Giacomo Marino, l’homo novus della finanza

Giacomo Marino, direttore di Fondazione Cariverona

Intervista esclusiva al Direttore Generale di Fondazione Cariverona.

È l’homo novus della finanza scaligera. 38 anni compiuti da poco, veronese, un’esperienza decennale all’estero nell’ambito dell’investment banking, Giacomo Marino vanta un curriculum di primo piano nell’ambito finanziario. È lui a gestire un patrimonio di due miliardi di Euro e a dettare l’agenda della storica Fondazione presieduta oggi, dopo i 22 anni di Paolo Biasi, da Alessandro Mazzucco.

Direttore, lei rappresenta un volto nuovo per la finanza scaligera. Con quale spirito ha accettato il ruolo di direttore generale un anno fa, ereditando, tra l’altro, una gestione precedente che durava da oltre vent’anni?

Da un lato vi è una motivazione professionale forte: negli ultimi dieci anni ho lavorato nel settore dell’investment banking, occupandomi di analisi, strategia e consulenza bancaria. Tuttavia ho sempre coltivato il desidero di poter passare, un giorno, dall’altra parte del muro. Ovvero di trovarmi in una struttura in cui potevo essere io a scegliere e a intervenire in prima persona, piuttosto che dare consigli ad altri su come gestire un’azienda. Devo dire che con molta umiltà, seppure con una buona esperienza sulle spalle, ho sempre puntato in alto, ponendomi degli obiettivi ambiziosi, ma senza mai montarmi la testa.

Perché Cariverona?

Era un’occasione che non potevo mancare. Mi è stata data l’opportunità di cui parlavo pocanzi: quella di avere un ruolo decisionale, a supporto ovviamente del Consiglio e del Presidente Mazzucco, all’interno di una storica e prestigiosa realtà che nel panorama finanziario nazionale si posiziona davvero in alto. Verona, tra l’altro, insieme a Torino e poche altre fondazioni in Italia, ha ancora la gestione diretta del patrimonio. Ho accettato con consapevolezza e con il desiderio di poter aggiungere al mio percorso professionale, nuove capacità istituzionali e manageriali. Poi Verona è la mia città, ha giocato un po’ anche il cuore.

L’ambiente finanziario, talvolta, sembra essere diffidente nei confronti dei giovani. Lei, a 38 anni, vanta già solide esperienze internazionali in tema bancario e assicurativo. Sente questa pressione attorno a sé?

Sono convinto che sia la competenza a dare un segno distintivo di ciò che si è. Io non ho mai avuto problemi né di parlare quando ero preparato, né di stare zitto quando non avevo le competenze per farlo. Credo che a volte si faccia anche più bella figura a stare zitti quando non si sanno le cose, magari con la voglia di ascoltare e imparare, piuttosto di intervenire a caso. Saper unire l’educazione alla competenza di gestire certe situazioni va oltre l’età.

Lei ha vissuto e lavorato all’estero, in particolare a Londra. È tornato in Italia. Cosa direbbe ai tanti giovani che vogliono percorrere la strada inversa, andare via dall’Italia per cercare fortuna? Perché dovrebbero continuare a credere di costruire qui, nel nostro Paese, a Verona, il loro futuro?

Io consiglierei a tutti, qualora ci fosse la possibilità, di fare un’esperienza all’estero. Anche alla luce degli scenari che andranno a configurarsi da qui ai prossimi cinque, dieci anni. Si impara molto. È auspicabile poi che ci sia un ritorno in Italia per rimettere a disposizione del nostro Paese le competenze acquisite oltreconfine. Se poi l’Italia stessa riuscirà a fare come ha fatto l’Inghilterra, che ha investito moltissimo nelle università, nei centri di ricerca, in certi ambiti che vedono protagonisti soprattutto i giovani, allora ritorneranno anche per noi i presupposti per essere appetibili agli occhi di potenziali investitori.

Cosa manca al nostro Paese per essere allineato a nazioni come l’Inghilterra?

Manca un ordine che in altri Paesi c’è. Un esempio banale: a Londra, quando facevo la dichiarazione dei redditi, in 15 giorni mi veniva dato il responso. Più di una volta mi è arrivato il rimborso sul conto corrente per delle differenze riscontrate, ancor prima che mi venisse notificato il tutto via posta. Questo è “appealing” (attraente, ndr). Vi è un ordine, una certezza delle cose: elementi significativi che tracciano il solco tra chi sta davanti e chi leggermente più indietro.

Ai suoi figli consiglierà di fare come ha fatto lei?

Ai miei tre figli, che ora sono piccoli, consiglierò di andare all’estero per vedere, per conoscere e per confrontarsi con altre realtà ed altre persone, per poi tornare qua, o in un altro posto, e dar vita al loro sogno di vita, professionale e umano.

Come sogna la Verona di domani?

Tecnologica, all’avanguardia. Assieme ai nostri collaboratori di Fondazione Cariverona stiamo andando a visitare spazi di coworking, a conoscere start up, a incontrare giovani con idee di futuro.  Siamo di fronte a un passaggio importante. Sappiamo tutti che è un momento difficile, specie per le nostre aziende, ma tanti potenziali investitori vedono ancora ricchezza e valore aggiunto nelle imprese italiane. La sfida che dovremmo porci è quella di rilanciare, anche attraverso l’innovazione, un tessuto economico vivace, che sia attivo e che risponda velocemente alle esigenze di cambiamento che ci sono sul territorio. E il tessuto economico della nostra area, seppur segnato dalla crisi, risponde.

Una sua speranza per il futuro del territorio veronese e non solo?

Quello che spererei è che le prossime generazioni capiscano l’importanza di ricercare un’imprenditorialità che non si esaurisce in un’idea, in una moda. Bensì un fare impresa condiviso e di ampio respiro che sia in grado di sostenere un progetto articolato con una prospettiva di medio e lungo periodo e che, possibilmente, abbia ricadute positive sul territorio. Mi auguro che si capisca, e si raccolga, anche qui nella nostra città, a Verona.

 

CHI È GIACOMO MARINO. Nato a Verona il 3 febbraio 1979, è Direttore Generale di Fondazione Cariverona dal 4 marzo 2016. Maturità classica al Maffei nel 1997 e laurea nel 2003 alla Bocconi di Milano con una tesi sulla fusione tra Banca Popolare di Verona e Popolare di Novara. Ha iniziato la sua attività professionale nel settore della revisione contabile e consulenza aziendale presso KPMG, proseguendola presso Ernst & Young. Dal 2006 al 2010 ha lavorato a Londra presso Merrill Lynch, dove ha maturato importanti esperienze nel campo dell’advisory ad istituzioni finanziarie. L’impegno – sempre a Londra – è continuato dal 2010 presso il gruppo UBS. Nel corso della sua esperienza lavorativa nell’investment banking, ha concluso importanti operazioni societarie con ruoli primari che hanno interessato i maggiori gruppi bancari e assicurativi italiani ed europei.

 

IL BILANCIO 2016 DI FONDAZIONE CARIVERONA. Il 28 aprile scorso, il Presidente Alessandro Mazzucco e il Direttore Giacomo Marino hanno presentato alla stampa il Bilancio 2016. Scende del 9% il patrimonio netto della Fondazione che si attesta ora sui due miliardi di Euro. A pesare sui proventi, la prolungata instabilità dei mercati finanziari e, in particolare, la crisi che ha colpito Unicredit, di cui Fondazione è socia ora all’1,8%, dopo aver partecipato anche all’ultimo aumento di capitale di febbraio con 211 milioni di Euro. Nel 2016 sono stati sostenuti 749 progetti, deliberando risorse per complessivi 69,8 milioni di euro. Confermati poi gli impegni per le erogazioni per il Triennio 2017-2019, di 120 milioni di cui 43,3 milioni per l’anno i corso. L’avanzo dell’esercizio è stato di 9 milioni, determinato da alcune poste straordinarie quali svalutazioni relative ad alcune immobilizzazioni ed al portafoglio azionario.

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