Zaia taglia il nastro dell’Ospedale di Comunità di Bovolone

Inaugurato stamane alla presenza del governatore del Veneto, Luca Zaia, del Sottosegretario alla Salute Luca Coletto, del Vescovo di Verona, Monsignor Zenti e del Direttore Generale dell’Ulss 9, Pietro Girardi, il nuovo Ospedale di Comunità di Bovolone. Il presidente, ha tenuto a sottolineare che l’ospedale, che conta 24 posti letto ricavati all’interno della struttura sanitaria del San Biagio, “è un intervento importante, da vedere nel più ampio quadro di un’organizzazione complessiva, nella quale ogni esigenza delle persone viene trattata al meglio a seconda dell’intensità del bisogno assistenziale”.

Zaia è anche intervenuto, a margine del taglio del nastro della clinica, sui numeri della sanità veneta, un argomento di cui si era parlato anche durante la conferenza stampa di mercoledì nella sede dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona: “Sulla carenza di medici circolano una verità e una grossa bugia. La verità è che ne mancano, solo nel Veneto 1.300, con una proiezione di 56.000 in Italia. La grossa bugia è che mancano perché la Regione non vuole assumerli. – chiarisce Zaia – Nessuno si permetta di dirlo, e chi lo fa indichi chiaramente dove e come questo succede e noi verificheremo con i direttori generali”.

“Il vero motivo di questa situazione è una programmazione nazionale sbagliata, – continua il governatore – a partire dal numero chiuso nelle università, passando per la carenza di borse di specialità, il mancato utilizzo negli ospedali dei giovani specializzandi da formare in corsia sotto la guida dei loro colleghi esperti in veste di tutor, l’assurdità di non poter trovare forme per trattenere i tanti medici che vanno in pensione a 65 anni, nel pieno della loro preparazione ed esperienza, e che rimarrebbero volentieri”.

Le soluzioni a questa situazione, secondo Zaia, passerebbero in primis dalle università e dai contratti di lavoro: “Si comincia dall’abolizione del numero chiuso nelle Università, dall’inserimento negli ospedali dei giovani laureati in medicina specializzandi affiancandoli ai colleghi più esperti, dall’accensione di contratti di tipo privatistico con i medici in pensione per riportarli all’interno del sistema, anche come tutors dei più giovani; – conclude Zaia – dall’assegnazione ai Pronto Soccorso anche di giovani medici non specializzati in medicina d’urgenza, che possano imparare, sempre seguiti da un tutor, iniziando a curare i casi meno complessi”.