Quel viaggio verso Lourdes che è difficile da dimenticare

Secondo l’Unitalsi scaligera è l’antidoto contro l’indifferenza che può esser di beneficio alle giovani generazioni. A raccontarlo è chi è partito e chi attende, il 2 aprile, di ripartire per il pellegrinaggio diocesano nel 160° anniversario dall’apparizione della Vergine Maria a santa Bernadette.

«IL VERO PELLEGRINAGGIO A LOURDES inizia con la partenza del treno: conosci persone nuove, ti confidi con loro, nascono amicizie. Scopri dentro di te la gioia, il sorriso che dà coraggio agli altri». C’è un comune denominatore nel viaggio che ogni anno l’Unitalsi organizza nella cittadina francese ai piedi dei Pirenei: è l’emozione che germoglia alla partenza, cresce cullata dallo sferragliare del convoglio sulle rotaie, s’intensifica avvicinandosi ai luoghi in cui nel 1858 la Vergine Maria apparve alla giovane Bernadette. «L’aria di Lourdes è un respiro d’amore», prosegue Marco nel racconto. La sua testimonianza di pellegrino compone una delle pagine del grande libro dell’Unione nazionale italiana trasporto ammalati a Lourdes e santuari internazionali, realtà con sezioni e sottosezioni in tutta Italia.

Fu fondata nel 1903 quando il ventenne Giovan Battista Tomassi, partito da Roma nella convinzione di togliersi la vita davanti alla grotta se non fosse guarito dalla grave artrite deformante che lo costringeva in carrozzella, rimase colpito dalla presenza dei volontari e dall’amorevole impegno nel donare conforto, serenità e speranza ai sofferenti. «Per quanto riguarda Verona, siamo al 61° pellegrinaggio diocesano. Partiremo il 2 aprile, il lunedì di Pasqua, com’è tradizione per permettere a chi frequenta il secondo anno di Teologia al seminario di venire con noi e il vescovo, mons. Giuseppe Zenti», esordisce il presidente dell’Unitalsi scaligera, Raffaello Ferrari. Descrive la doppia anima dell’associazione, un impegno fatto di volontariato e servizio, che si declina non soltanto nell’essere pellegrini a Lourdes, ma nel raggiungere i malati a casa per portar loro l’eucarestia e nel ritrovarsi per la catechesi.

NEL 2017 PARTIRONO IN 960 a bordo di due aerei e in treno con carrozza attrezzata per il trasporto delle persone allettate; quest’anno ci sarà anche un pullman. L’itinerario su rotaie dura venti ore, spiega, «ma il pellegrinaggio inizia già quando ci diamo appuntamento in stazione a Porta Nuova e prosegue nella condivisione dei pranzi, nella preghiera, nella convivenza tra persone che spesso si incontrano per la prima volta e vivono una situazione unica». Vari sono i momenti che accompagnano la permanenza: dalla messa di apertura nella chiesa di Santa Bernadette alla celebrazione eucaristica internazionale che riunisce tutti i pellegrini presenti a Lourdes, dai momenti di riflessione alla celebrazione con l’unzione dei sofferenti.

L’aria di Lourdes è un respiro d’amore

«Quest’ultimo è un momento commovente che i malati attendono per l’intero anno: lo vivono come vacanza ed evasione dalla quotidianità, tanto che nessuno vorrebbe mai tornare a casa», confessa Ferrari, la cui storia conta la presenza a quindici pellegrinaggi alla rupe di Massabielle. È inevitabile. La trepidazione tocca uno a uno i partecipanti: da chi soffre ai pellegrini, dal personale in servizio nella veste di barellieri e sorelle volontari ai sanitari. Viaggiando, fa notare, «sono nate vocazioni sacerdotali e religiose, unioni familiari, idee di creare case famiglia. Nonostante l’impegno economico e di tempo richiesto, tanti ancora si rendono disponibili a partire». La cosa più bella, dice, sono le relazioni che germogliano e accompagnano ciascuno nel quotidiano, in famiglia, al lavoro. «Il vero beneficio si ha quando ci si riempie del bene altrui, quando si comprende dove è la presenza di Dio nel dolore». È un antidoto contro l’indifferenza, perciò l’Unitalsi agevola le quote di partecipazione per i giovani.

Le iscrizioni sono aperte: informazioni al numero 045.8033676 o presso la sede in via Bacilieri 1/a dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 12.30.

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