Il designer che disegna parabole (con il frisbee)

Medaglia d’argento del mondiale under 24 al collo, Michele Farina è stato il primo giocatore veronese a giocare in serie A. Per lui, appena 23enne, lo sport è una condizione indispensabile per mantenersi sano, nella vita e nel corso di studi appena concluso nel campo del design.

C’era uno slogan pubblicitario, una ventina di anni fa, che recitava più o meno così: «La potenza è nulla senza controllo». Ecco, vedere in campo il personaggio in questione è questo: un atletismo eccezionale fatto di scatti, sterzate e cambi di direzione. Per non parlare di quando spicca il volo, cercando di stare in cielo una frazione di secondo in più dell’avversario. Il tutto a servizio del gioco di squadra, composto da schemi in cui la pulizia nell’esecuzione può determinare lo scarto tra obiettivo centrato o

Michele Farina

mancato. Lui si chiama Michele Farina, è un 23enne originario di Povegliano Veronese ed è un giocatore di ultimate, sport principe delle discipline con il frisbee. Non un giocatore qualunque, visto che milita in serie A e nello scorso gennaio è tornato dall’Australia con una medaglia d’argento al collo, conquistata con la Nazionale Under 24, finale mondiale persa solo all’ultima meta contro gli Usa. «Sin dai tempi delle medie – dice Farina, le cui parole ogni tanto tradiscono la giovane età – ho fatto mio il detto mens sana in corpore sano. Da sempre mi sento “super full of energy” e, piuttosto di saltare il momento quotidiano dedicato all’attività fisica, rinuncio a guardare I Simpson dopo pranzo e mi metto subito al lavoro o sui libri». Una vita sportiva che si sposa in modo insospettabile con gli studi: Farina è designer, fresco laureato all’Istituto d’arte applicata e design di Torino. Insomma, traiettorie oblique, parabole e fendenti tanto nello sport quanto nelle ambizioni professionali, una ricerca costante per oltrepassare i propri limiti.

Quello che l’ha conquistato dello sport conosciuto a 16 anni? «L’atletismo è importante quanto lo “spirito del gioco”. Arrivavo da un ambiente troppo agonistico, nel basket. La lealtà e il rispetto degli avversari che ci sono nell’ultimate mi hanno fatto capire quanto facesse totalmente per me: è uno sport che, a livello personale, mi ha fatto crescere». L’ultimate si inserisce in quella selva di sport cosiddetti minori, eppure la finale mondiale ha smosso alcune centinaia di appassionati a bombardare di e-mail il direttore della Gazzetta dello Sport affinché la “rosea” descrivesse anche l’impresa della giovane Italia tra le mille news di calcio, motori e i soliti sport. Una finale che ha smosso emotivamente anche Michele: «In quella partita per la prima volta ho sentito la maglia azzurra completamente mia, come se giocassi non per la mia squadra, ma per i tifosi, per l’intero movimento italiano e la sua storia». Una storia ben lontana dall’essere conclusa e che potrebbe avere prospettive a cinque cerchi, magari con un veronese ad artigliare il disco in area di meta.

 

Discover Ultimate Verona, in breve:

Ne è passato di tempo da quando, nel settembre 2011 il Cus Verona ha dato modo ad alcuni ragazzi di far nascere una nuova realtà in seno al centro sportivo universitario. Nelle stagioni i Discover, squadra da cui Michele Farina è partito, sono gradualmente cresciuti, seguendo l’evoluzione dell’ultimate in Italia: nella stagione 2018/19 non solo prenderanno parte per il quinto anno consecutivo ai Campionati italiani categoria Open, il secondo consecutivo in serie B e con una seconda squadra in C, ma organizzeranno anche un raggruppamento dei campionati Mixed (uomini e donne), i prossimi 6 e 7 ottobre a Parona.

Chi volesse vedere da vicino questo sport spettacolare, basato sulla lealtà sportiva eppure incredibilmente agonistico, può tenere d’occhio la pagina facebook.com/DiscoverUltimateVerona.

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