Giacomo Slemer e quel gesto d’amore senza se e senza ma

Giacomo_Slemer

Il giovane veronese, 24 anni, perse la vita il 15 agosto 2012, a Torbole, nel tentativo riuscito di salvare la propria fidanzata dalle correnti del fiume Sarca, affluente del Lago di Garda. Il 18 dicembre scorso, nel Palazzo del Governo di Trento, la consegna ai genitori della Medaglia d’oro al valore civile, alla memoria.

Di Matteo Scolari

Ha compiuto un gesto da eroe nel momento in cui bisognava dimostrare di esserlo. Senza se e senza ma. Giacomo Slemer è nella storia della Repubblica italiana e nel cuore di tante persone che l’hanno conosciuto quand’era in vita e che avranno modo di ricordarlo, in futuro, anche grazie a questa alta onorificenza.

La Medaglia d’oro al valore civile, alla memoria, conferita con decreto del Capo dello Stato Sergio Mattarella il 5 giugno 2017, su proposta del Ministro dell’Interno, è stata consegnata nelle mani dei genitori del ragazzo veronese, lunedì 18 dicembre, dal commissario di Trento Antonio Gioffrè e dalla giudice della Corte costituzionale Daria de Pretis, nel corso di una solenne cerimonia che si è svolta nella sala di rappresentanza del Palazzo del Governo di Trento, davanti a numerose autorità civili, istituzionali e militari.

Una cerimonia, alla quale ha presenziato anche il presidente della provincia autonoma di Trento Ugo Rossi, in cui sono state consegnate otto onorificenze di cavaliere e una di ufficiale al merito della Repubblica e, come atto conclusivo, è stata data lettura delle motivazioni con le quali lo scorso giugno il Presidente Mattarella ha conferito la medaglia alla memoria di Slemer:

«Con pronta determinazione e generoso slancio interveniva in soccorso della propria fidanzata che, scivolata nelle acque di un torrente, veniva trascinata al largo dalla corrente. Con molta difficoltà, nonostante un persistente dolore alla spalla e la presenza di forti vortici, la raggiungeva per ben due volte, senza riuscire ad afferrarla, perdendo tragicamente la vita per l’enorme sforzo profuso. Splendido esempio di straordinario coraggio e umana solidarietà, spinti fino all’estremo sacrificio. 15 agosto 2012 — Nago – Torbole (TN)».

Daniela Fedrigoli, madre di Giacomo Slemer riceve l’onorificenza dalle mani della giudice de Pretis e del prefetto Gioffrè.

LA TRAGEDIA. Un caldo mercoledì di ferragosto. Le sponde trentine e veronesi del Benaco affollate di persone. Pontili, scogli, sottili lembi di ciottoli formati da materiali di riporto utilizzati come spiagge. È attorno a uno di questi, formatosi nel tempo sulla foce del Sarca, che alle 18 circa si intensificano le correnti fredde del torrente che scendono da Pinzolo dopo aver attraversato un sistema di oltre 40 km di gallerie e condotte forzate per produrre energia da fonte idroelettrica. Giacomo è lì con Michela, la fidanzata. Pochi minuti, il lago s’increspa, il panico si diffonde tra i bagnanti colti di sorpresa, la fuga è generale. Michela rimane immobile, è in difficoltà a poche decine di metri dal bagnasciuga. Giacomo torna indietro, tenta di raggiungerla per due volte. Al secondo tentativo ci riesce, la spinge oltre la corrente che la sta trascinando verso ovest, dove la profondità del lago è maggiore. Pochi secondi, l’ultimo sguardo. Lui sparisce.

Sul posto, mezz’ora più tardi, i vigili del fuoco, la protezione civile, l’elicottero del Suem 118, i carabinieri con l’unità nautica e la squadra sommozzatori di Trento con il robot subacqueo Rov, “Remote operate vehicle”. Il corpo di Giacomo Slemer verrà ritrovato e recuperato due giorni dopo, in una grotta a 25 metri di profondità, ai piedi di un costone di roccia che si erge a picco sullo specchio d’acqua a qualche centinaio di metri a nord da quell’ultimo sguardo. Da quell’ultimo gesto d’amore.

I genitori, Roberto Slemer e Daniela Fedrigoli