Abdrazakov escluso dal Filarmonico, la politica si divide
Redazione
L’annuncio ufficiale della Fondazione Arena di Verona di non confermare Ildar Abdrazakov nel cast di “Don Giovanni”, in programma al Teatro Filarmonico dal 18 al 25 gennaio 2026, ha scatenato immediate reazioni nel mondo politico veneto.
Il celebre cantante russo, accusato da tempo di vicinanza al governo Putin, era stato al centro delle critiche dell’associazione Liberi Oltre le Illusioni, che aveva chiesto alla Fondazione di «agire con responsabilità e bandire Abdrazakov dal proprio palcoscenico».
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Le reazioni: accuse di russofobia e difesa dei valori democratici
Tra i primi a commentare, il consigliere regionale Stefano Valdegamberi, che ha definito la decisione «un segnale preoccupante».
«La pace non si promuove seminando odio verso gli artisti e gli sportivi – ha infatti dichiarato -. Le campagne russofobiche del cosiddetto occidente democratico hanno scatenato l’ennesima polemica per impedire l’esibizione del famoso baritono russo. Mi dispiace che la Fondazione Arena abbia ceduto subito alle pressioni. Non è così che si promuove la pace tra i popoli, anzi, si alimenta l’odio contro il popolo russo che ha sempre manifestato amicizia verso Verona, anche in ambito culturale».
Sulla stessa linea Marco Rizzo, candidato alla Presidenza del Veneto per Democrazia Sovrana e Popolare (DSP), che parla apertamente di «censura anticostituzionale».
«Ildar Abdrazakov viene nuovamente cancellato dai cartelloni programmati da tempo – ha detto Rizzo -. Dopo Napoli, è la volta di Verona, dove lo spettacolo viene cancellato soltanto per la provenienza di un artista. Ancora una volta l’Italia mostra il volto di una propaganda anti-russa che invade anche la cultura». Il leader di DSP ha poi attaccato il ministro Giuli e i candidati regionali, chiedendo «se non abbiano nulla da dire su una discriminazione nel cuore della Regione che si apprestano a voler governare».
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Di segno opposto la posizione di Anna Lisa Nalin, capolista alle regionali per la lista di centrosinistra Uniti per Manildo. «Meglio tardi che mai – ha commentato -. Abdrazakov non è solo un artista: è parte integrante dell’apparato propagandistico russo. Consentendogli di esibirsi, Verona avrebbe finito per dar voce a un regime illiberale contro il quale l’Europa e l’Occidente lottano da anni».
Nalin respinge le accuse di censura: «A chi dice che la politica dovrebbe restare fuori dalla cultura, rispondo che proprio invitare personaggi come Abdrazakov è il modo per rendere la cultura strumento della peggior propaganda. Lo spettacolo si farà, semplicemente con un altro artista».
La candidata ha poi ribadito il suo impegno al fianco della comunità ucraina: «Continuerò a scendere in piazza per dire che a Verona nessun sostenitore di Putin deve sentirsi ben accetto».
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