Alberto Benetti: «In Veneto bisogna passare dall’io al noi»
Redazione
Speciale Elezioni regionali 2025
A poche settimane dal voto del 23-24 novembre, lo “Speciale Elezioni regionali 2025” accende i riflettori sui protagonisti e sui temi caldi della campagna. Negli studi di Verona Network Alberto Benetti, volto storico dell’amministrazione veronese, dalle circoscrizioni alla Giunta nelle epoche Sironi e Tosi, indica la necessità di una fase più collegiale nella governance del Veneto: «passare dall’io al noi».
Benetti si presenta nel campo del centrodestra, nella lista di “Noi Moderati – Civici per Stefani“.
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Guarda l’intervista ad Alberto Benetti
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Una sintesi dell’intervista
Ci racconta la sua storia politica?
La mia storia è cominciata in giovane età nelle circoscrizioni: prima consigliere, poi presidente. In seguito sono entrato in Consiglio comunale e sono stato assessore con il sindaco Sironi, nel mandato “Sironi 2”. Con la giunta Zanotto ero in opposizione. Sono poi stato ancora assessore nei mandati “Tosi 1” e “Tosi 2”.
Oggi valuta la corsa alle Regionali: da dove nasce questa disponibilità e in quale campo?
Se mi candido, mi candido nel centrodestra. Mi è stata chiesta la disponibilità nella lista dei Moderati civici per Stefani. Se deciderò di rompere gli indugi, mi impegnerò nella campagna all’interno di quella lista.
Dopo quindici anni di presidenza Zaia: qual è il suo bilancio?
Ogni mandato ha avuto la sua peculiarità. Zaia ha proseguito una politica avviata in precedenza e gli elettori l’hanno premiato. Oggi però sento la necessità di passare dall’io al noi: serve più collegialità, dopo una stagione caratterizzata da un certo verticismo.
Che impressione le ha fatto Alberto Stefani, candidato del centrodestra?
L’ho incontrato due volte. Deve vincere la sfida con l’elettorato rispetto alle titubanze sulla giovane età, ma l’ho visto con forte propensione amministrativa e politica: competente, pacato e determinato. Parla poco, ma quando si esprime lo fa a ragion veduta. Io sono severo nelle valutazioni e non risparmio critiche: in quelle due ore l’impressione è stata positiva.
Sanità e sociale: quali sono le priorità?
Anzitutto separare la delega alla sanità da quella al sociale: sembra un tema organizzativo, ma è fondamentale per tutelare chi ha bisogno di cure. La sanità è un diritto fondamentale e non si fanno risparmi sulla cura, però nemmeno sprechi. Nel sociale vanno affrontati inverno demografico, calo delle nascite, stili di vita impropri, contrazione della forza lavoro e pressione sul welfare. Le direttrici sono due: prendersi cura della persona che cresce, quindi dell’infanzia, e della persona che si prepara a lasciare la vita, invecchiando al meglio.
Accesso alla casa a Verona: i prezzi salgono e i giovani faticano. La Regione può incidere o servono norme nazionali?
Può incidere eccome, innanzitutto gestendo al meglio il proprio patrimonio immobiliare. Se poi c’è una normativa regionale che favorisce questo ambito, tutti gli strumenti utili vanno legiferati e approvati.
Un altro candidato ha detto che bisogna passare da ‘prima i veneti’ a ‘Veneto primo’: una Regione deve essere propositiva anche fuori dai suoi confini?
Il Veneto deve essere una realtà trainante della nazione, per collocazione, bellezze, forza lavoro e creatività. Oltre alla centralità nazionale, serve quella europea e internazionale. Ma c’è un’esigenza: porre Verona davvero al centro del Veneto. Le potenzialità sono state per qualche motivo limitate. L’ultimo presidente veneto veronese, Tomelleri, è di cinquant’anni fa: Verona doveva e deve rivendicare di più, con un po’ di orgoglio in più e meno divisioni stile “Montecchi e Capuleti”. Dopodiché dobbiamo chiederci se ci sono le persone adeguate.
Quindi ha anticipato la domanda ricorrente di questo format: Verona “dimenticata” in Regione è solo luogo comune?
No.
Il competitor: Giovanni Manildo. Può mettere in difficoltà il centrodestra?
Non giudico la persona perché non la conosco. Metto in dubbio però che le politiche dell’area che lo sostiene possano essere utili al territorio. I veneti non cercano il «bonus»: sono gente che si arrangia, con inventiva e capacità. Date loro gli strumenti e lasciateli lavorare senza lacci e lacciuoli. Un obiettivo deve essere tagliare le procedure burocratiche che tarpano le ali, anche ai giovani… Poi non stupiamoci se valicano le Alpi.
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Tutte le interviste, in ordine di pubblicazione:
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