Archiviazione caso Moussa Diarra, si accende lo scontro politico
Redazione
La vicenda legata alla morte di Moussa Diarra e alla successiva richiesta di archiviazione nei confronti dell’agente di Polizia A.F. coinvolto nell’incidente ha suscitato un acceso dibattito politico.
Mentre la Procura della Repubblica di Verona ha concluso che l’agente ha «agito per legittima difesa», le reazioni politiche sono contrastanti. Esponenti di destra, come Paolo Borchia (Lega) e Flavio Tosi (Forza Italia), lodano la decisione di archiviazione come un atto di giustizia e di rispetto verso le forze dell’ordine, criticando i processi mediatici e le dichiarazioni di sinistra che, a loro avviso, hanno «strumentalizzato la tragedia».
Dall’altro lato, il Comitato Verità e Giustizia per Moussa Diarra chiede che venga fatta chiarezza su «aspetti ancora irrisolti dell’indagine», come la gestione delle telecamere e la risposta della centrale operativa.
Anche Ciro Maschio (Fratelli d’Italia) è intervenuto con una proposta di legge per fermare l’iscrizione automatica degli agenti nel registro degli indagati, per «evitare che questi affrontino processi lunghi e dannosi senza che vi siano giustificazioni evidenti».
Borchia (Lega): «Un atto di giustizia, ora fiducia nel GIP»
«La richiesta di archiviazione rappresenta un atto di giustizia e di buonsenso, seppure tardivo. Resta il dispiacere per una vita umana persa ma non possiamo cadere nel tranello del giustificazionismo a tutti i costi. Nessuno di quanti hanno puntato il dito sul poliziotto non avrebbe premuto il grilletto, sotto la minaccia di un coltello. Ora mi auguro il GIP scriva la parola fine a questa vicenda dolorosa». Così Paolo Borchia, segretario provinciale della Lega e capodelegazione del Carroccio al Parlamento europeo.

Tosi (Forza Italia): «L’indagine non sarebbe mai dovuta partire»
«In un Paese normale l’indagine non ci sarebbe dovuta nemmeno essere, perché era di tutta evidenza che il poliziotto aveva difeso se stesso e i suoi colleghi. Ma siamo comunque soddisfatti che, anche se tardivamente, sia stata stabilità la verità dei fatti. Piuttosto credo che oggi più che mai sarebbero opportune le scuse alla città, alla Polizia e in generale a tutte le Forze dell’Ordine del Sindaco Tommasi e le dimissioni dell’assessore Buffolo». A dirlo l’europarlamentare di Forza Italia Flavio Tosi.

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Boscaini (Forza Italia): «La sinistra chieda scusa e Tommasi tolga il monumento in stazione»
«Viene finalmente stabilità la verità dei fatti, che peraltro noi non abbiamo mai messo in discussione: il poliziotto ha dovuto difendere la sua vita e quella dei colleghi» afferma la deputata di Forza Italia Paola Boscaini, che invece condanna «una parte di sinistra che ha cavalcato una tragedia umana per soli scopi politici, additando vergognosamente le forze dell’ordine. Non solo la sinistra antagonista dei movimenti più radicali, ma anche qualche noto assessore della giunta Tommasi». Boscaini chiede infine «che sia tolto il monumento dedicato a Moussa in stazione, perché è stato ed è strumentalizzato politicamente. Quella morte è una tragedia, è dolorosa, ma Moussa non può essere considerato un eroe».

Maschio (Fratelli D’Italia): «Presentata una proposta di legge per dire stop all’iscrizione automatica nel registro degli indagati come “atto dovuto” per gli agenti».
Sulla vicenda interviene anche il Presidente della Commissione Giustizia, Ciro Maschio. «Non avevamo dubbi. Questa volta la richiesta di archiviazione è giunta in tempi abbastanza brevi, e in una fase iniziale del procedimento penale, ma spesso non accade e gli agenti devono sottoporsi al calvario giudiziario di un lungo processo prima di vedersi scagionati da ogni responsabilità. Proprio per superare situazioni del genere, Fratelli d’Italia ha presentato oggi alla Camera dei Deputati una proposta di legge per dire stop all’iscrizione automatica nel registro degli indagati come “atto dovuto” per gli agenti, quando sussistano cause di giustificazione».
«È una proposta di legge rivolta in teoria a tutti i cittadini ma pensata in particolare per tutelare le forze dell’ordine e che prevede “modifiche all’articolo 335 del Codice di procedura penale”. In particolare, il testo prevede che in tutti i casi in cui sia ravvisabile una causa di giustificazione relativa alla notizia criminis pervenuta al pubblico ministero, questi debba procedere, entro il termine perentorio di sette giorni, ad accertamenti preliminari al fine di valutare l’antigiuridicità o la legittimità della condotta e di evitare, se non strettamente necessaria, l’iscrizione nel registro degli indagati».

Padovani (FdI): «Chi indossa una divisa merita rispetto, non processi mediatici»
«La richiesta di archiviazione per il poliziotto coinvolto nel caso Diarra riporta al centro un principio fondamentale: chi indossa una divisa e interviene per tutelare la sicurezza pubblica merita rispetto, non processi mediatici. In quella situazione l’agente si è trovato a fronteggiare un pericolo concreto, e oggi viene restituita dignità alla sua professionalità e al suo operato. Ribadiamo pieno sostegno alle Forze dell’Ordine, che ogni giorno garantiscono la sicurezza dei cittadini, spesso a rischio della propria incolumità». Così Marco Padovani, deputato di Fratelli d’Italia – Commissione Difesa.

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Trevisi (PD): «Sicurezza e umanità non sono opposti. Vicinanza a chi soffre e rispetto per chi serve lo Stato»
Per il centrosinistra, è intervenuto Gianpaolo Trevisi, candidato PD al Consiglio regionale del Veneto. «Prima di tutto, desidero esprimere il mio più sincero cordoglio per la morte di Moussa Diarra. Ogni vita spezzata è un dolore per l’intera comunità, e ogni morte violenta deve interrogarci e spingerci a capire come evitare che simili tragedie si ripetano. Allo stesso tempo, rivolgo un pensiero di rispetto e vicinanza all’Agente coinvolto, che ha vissuto mesi difficili, sotto un peso enorme di responsabilità e giudizio. So, per esperienza diretta, quanto sia gravoso per un servitore dello Stato trovarsi in una situazione estrema, dove in pochi secondi si è chiamati a prendere decisioni che possono cambiare vite e destini.
Da poliziotto e da candidato del Partito Democratico, credo che la sicurezza non sia mai una contrapposizione tra forze dell’ordine e cittadini, ma un patto reciproco di fiducia. Chi indossa una divisa merita il sostegno dello Stato, formazione continua e strumenti adeguati per agire con equilibrio e consapevolezza. La sicurezza, per essere reale e duratura, deve nascere non solo dal controllo, ma dalla prevenzione, dall’ascolto e dall’inclusione. Dobbiamo affrontare il disagio e la solitudine che spesso degenerano in conflitti, promuovendo politiche sociali, educative e di integrazione che rafforzino il senso di comunità. Il Veneto ha bisogno di una politica della sicurezza che non sia gridata ma seria, giusta e umana. Una sicurezza che protegge chi vive nelle nostre città, che rispetta chi le serve con onestà e che non dimentica mai le persone dietro i fatti di cronaca».

La difesa: «Privilegiata l’opinione pubblica al posto della famiglia»
«Siamo sinceramente sconcertati dall’atteggiamento della Procura della Repubblica di Verona che, mentre richiede alla famiglia del povero Moussa Diarra, sparato a morte da un agente di Polizia, 8 euro per poterli mettere a conoscenza delle motivazioni che hanno fondato la richiesta di archiviazione, ritiene di poterle compendiare in un comunicato stampa da fornire ai giornalisti. Ancora una volta, la famiglia e gli affetti del morto, la dignità degli stessi e il necessario rispetto verso il loro bisogno di conoscere le cause e le condizioni della tragica morte di Moussa, oltreché i loro diritti di difesa, passano in secondo piano rispetto al l’esigenza di informare la stampa e la politica. Questa difesa ha correttamente rispettato l’ordine di secretazione degli atti imposto dal pm in fase di indagini, e anche per questo riteniamo fosse dovuto mettere prima a conoscenza le persone offese delle ragioni della procura, piuttosto che privilegiare l’opinione pubblica». Si esprimono così le avvocate e l’avvocato della famiglia Diarra, Paola Malavolta, Silvia Galeone e Francesca Campostrini e Fabio Anselmo.

Comitato Verità e Giustizia per Moussa Diarra: «Vogliamo giustizia, non pietismi»
«Un anno di silenzio, tutto secretato e poi in un giorno la Procura fa i miracoli e propone, in tutta evidenza, l’archiviazione per chi ha ucciso Moussa Diarra. Incredibilmente i difensori della famiglia non hanno ancora nulla in mano. E questa fretta comunicativa appare senza rispetto né per Moussa né per la verità e la giustizia. Da indiscrezioni parrebbe che la perizia balistica, in attesa della quale il corpo di Moussa è drammaticamente ancora in cella frigorifera, sia stata depositata solo in questi giorni, di cui i legali non hanno ancora potuto prendere visione. Se fosse vero, sarebbe l’ennesima anomalia che si aggiunge alle numerose altre, prima tra tutte il comunicato congiunto di Procura e Questura che lo stesso giorno dell’uccisione di Moussa, il 20 ottobre 2024, si affrettava ad assolvere, come oggi, l’anonimo (l’uso delle sole iniziali A.F. lo rendono ancora tale) assistente capo coordinatore della Polizia».
«Il comunicato della Procura si affretta ad annunciare che la “difesa” era “senza alcun dubbio proporzionata all’offesa”. E per giustificare tale affermazione si dilunga ad equiparare in modo assurdo “un coltello da cucina avente una lama seghettata della lunghezza pari a circa 11 cm” con una pistola. Perché il coltello “non è meno letale della pistola perché un’arma da fuoco richiede tempo di estrazione e mira.” Non rendendosi conto di aggravare così la situazione del poliziotto A.F., che parrebbe aver sparato a caso per ben tre volte, rischiando di compiere una strage oltre a uccidere Moussa.
«Nessun accenno alle responsabilità dell’intero sistema, ad esempio della centrale operativa, per la mancanza di intervento nelle due ore precedenti all’uccisione di Moussa. Purtroppo siamo certi che non emergeranno mai, visto che è la stessa polizia che ha indagato su se stessa. Nessuna spiegazione sulla lungaggine investigativa, che sarebbe dovuta ai familiari prima ancora che all’opinione pubblica. E quelle famose telecamere accese/spente? Difficile dire altro, a parte lo sconcerto davanti ad un comunicato come quello della Procura. Vogliamo giustizia, non pietismi. La Procura con questo suo modus operandi invece pare non garantire né rispetto né terzietà».

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