Zelger cambia idea e rompe con la maggioranza

Il consigliere comunale di Verona Alberto Zelger aveva già reso nota la propria candidatura a sindaco, in concorrenza con l'attuale maggioranza. Ma ora rompe la promessa di fedeltà fino a fine mandato. «Non ci sto» al green pass per i consigli comunali in presenza.

Maurizio Cutolo, Francesca Menin, Alberto Zelger - Verona per la libertà
Maurizio Cutolo, Francesca Menin, Alberto Zelger alla presentazione del comitato Verona per la libertà

È candidato sindaco di “Verona per la libertà”, il movimento che negli scorsi mesi ha promosso varie iniziative no-vax, no-Green pass e no-Draghi. Alberto Zelger, consigliere comunale a Verona, uscito dalla Lega in seguito alla candidatura per le elezioni del prossimo giugno, rompe la promessa di fedeltà alla maggioranza fino a fine mandato e attacca l’amministrazione .

Il pomo della discordia è la modalità in presenza – dopo due anni di pandemia – del Consiglio comunale, che richiede vaccinazione o tamponi per i consiglieri. Il consigliere parla di «cattiva luce sulle capacità raziocinanti dell’amministrazione uscenteamministrazione di cui Zelger ha fatto parte per quattro anni e nove mesi –, pronta ad eseguire ordini assurdi, che ledono l’onorabilità delle istituzioni, senza alzare un dito per difendere i diritti costituzionali degli eletti e dei cittadini».

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Le ragioni di Zelger

Dice Zelger: «Da quasi 2 anni il consiglio comunale di Verona era convocato con modalità mista (online o in presenza), per evitare assembramenti nella sala consiliare, che – lo hanno ribadito gli uffici anche il 1 marzo – non può garantire il distanziamento fisico con la presenza di 36 consiglieri. Nella stessa email si stabiliva che la distanza di sicurezza poteva essere assicurata ad un massimo di 18 consiglieri, 12 di maggioranza e 6 di minoranza».

Da oggi, 1 aprile, cambiano le regole «perché lo dice qualche ministro e persino il consiglio comunale; dopo aver respinto un mio emendamento contrario, con 12 voti a 7 (13 assenti, 4 astenuti, 1 voto non espresso), ha introdotto l’obbligo di convocazione dei consigli comunali in presenza per tutti i consiglieri, che per esercitare il loro mandato, dovranno vaccinarsi o tamponarsi ogni 48 ore, rischiando fra l’altro di contagiarsi e di creare un focolaio tra gli amministratori veronesi – cose già viste per altri assembramenti –, perché la nostra sala consiliare, diversamente da quella di altri Comuni, che hanno addirittura installato barriere in plexigas tra un consigliere e l’altro, non è abbastanza grande per garantire un’aereazione sufficiente e il distanziamento fisico».

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Continua Zelger: «Ormai siamo quasi alla fine del mandato, ma questi comportamenti gettano cattiva luce sulle capacità raziocinanti dell’amministrazione uscente, pronta ad eseguire ordini assurdi, che ledono l’onorabilità delle istituzioni, senza alzare un dito per difendere i diritti costituzionali degli eletti e dei cittadini. Avevo promesso di restare fedele al mandato elettorale di maggioranza, pur essendomi candidato alle prossime elezioni amministrative in competizione con l’attuale maggioranza, ma mi viene impedito di partecipare ai consigli comunali e alle commissioni, se non chino il capo per esibire un passaporto di salute, che non garantisce nulla. Mi dispiace, ma io non ci sto. Continuerò la mia battaglia nelle piazze o in luoghi segreti, come i carbonari, ma ne vale la pena, perché qui è in gioco la libertà di tutti i cittadini».

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