Zaia: «Non serve una laurea per le iniezioni». Sette Ordini dei Medici del Veneto replicano

I presidenti dei sette Ordini provinciali del Veneto, fra cui il presidente dell'OMCeO di Verona, Carlo Rugiu, replicano alla frase pronunciata dal Governatore Zaia durante la conferenza del 2 aprile.

Vaccinazione vaccino Covid in Fiera a Verona

«La puntura è solo la parte temporale minimale di tutto il processo di vaccinazione, che si articola in cinque fasi e contempla anche l’osservazione del paziente per possibili eventi avversi e sintomatologia legata allo stato di ansia. Come ricordano i presidenti dei medici del Veneto, ci sono 200mila camicia bianchi e migliaia di infermieri in Italia a disposizione per eseguire correttamente tutte le procedure, perciò, allo stato attuale, quel che manca per mettere in sicurezza la popolazione non sono i vaccinatori, ma i vaccini».

«Stiamo dicendo da mesi che per fare iniezioni non serve una laurea» così il presidente della Regione Veneto Luca Zaia durante la conferenza stampa di venerdì 2 aprile nella sua quotidiana diretta Facebook . 

«In fondo è assolutamente vero, nonne, mamme e zie ci hanno tutti punturato da bambini con le siringhe di vetro “sterilizzate” nel bollitore. E ci saranno badanti che saranno ormai diventate autentiche spadaccine a maneggiare le siringhe. E cosa dire dei tatuatori e degli agopuntori che lavorano con gli aghi per professione? In fondo potrebbero offendersi… Ancora: per circolare sulle strade con l’automobile è obbligatorio conseguire la patente di guida  e precisamente quella B, la A è solo per le moto, ma, se qualcuno glielo insegna, chiunque può  essere in grado di guidare un veicolo senza patente, magari nel giardino di casa sua». 

«Tornando ai vaccini – continua la nota stampa della Federazione regionale degli Ordini dei Medici chirurghi e Odontoiatri del Veneto – in realtà la puntura è solo la parte temporale minimale di tutto il processo che si articola in 5 fasi:  

1) anamnesi o storia clinica del paziente, competenza esclusivamente medica, il cui corretto ap prendimento, che consegue allo studio della clinica e patologia medica, è anche oggetto di  esame durante il corso di laurea in medicine e chirurgia  

2) acquisizione del consenso informato sul foglio prevaccinazione , anch’essa di esclusiva com petenza medica, (su cui si sono impiegati fiumi di inchiostro in particolare durante i procedi menti penali a carico dei medici) dopo adeguato colloquio informativo tra medico e paziente. 

3) preparazione vaccino, disinfezione , puntura intramuscolare sul muscolo deltoide della spalla   in modalità sterile, medicazione di copertura sede di inoculazione a carico di infermiere o   medico  

4) osservazione del paziente, di norma seduto su una sedia in sala d’attesa, per possibili eventi   avversi per idiosincrasie , allergie , reazioni anomale, sintomatologia legata allo stato di ansia   con eventuale ed adeguato intervento rianimatorio in casi estremi se necessario.

5) registrazione e consegna del certificato di avvenuta vaccinazione firmato da operatore sanitario abilitato 

Queste, caro Presidente Zaia, sono le regole della sanità, non le hanno scritte solo i medici ed  hanno basi scientifiche e legali consolidate. Appare evidente che le regole del gioco sono cambiate, per motivi economici e di comodità, ma  noi, da medici, speriamo non sulla pelle dei pazienti». 

«Ci sono già 200.000 medici e migliaia di infermieri in Italia e nel Veneto a disposizione per eseguire correttamente tutte le procedure sopra elencate, ma questo per lei sembra un dato senza  importanza. Ci permettiamo di fare un’ultima considerazione: allo stato quello che manca per mettere in sicurezza la popolazione sono i vaccini ed una adeguata ed efficiente organizzazione, non certo i vaccinatori».