Zaia: «Siamo in calo, ma non cantiamo vittoria»

Durante la consueta conferenza stampa, Zaia fa il punto sulla situazione attuale in Veneto: contagi in calo ma occorre mantenere alta l'attenzione. Un appunto sulle proteste, sacrosante ma che non devono trasformarsi in contagi. Preoccupazione per gli impianti sciistici ancora chiusi.

zaia conferenza stampa 13 gennaio 2021
Il governatore Luca Zaia durante la conferenza stampa di oggi 13 gennaio 2021

Il bollettino

Sono 1.884 i casi positivi registrati nelle ultime 24 ore. 3.348 i ricoveri, -40 in area non critica e -31 in terapia intensiva, siamo al 13esimo giorno di calo. Purtroppo i morti sono 7.684 da inizio pandemia, +91 nelle ultime 24 ore. Vaccini, somministrate 81.898 dosi, al 70,15%, siamo già nella fase dei primi richiami. Arrivano oggi 7.800 dosi del Moderna che verranno distribuiti in base alla popolazione over 80.

Calo, ma non cantiamo vittoria

«Vero che siamo a 13 giorni di calo, ma la tendenza può invertire la rotta in modo repentino. Purtroppo vedo regioni che hanno fatto restrizioni che hanno ripreso il contagio: nessuno può già cantar vittoria. L’unica cosa da evitare oggi è evitare di pensare che sia  finita. Fondamentale guardare avanti, ce la stiamo mettendo tutta».

Proteste

«Un pensiero alle attività produttive. Non sono scandalizzato dalle proteste che fanno. Mi metto nei panni di tanti operatori, ma penso anche ai negozi che vivono di mobilità. Tutte queste proteste nascono dal fatto che se i ristori ci fossero e se arrivassero in tempo reale, nessuno vorrebbe riaprire. Spero si rivolva in fretta la partita dei ristori. Molte di queste aziende non riapriranno più. Auspico che qualsiasi forma di protesta sia rispettosa delle norme sanitarie. La protesta è una manifestazione della democrazia, ma la protesta non deve trasformarsi in contagio».

Chiusure

«Noi siamo la sesta regione per ospedalizzazione, credo che questo dovrebbe essere uno dei criteri principali per la decisione delle aree. Servono dati uniformi, se ci si basa sui positivi è chiaro che, in una regione che fa tanti tamponi come la nostra, diventa un criterio punitivo. Abbiamo 3.400 pazienti che senza ospedale rischiano di morire. Questo non c’entra niente con i tamponi. Tutti i sistemi sanitari nel mondo rischiano di andare in collasso e noi dobbiamo fare in modo che la gente non si ammali e abbia bisogno dell’ospedale, se poi la comunità decide che non importa allora posso garantire che nel giro di un paio di mese andiamo al collasso. Altri prima di noi».

Chiusura piste da sci

«Non è un duro sacrificio, è un doppio duro sacrificio. Con tutto il rispetto che ho per le altre categorie: la montagna è veramente in ginocchio. La montagna rappresenta un’isola felice in un territorio difficile da vivere. Lo abbiamo visto con Vaia cosa significa la montagna per i cittadini. Ho l’impressione che la stagione sia letteralmente messa in discussione. Anche qui, se ci fossero i ristori potremmo tamponare».