Aurora Floridia: «Il lago di Garda è stato dimenticato per quindici anni»

di Alessandro Bonfante

| 31/10/2025
Dagli studi di Verona Network, “Un quarto d’ora con… Aurora Floridia”, senatrice del gruppo Autonomie - Verdi Alto Adige/Südtirol.

Un quarto d’ora con… Aurora Floridia

Senatrice nel gruppo Autonomie – Verdi Alto Adige/Südtirol e impegnata anche sul fronte europeo come presidente del Network per un Ambiente Sano del Consiglio d’Europa, Aurora Floridia è stata ospite a Un quarto d’ora con su Radio Adige TV.

Dal collettore del Garda alla crisi abitativa, passando per l’inquinamento e la mancanza di investimenti nel trasporto pubblico, la senatrice denuncia un modello politico – quello dell’uscente giunta Zaia – che ha «trascurato le priorità dei cittadini» e chiede un cambio di passo, guardando ad esempi virtuosi europei come quello di Gaziantep, in Turchia. «Serve una visione sostenibile e solidale – afferma – che restituisca al Veneto il ruolo di motore economico e ambientale del Paese».

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Guarda la puntata con Aurora Floridia

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Una sintesi dell’intervista

Come giudica i quindici anni di governo Zaia?
Direi più ombre che luci. Trovo imbarazzante che abbia addirittura chiesto un altro mandato, che sarebbe stato il quarto. Quando parlo con cittadini e cittadine e chiedo cosa abbia fatto concretamente la Regione, emergono molte criticità. Penso al mio territorio, il Lago di Garda: sanità, mobilità, il collettore… sono temi dimenticati. È un’area che traina l’economia e il turismo del Veneto, ma è stata poco seguita. Inoltre, la candidatura tardiva di Stefania e le decisioni prese a Roma mostrano una logica di potere, non di ascolto. Non stupisce che l’affluenza sia bassa: la gente è delusa da questo modo di fare politica.

Zaia rivendica la costruzione dei bacini di laminazione per la difesa del territorio. È sufficiente?
In quindici anni avrebbe potuto fare molto di più per rendere il Veneto resiliente di fronte agli eventi climatici estremi. Ha dichiarato sedici volte lo stato di emergenza e ogni volta sembrava sorpreso. Non bastano i bacini di laminazione: servono azioni concrete per ridurre l’inquinamento da polveri sottili, risolvere il problema delle acque contaminate dai PFAS e migliorare la mobilità. Siamo indietro anni. Pensiamo al progetto ferroviario tra la stazione di Verona e l’aeroporto: tre anni solo per il progetto di fattibilità e ancora nessun fondo. È inaccettabile per una regione che spende pochissimo in trasporto pubblico.

Sul fronte infrastrutture, la Pedemontana è stata molto discussa. Qual è la sua opinione?
Assolutamente negativa. Il Veneto soffre una mobilità emergenziale. Il Lago di Garda è soffocato dal traffico e gli incidenti sono in aumento. Se vogliamo un turismo di qualità, serve un sistema di trasporto sostenibile e intermodale. Si è parlato di una metropolitana sull’acqua, ma è rimasta un’idea. Servono soluzioni a breve e lungo termine e più investimenti per pendolari, lavoratori e turisti. Il bilancio sulla mobilità è magro.

Il turismo sul Garda rischia di diventare un peso per il territorio?
Sì, per le comunità che lo vivono. Serve equilibrio tra pressione turistica e tutela ambientale. Ho partecipato a un incontro con Federalberghi Garda Veneto e Legambiente, dove finalmente si è parlato anche dei diritti di chi abita il lago. Il capitale naturale è ciò che attrae milioni di turisti: tutelarlo significa garantire futuro a chi vive di turismo. Ma serve coordinamento tra Veneto, Lombardia e Trentino: oggi il lago è amministrativamente frammentato.

Molti amministratori parlano anche di emergenza abitativa. È così?
Sì, trovare casa è difficilissimo. Ho presentato al Consiglio d’Europa un report sul diritto all’abitare, adottato un mese fa, che lo riconosce come diritto umano. Purtroppo oggi la casa è diventata un bene finanziario. In Paesi come Svizzera o Austria si pone un limite alle seconde case per tutelare i residenti. Dovremmo adottare soluzioni simili, altrimenti continueremo a svendere il territorio a fini speculativi.

Sul collettore del Garda, molti chiedono un intervento immediato. Condivide?
Assolutamente sì. In quindici anni il Veneto ha stanziato solo quattro milioni per un’infrastruttura ormai a fine vita. Continuano ad aggiungersi utenze e, durante eventi climatici estremi, gli scolmatori rilasciano acqua non depurata. È ora di rifarlo e di modernizzarlo, vigilando sulle nuove connessioni. Direi persino che finché non sarà realizzato il nuovo collettore non dovrebbero essere costruite nuove case: basta vedere cosa è accaduto a Torri del Benaco.

Come presidente del Network per un Ambiente Sano, ha visto esempi europei da seguire?
Sì, a Gaziantep, in Turchia, una città di oltre tre milioni di abitanti ha vinto il Premio Europa per inclusione e sostenibilità. Hanno accolto mezzo milione di profughi siriani e 250 mila terremotati, integrandoli grazie a una gestione resiliente: rete idrica potenziata, energia da rifiuti, contrasto alla siccità. Chiedo al futuro Veneto di fare lo stesso: diventare resiliente economicamente, socialmente e ambientalmente, pensando alle nuove generazioni.

Un consiglio al prossimo presidente del Veneto per avvicinare il Lago di Garda a Venezia?
Il Lago di Garda è stato dimenticato per quindici anni. Chiedo al nuovo governatore di guardare anche a questo territorio, che è un motore economico e un paradiso naturale unico. Serve attenzione concreta, non solo slogan.

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