita proprio da una segnalazione interna ad Amia.
La multiservizi nell’udienza dei giorni scorsi si è ufficialmente costituita parte civile chiedendo 100mila euro di risarcimento, metà dei quali per danni patrimoniali, parzialmente già liquidati, e metà per danno d’immagine.
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Commenta l’assessora di Verona alla Legalità Stefania Zivelonghi: «Doveroso, per una società che intenda fare della legalità un principio fondamentale di comportamento, costituirsi parte civile in una vicenda che ha visto emergere al suo interno un consolidato e deprecabile modus operandi».
«La notizia del riconoscimento di una prima tranche del risarcimento richiesto è senz’altro positiva. Con l’occasione ribadisco il grazie mio personale e dell’amministrazione innanzitutto a chi ha denunciato, interrompendo il filo del comportamento illecito, e anche a chi a vario titolo ha contribuito alle indagini con la giusta attenzione anche al mantenimento di un servizio pubblico fondamentale per la città. Tra questi la Polizia Locale che ha con competenza e professionalità operato sotto lo stretto coordinamento della procura della Repubblica di Verona», aggiunge Zivelonghi.
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«Ringraziamo la Procura e la polizia locale per il lavoro svolto, quello raggiunto è un primo risultato per noi tutti molto importante», commenta il presidente di AMIA Roberto Bechis.
Per non inficiare l’operatività del servizio pubblico della raccolta dei rifiuti, all’indomani delle evidenze d’indagine, l’azienda aveva provveduto a organizzare nuovi corsi Cqc, senza i cui attestati i mezzi non potevano essere guidati. Corsi il cui costo, come previsto dall’art32 lettera F del Contratto Collettivo di lavoro, è a carico del datore di lavoro.
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