«Migliorerò, ma non vi dico quanto. Sono scaramantico »

Il campione veronese è a solo due centesimi dal record italiano stabilito da Loris Facci nel 2009. Il tempo di 2.08.52 ottenuto in semifinale nei 200 rana ai Campionati europei di Glasgow ad agosto, conclusi al terzo posto assoluto, fa ben sperare. Pizzini intanto si allena senza sosta per affrontare al meglio i prossimi impegni internazionali, con uno sguardo sempre rivolto a Tokyo 2020, sede dei prossimi Giochi olimpici. Siamo andati a trovarlo al Centro federale “Alberto Castagnetti” di via Galliano.

Lo incontriamo alle 11.20 di un giovedì mattina di fine settembre. Al Centro federale, intitolato al compianto tecnico Alberto Castagnetti, Luca Pizzini si allena tutti i giorni assieme ai suoi compagni e alle sue compagne, prima in piscina e poi in palestra. Gli allenamenti mattutini, fin che il tempo lo permetterà, si svolgono nella vasca esterna. C’è il sole, ma una leggera brezza da nord rende più che pungente la temperatura. Ci accoglie poco dopo essersi appena asciugato e rivestito. Ci chiede se deve rispogliarsi per scendere in vasca per gli scatti fotografici. Gli rispondiamo che sarebbe meglio. In pochi secondi, senza esitare, è già in acqua con quel suo stile rana cadenzato, a tratti elegante, che gli sta dando grandi risultati.

Alla soglia dei 30 anni, nato e cresciuto nel quartiere di Santa Lucia a Verona, Luca Pizzini si sta togliendo soddisfazioni enormi. Oltre al Bronzo europeo ottenuto ad agosto a Glasgow (bissato il terzo posto di Londra 2016), sono arrivati l’Oro agli Internazionali Settecolli di Roma a luglio e, ancor prima, a giugno, l’Oro ai Giochi del Mediterraneo di Terragona. Un’estate ai massimi livelli per il carabiniere, atleta della Bentegodi, che non nasconde la soddisfazione per questo straordinario momento atletico e professionale.

Luca, possiamo parlare di momento felice, sotto ogni punto di vista?

Quella appena trascorsa è stata una stagione ricca di grandi risultati. A livello di tempi mi sono migliorato. Due anni fa ho ottenuto il Bronzo europeo a Londra, nel 2017 ho sfiorato una finale mondiale per 15 centesimi, quest’anno cercavo delle conferme che sono arrivate. Dai Campionati italiani di Riccione di fine dicembre ai Giochi del Mediterraneo, passando dai Settecolli fino al podio europeo con il tempo di 2.08.52 ottenuto in semifinale con cui ho sfiorato il record italiano. In finale poi ho nuotato con solo due centesimi in più. Posso ritenermi soddisfatto.

Chi detiene il record italiano? Ti brucia non esserci riuscito per così poco?

Lo detiene Loris Facci, ora ex nuotatore. Quando ho alzato lo sguardo al tabellone a fine gara, vedere quei due centesimi di troppo mi rodeva. Ma forse è meglio così, è uno stimolo in più per far meglio.

Senti di avere margini di miglioramento ancora? Ti sei posto un obiettivo numerico?

A Glasgow pensavo di poter migliorare il tempo della semifinale, anche se poi non ci sono riuscito. Obiettivo numerico sì, ma me lo tengo per me! (ride, ndr)

Sei scaramantico?

Un po’ sì. Anche in vasca, prima di ogni gara, ho dei riti particolari.

 

Quali?

Non li posso rivelare, altrimenti perderebbero di significato. Sono scaramantico pure in questo.

Al di là delle scaramanzie, quanti sacrifici ci sono dietro a queste prestazioni sportive?

Non c’è nulla di scontato. C’è una preparazione fisica e mentale lunga e meticolosa per raggiungere la continuità. Poi si arriva al giorno delle gare: ci può essere il giorno più o meno fortunato. Ci si gioca un’intera stagione in due minuti. Bisogna arrivare concentrati.

Sappiamo che studi gli avversari riguardando le immagini delle gare, è vero?

Sì, me lo aveva insegnato il mio vecchio allenatore. È un ottimo modo per non trovarti in difficoltà durante la gara, interpretando e anticipando a volte la strategia degli atleti che sono con me in vasca.

Quando hai iniziato a nuotare?

All’età di due anni. Mio padre e mia madre, Lorenzo e Marina, mi hanno praticamente buttato in piscina. Mi sorella maggiore, Giorgia, è stata un’ottima nuotatrice, ha partecipato ai Campionati italiani nello stile delfino (o farfalla, ndr), e per lungo tempo mi è stata di aiuto allenandomi in vasca. Ora non nuota più, fa tutt’altro.

Sei nato nel 1989, hai un’età matura per questo sport…

Leggermente più che matura. Attorno ai 25 anni ci si considera maturi nel nuoto. Poi ci sono i fenomeni come Federica Pellegrini che a 16 sono già alle Olimpiadi a conquistare il podio.

Ti alleni con lei, ti dà dei consigli?

Sì, molto spesso ci alleniamo insieme. Capita che dia dei consigli. Solitamente l’impostazione tra uomini e donne, negli allenamenti, è leggermente differente. Non nel caso di Federica che è un fenomeno assoluto e si allena quanto un uomo.

Quali sono i prossimi impegni?

A novembre ci saranno un paio di gare a Genova e a Livorno. Poi i Campionati italiani e i Mondiali in vasca corta, 25 metri, dove solitamente non riesco ad esprimere il meglio di me. Cercherò di fare bene.

Che obiettivi hai per il breve medio periodo?

Non guardo i piazzamenti, guardo il tempo. Partendo proprio dalla vasca corta, vorrei migliorarmi. Se ci riesco, vorrà dire che potrò pensare di fare qualcosa di buono.

Hai mai avuto momenti difficili?

Certamente. Nella vita di ogni atleta ci sono periodi più duri. Io ho avuto due o tre anni bui in cui, nonostante gli allenamenti e gli sforzi, non arrivavano i risultati. Poi ho cambiato allenatore e con Matteo Giunta ho ritrovato fiducia in me stesso e nelle mie capacità.

Chi ti sostiene oggi?

Tante persone, prima fra tutte la mia ragazza, Sandra. Mi sostiene in tutto quello che faccio. Quando riesce viene a vedermi, ma purtroppo non riesce in tutte le gare perché sono molto numerose e molto distanti l’una dall’altra.

Dove vi siete conosciuti?

In un ristorante. Tramite vie traverse mi ero fatto dire chi era. C’è stato un incontro a due, lei è madrelingua tedesca, e oggi siamo ancora qua. Siamo insieme da due anni e mezzo.

Come te la cavi col tedesco?

Una schiappa! Dovrei studiare. Meglio l’inglese.

Quando scendi in vasca negli appuntamenti internazionali con la cuffia tricolore che emozioni provi?

Per me è un onore. Sono molto patriottico. Quando sono in gara è una vera e propria battaglia tra me e gli avversari. Se riesco a batterli vuol dire che porto sempre più in alto i colori della mia bandiera e ne sono fiero.

Pochi giorni fa sei stati premiato a Palazzo Barbieri assieme ai tuoi compagni per i risultati sportivi ottenuti. Da veronese è una doppia soddisfazione?

Direi proprio di sì. Entrare in Sala Arazzi, ritrovare le autorità scaligere ed essere premiato da sindaco e assessore allo sport mi ha fatto molto piacere.

Che rapporto hai con la tua città?

Splendido. Sono nato e cresciuto qui, la conosco in tutte le sue sfaccettature. Tuttora vivo a Verona, in zona Università, con la mia fidanzata.

Luca Pizzini fuori dalla vasca?

Amo i motori, e nello specifico le moto. Ne ho due, anche se una è mezza smontata.

Segui il Motomondiale? Sei tifoso di Valentino?

Seguo il Motomondiale e in generale tifo per tutti i piloti. Per me sono tutti fenomeni. Certo, c’è quello più simpatico e quello meno, però sono tutti atleti che danno il massimo. Questo è quello che conta.

Hai provato altri sport?

Il calcio da bambino, ma ho visto subito che non era la mia strada.

C’è un giovane talento nello stile rana che sta crescendo bene e potrebbe seguire le tue orme?

Nel mio stile c’è Niccolò Martinenghi, 19 anni. Ha fatto buone cose ai Mondiali di Budapest poi ha avuto un infortunio che ne ha condizionato la stagione. Sentiremo parlare di lui.

All’Olimpiade di Tokyo ci pensi?

Certamente. È il vero obiettivo. La qualificazione passa da vari step: l’anno scorso gli Europei, quest’anno saranno i Mondiali e poi l’Olimpiade diretta con il tempo di qualificazione da realizzare entro aprile 2020. C’è un tempo minimo imposto dalla Federazione internazionale e uno interno, dato dalla Federazione italiana, per qualificare e selezionare i propri atleti.

Ce la farai?

Ce la metterò tutta.

E allora, fuori i muscoli “Piz”!

 

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