25 aprile, Borchia e Bertaia criticano la manifestazione di Verona
di Alessandro Bonfante
Il segretario della Lega di Verona Paolo Borchia è tornato a criticare la manifestazione per la Festa della Liberazione in città, dopo le premesse nei giorni scorsi, quando aveva dichiarato che «Il 25 aprile dovrebbe unire il Paese nel nome della libertà e della democrazia, ma a Verona, ancora una volta, si trasforma in una manifestazione targata sinistra».
Nella serata del giorno festivo, ha scritto su Facebook, replicando al segretario di Sinistra Italiana Luca Perini: «Io la penso diversamente sul 25 Aprile e non sono fascista. Dovremmo dircelo chiaramente di come la festa della liberazione, soprattutto a Verona, è diventata una passerella politica della sinistra e anche dei suoi estremi».
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Una posizione simile a quella della consigliera comunale di Verona Anna Bertaia (lista Tosi): «Il 25 aprile dovrebbe essere una giornata di memoria condivisa, di rispetto per chi ha lottato per la libertà e di riflessione sul valore dell’unità nazionale».
Bertaia riporta la foto di una bandiera della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia (1945-1992) al corteo, diffusa nella mattina del 25 aprile già dal “Mastino“, la sezione veronese di Casapound, che accusava a sua volta la «Gente che non si fa problemi ad esporre nelle ricorrenze pubbliche e istituzionali la bandiera della Jugoslavia di Tito, la bandiera degli infoibatori e massacratori di tanti nostri connazionali colpevoli solo di essere italiani».
Scrive Bertaia in una nota diffusa nella serata del 25 aprile: «Purtroppo, a Verona, abbiamo assistito all’ennesima strumentalizzazione di questa ricorrenza: bandiere comuniste, vessilli dell’ex Jugoslavia titina, simboli che evocano regimi totalitari responsabili di crimini, persecuzioni, esodi e tragedie che hanno ferito profondamente il nostro popolo».
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«Sventolare la bandiera della Jugoslavia socialista durante una manifestazione del 25 aprile è un insulto alla memoria di migliaia di italiani infoibati, esiliati o costretti ad abbandonare le proprie terre. È una ferita aperta che nessuna retorica potrà mai cancellare» continua Bertaia. «Chi ha a cuore davvero la libertà e la democrazia non può accettare che il 25 aprile si trasformi ogni anno in una parata ideologica di una sola parte politica. La Liberazione appartiene a tutti gli italiani, non ai nostalgici di una stagione che ha portato solo odio e divisione».
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