Car fluff Sorgà, Guarda (AVS): «Rischio bomba economica e ambientale»

Redazione

| 29/01/2026
L’eurodeputata Cristina Guarda denuncia l’elevata presenza di PFAS nei residui delle auto a fine vita e critica il progetto dell’impianto a Sorgà, definendolo un grave rischio per l’ambiente e l’agricoltura locale.

«Il car fluff rappresenta circa il 30% del peso di un veicolo: è il residuo non riciclabile composto da plastiche, schiume, gomme e rivestimenti. Studi internazionali confermano che queste componenti – dai sedili antimacchia ai sistemi frenanti, fino ai cablaggi – sono intrise di sostanze perfluorate (PFAS). È anche questa contaminazione chimica a rendere il fluff un rifiuto estremamente critico». A dichiararlo è Cristina Guarda, eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra, che lancia un monito basato sui dati della ricerca scientifica, collegandoli al caso di Sorgà.

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​«Secondo studi recenti, i livelli di PFAS nel fluff variano significativamente a seconda della frazione analizzata: dai circa 3.000 ng/kg fino ai 5.100.000 ng/kg. Una presenza inquietante che si rileva anche nella polvere che si accumula nell’abitacolo, con punte di 30,3 ng/g di PFOA rilevate sui cruscotti. La ricerca conferma che i veicoli a fine vita sono una fonte critica di PFAS: l’uso di plastiche trattate per alleggerire le auto sta aumentando la concentrazione di questi inquinanti. Sono informazioni che le istituzioni non possono ignorare quando si compiono scelte che pesano su territori fragili come Sorgà».

​L’eurodeputata sottolinea come anche gli enti di controllo stiano alzando la guardia: «Ormai ISPRA e ARPA monitorano con attenzione l’infiltrazione di queste sostanze nei terreni. In questo contesto, l’impianto di Sorgà – progettato in un’area di pregio agricolo con falde superficiali comunicanti – rischia di diventare una bomba ambientale ad orologeria, con conseguenti danni anche economici. Il pericolo di contaminazione per dilavamento e percolato, con danni diretti alle falde e alle pregiate risaie della zona, è altissimo».

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​«È inspiegabile – conclude Guarda – che l’azienda insista su questo sito anziché recuperare aree industriali dismesse, già dotate di viabilità idonea, non presente a Sorgà, e lontane da acquiferi di pregio. Cittadini e comuni di due province e due regioni si oppongono a questo progetto per difendere l’incolumità ambientale e produttiva. La Regione non abbandoni Sorgà un’altra volta: dopo anni di assenza di strategie di sviluppo e tutela, al confine con la Lombardia, non lasci il territorio in balia di appetiti industriali che decidono le sorti di una terra sottovalutata dalla politica, ma preziosa per chi la vive e la conosce».

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