Carlotta Pizzighella: «In Veneto serve un cambio di prospettiva»

Redazione

| 14/10/2025
Per lo “Speciale Elezioni regionali 2025”, l’intervista a Carlotta Pizzighella, avvocata e responsabile veneta del Dipartimento Famiglia di Forza Italia, candidata al Consiglio regionale del Veneto.

Speciale Elezioni regionali 2025

A poche settimane dalle elezioni regionali del Veneto, fissate per il 23 e 24 novembre 2025, lo “Speciale Elezioni regionali 2025” di Verona Network accende i riflettori sui protagonisti della corsa in Veneto. Tra questi c’è Carlotta Pizzighella, avvocata veronese con esperienza nel diritto di famiglia e nella mediazione, oggi responsabile regionale del Dipartimento Famiglia di Forza Italia. Si candida per il Consiglio regionale.

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Guarda l’intervista a Carlotta Pizzighella

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Una sintesi dell’intervista

Ci racconti il suo percorso politico: da dove nasce il suo impegno?
Il mio impegno è relativamente recente: la prima candidatura è del 2017, a Verona in Circoscrizione. Sono entrata in Prima Circoscrizione e da subito ho maturato una grande passione, che mi ha portata alla presidenza della Commissione commercio e turismo. Verona vive di commercio e turismo: è stata un’esperienza stimolante che ho seguito con passione. Poi mi sono candidata nelle comunali, e oggi l’evoluzione naturale è pensare alla Regione, con uno sguardo più ampio. In Forza Italia ho trovato terreno fertile: sono anche responsabile veneta del Dipartimento Famiglia e questo mi ha spinta a mettermi a disposizione.

Perché proprio Forza Italia? Cosa l’ha convinta di quest’area politica?
C’è una tradizione familiare: in casa si è sempre respirata politica. Ho seguito con costanza l’ascesa di Silvio Berlusconi e mi sono affezionata alla sua figura, ma soprattutto ai principi del partito. La “rinascita” di Forza Italia rispecchia i valori che condivido: libertà, centralità della persona, moderazione, garantismo e un’impostazione liberale che risponde alle esigenze di questi tempi.

Quindici anni di amministrazione Zaia: che bilancio fa di questa lunga stagione?
Sono tanti anni, tre mandati: non si può dire che non abbia fatto bene. Il Veneto è considerato una regione di alto livello su molti aspetti. Però dopo 15 anni il cambio di passo è necessario: con il tempo ci si abitua a vedere i problemi sempre allo stesso modo. Servono prospettive nuove e più oggettive. Quando nel confronto emergono criticità su sanità o programmi regionali, non è “attacco”: è presa d’atto di problemi oggettivi. Il miglior amico non è quello che ti dice “va tutto bene” mentre ti schianti contro un muro, ma quello che ti segnala dove stai sbagliando. Ripartiamo da un terreno coltivato bene, ma con correttivi.

C’è chi dice che Verona sia “dimenticata” in Regione. È un luogo comune o c’è un fondo di realtà?
Ne sono convinta: è oggettivo. Basti guardare la situazione del nostro aeroporto, ma anche la viabilità e i collegamenti. Oltre alla sanità, uno dei nodi incancreniti è proprio il coinvolgimento dell’ovest del Veneto, che è stato dimenticato.

Il suo tema di riferimento è la famiglia: quali priorità vede a livello regionale?
Sono avvocata e da dieci anni faccio parte della Commissione Famiglia dell’Ordine degli Avvocati di Verona: mastico il tema a 360 gradi. Per me “famiglia” è un concetto trasversale che riguarda tutti i legami. Due assi principali: welfare e pari opportunità. Dobbiamo valorizzare il protagonismo femminile senza costringere a scegliere tra carriera e famiglia: è una leva socio-economica enorme. Poi c’è l’argomento del caregiver: oggi regge di fatto il sistema sociosanitario legato alle persone fragili. Va tutelato, riconosciuto e sostenuto anche con interventi specifici regionali. Ritengo inoltre fondamentale l’aspetto degli animali di affezione, anche qui servono sostegni alle famiglie. Infine è fondamentale la sicurezza, anche intervenendo a livello culturale con i giovani.

In concreto, cosa manca oggi al caregiver e cosa proporrebbe?
Il caregiver spesso non sceglie: si ritrova in quel ruolo e viene lasciato solo. Quando la persona fragile torna a casa, manca una rete che coordini sanità, burocrazia e agevolazioni. Gli strumenti esistono, anche validi, ma non c’è regia. Chi si sveglia “caregiver” non ha riferimenti: bisogna creare una rete unica, dall’invalidità alle domande, fino all’assistenza quotidiana. Ricordiamo che spesso i caregiver hanno 40-60 anni, nel pieno della carriera: l’impatto sulla produttività e sul sistema socioeconomico riguarda tutti.

Autonomia differenziata: il Veneto ne ha bisogno? E come vede l’iter?
A mio avviso sì: alcune materie devono essere settorializzate. Non a caso nel simbolo di Forza Italia abbiamo inserito “Autonomia per il Veneto”: il percorso è tracciato e l’intenzione è chiara.

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