Autonomia differenziata già “azzoppata” per il Veneto? Cosa ne pensano i nostri politici
di Alessandro Bonfante
Dopo il luogo comune su Verona “dimenticata” in Veneto, approfondiamo un altro dei temi affrontati con i politici veronesi durante il format di Verona Network “Un quarto d’ora con…“. Quello dell’autonomia differenziata.
A pochi mesi dalle regionali, l’autonomia è uno dei temi fondamentali per il Veneto, dopo il referendum consultivo del 2017 e le recenti sentenze della Corte costituzionale, con i livelli essenziali delle prestazioni da definire. Il tutto nel contesto di una geografia politica che sta cambiando dopo i quindici anni di Luca Zaia da presidente, che sull’autonomia differenziata ha giocato un pezzo importante della sua credibilità politica.
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La legge
Il 26 giugno 2024 il Presidente Sergio Mattarella ha promulgato la legge sull’autonomia differenziata. La cosiddetta “legge Calderoli” sull’autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario è una norma procedurale che attua la riforma del Titolo V della Costituzione del 2001. In 11 articoli, definisce le procedure legislative e amministrative per l’applicazione del terzo comma dell’articolo 116 della Costituzione.
Il testo stabilisce le intese tra lo Stato e le Regioni che richiedono l’autonomia differenziata per le 23 materie indicate. I punti principali sono:
- Le richieste di autonomia partono su iniziativa delle Regioni, con il parere degli Enti locali.
- Le materie coinvolte sono 23, tra cui la tutela della salute, istruzione, sport, ambiente, energia, trasporti, cultura e commercio estero.
- Quattordici materie sono definite dai Livelli Essenziali di Prestazione (LEP).
Determinazione Lep: la concessione di una o più “forme di autonomia” è subordinata alla determinazione dei Lep, ovvero i criteri che determinano il livello di servizio minimo che deve essere garantito – è specificato nel testo – in modo uniforme sull’intero territorio nazionale.
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La Corte Costituzionale
A novembre 2024 la Corte Costituzionale ha accolto parzialmente il ricorso presentato da Puglia, Toscana, Sardegna e Campania contro la legge sull’autonomia differenziata per le regioni a statuto ordinario. Pur dichiarando infondata la questione di costituzionalità sull’intera norma, la Corte ha ritenuto alcune disposizioni illegittime, sottolineando la necessità di un intervento parlamentare.
Tra i punti contestati, i giudici hanno evidenziato che il trasferimento di competenze deve riguardare specifiche funzioni, rispettando il principio di sussidiarietà. Inoltre, è stata giudicata incostituzionale la delega legislativa per definire i LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni) senza criteri chiari, lasciando eccessivo margine al Governo a scapito del ruolo del Parlamento. Critiche anche alla possibilità di aggiornare i LEP tramite decreti del Presidente del Consiglio e alla facoltà delle regioni di non contribuire agli obiettivi di finanza pubblica, indebolendo i principi di solidarietà e unità.
La Corte ha però stabilito che il Parlamento può emendare l’intesa con le regioni e che la definizione delle risorse destinate alle funzioni trasferite deve basarsi su fabbisogni standard e criteri di efficienza. Ha inoltre chiarito che la legge deve rispettare il quadro generale della finanza pubblica e gli obblighi europei.
Spetta ora al Parlamento colmare le lacune evidenziate, garantendo che la legge rispetti i principi costituzionali e assicuri piena funzionalità all’autonomia differenziata, nel rispetto dell’unità e dei diritti fondamentali.
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Cosa ne pensano i politici veronesi
I nostri ospiti di “Un quarto d’ora con…“ si dividono tra entusiasmi e prudenza. C’è chi la rivendica come occasione storica per avvicinare le decisioni ai territori,chi teme squilibri interni e chiede prima regole uguali per tutti, e chi, stanco dei rallentamenti, arriva alla provocazione: «passare sotto il Trentino». Ecco, in sintesi, cosa dicono i protagonisti veronesi.
Per Ciro Maschio, deputato di Fratelli d’Italia e presidente della Commissione Giustizia della Camera, l’autonomia è «una grande opportunità» che il centrodestra ha finalmente portato a casa: «Fratelli d’Italia è stata determinante. Si sta lavorando per superare gli ostacoli e i rilievi della Corte Costituzionale. Da veneti non possiamo che ribadire che per noi è una grande opportunità e quindi lavoriamo anche per questo».
Il senatore della Lega Paolo Tosato è stato relatore della “legge Calderoli” in commissione Affari costituzionali: «Calderoli è stato un fulmine nel portarla avanti, un po’ più difficile l’approvazione tra Senato prima e poi Camera, perché ci sono sempre dei distinguo da alcuni. La strada sembrava tracciata, poi è ovvio che le sentenze della Corte, a mio avviso, entrate un po’ a gamba tesa, hanno un po’ rallentato l’iter».
«Però l’importante era che le sentenze non bloccassero definitivamente questo percorso. C’è la necessità di definire i LEP, ci stiamo lavorando, credo che siamo in dirittura d’arrivo. Non è una sfida che si vince dalla sera alla mattina. Qui o ci si crede fino in fondo o ci si arrende e ci si rassegna all’idea che l’Italia non possa mai utilizzare questo sistema di governo».
Continua Tosato: «Autonomia significa miglior utilizzo delle risorse e migliori servizi ai cittadini. È ovvio che scardinare un sistema centralista è dura, a partire dai ministeri, da chi detiene il potere nei ministeri, da parte anche di chi, provenendo dalle regioni del Sud, teme che l’autonomia porti via qualcosa a quei territori. In realtà non è così, anche perché l’autonomia di cui stiamo parlando in questa fase significa che le risorse che oggi spende lo Stato, ad esempio in Veneto, ce le trasferisce, non le utilizza più e non le dirige lo Stato. Ce le trasferisce, le gestiamo noi e noi siamo convinti da Veneti – e io mi auguro che in tante altre regioni questo possa accadere – che saremo in grado di farlo meglio di quanto lo faccia oggi lo Stato centrale. Quindi non è una battaglia egoistica, è una battaglia di efficientamento dello Stato».
Nel centrosinistra, Anna Maria Bigon, consigliera regionale del Partito Democratico, non nega l’importanza della riforma, ma chiede equità, a partire dalla sanità: «L’autonomia è importante, ma non quell’autonomia che mette in diseguaglianza anche all’interno della stessa regione. Noi dovremmo mettere tutte le ULSS alla pari, invece non abbiamo un sistema veneto… di quale autonomia stiamo parlando?».
Da Forza Italia, Flavio Tosi, eurodeputato, coordinatore regionale del partito ed ex sindaco di Verona, mette in guardia da letture ideologiche e ribadisce il perno dei LEP: «L’errore è far credere che se il Nord diventa ricco, qualcun altro diventa più povero. Con i LEP le regioni del Sud non avranno nulla da perdere. Non è che diventiamo come il Trentino-Alto Adige. Cambia il luogo della decisione: anziché a Roma, si decide a livello regionale, più velocemente, più vicino al territorio».
Stessa linea per il collega di partito Alberto Bozza, consigliere regionale, che rivendica «Siamo stati i primi a depositare una proposta», ma taglia corto sulle false aspettative: «Il modello del Trentino o della provincia di Bolzano non è costituzionalmente previsto possa essere. Quindi dobbiamo anche raccontare ai nostri cittadini fin dove si può arrivare con l’autonomia».
Netto anche Stefano Casali, consigliere regionale (Fratelli d’Italia): «L’autonomia non è una moda, è in Costituzione. È un acceleratore: avvicina le scelte ai territori e costringe tutti a fare meglio».
La riflessione di Tomas Piccinini (consigliere regionale di Veneta Autonomia): «C’è un principio federalista: contribuiamo tutti a una base e poi chi corre di più, è giusto che corra di più. L’autonomia ti dà l’opportunità di fare scelte legate al territorio, le caratteristiche di ogni regione vanno riconosciute per sviluppare al meglio le politiche in quel territorio».
Il leghista Enrico Corsi, consigliere regionale, esaspera il tema con una proposta provocatoria, figlia della frustrazione per i ritardi: «Chiederei di passare sotto il Trentino… Diventiamo autonomi come il Trentino e va bene così, perché se a un certo punto non ce la vogliono dare, ce l’andiamo a prendere»
Queste sono solo alcune delle dichiarazioni sul tema autonomia dei politici veronesi a “Un quarto d’ora con…”. L’invito è di andare a recuperare le puntate e farci sapere cosa ne pensate nei commenti.
La campagna elettorale per le elezioni regionali si sta scaldando, e questo potrebbe essere uno dei temi di discussione.
Un quarto d’ora con…
“Un quarto d’ora con…” è la nuova trasmissione di Verona Network, prodotta dalla redazione di Daily Verona e in onda su Radio Adige TV. Un format snello, diretto e di attualità, pensato per offrire uno spazio di confronto con i rappresentanti veronesi nelle istituzioni: consiglieri regionali, deputati, senatori ed europarlamentari, chiamati a raccontare progetti, priorità e visioni per il futuro del territorio.
A condurre il programma, in onda ogni martedì sera fino al 29 luglio alle 21.15 sul canale 19 HBBTV o in streaming su www.radioadige.tv, è Alessandro Bonfante con il direttore di Daily Verona Matteo Scolari, tra interventi e momenti di analisi, con uno sguardo rivolto anche alle prossime elezioni regionali.
Tutte le interviste di “Un quarto d’ora con…“:
- Stefano Valdegamberi: «Più sanità, meno carri armati. E Verona torni protagonista»
- Alberto Bozza: «In Veneto negli ultimi anni qualcosa si è inceppato»
- Marco Andreoli: «Zaia ha fatto la storia in Veneto, è una risorsa per tutti»
- Aurora Floridia: «Il cambiamento climatico non ha confini. Ma Meloni poco sensibile»
- Flavio Tosi: «Fine della “monarchia” Zaia, ora Verona batta i pugni»
- Enrico Corsi: «La Lega è cambiata, serve una riflessione profonda»
- Anna Maria Bigon: «Liste d’attesa della sanità azzerate in Veneto? Magari…»
- Stefano Casali: «L’autonomia è prevista della Costituzione, non è un’invenzione»
- Tomas Piccinini: «Un presidente veronese farebbe bene al Veneto»
- Alessandra Sponda: «Zaia è il Veneto. Ogni elezione fa storia a sé»
- Paola Boscaini: «Zaia rispondeva, ma poi non concretizzava»
- Elisa De Berti: «In Veneto il salto di qualità sui trasporti è evidente»
- Matteo Gelmetti: «Con Meloni l’Italia ha un altro peso. Verona deve fare squadra»
- Ciro Maschio: «La lezione di Verona ci è bastata: centrodestra unito per il Veneto»
- Paolo Tosato: «Dopo Zaia serve serietà, niente “fenomeni”»
- Marco Padovani: «Sono certo della vittoria del centrodestra in Veneto»
- Daniele Polato: «Io sindaco di Verona? Saprei già cosa fare nei primi 100 giorni»
- Paolo Borchia: «Il Green Deal è una seconda pandemia per le imprese europee»
- Maddalena Morgante: «Meloni un modello soprattutto per noi donne»
- Filippo Rigo: «Zaia ha portato il Veneto alla credibilità internazionale»
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