Zaia: «In terapia intensiva, l’80,6% non è vaccinato»
Il Veneto, insieme ad altre due regioni (Lombardia e Lazio), rimane a rischio basso secondo i parametri indicati dal governo (l’indice R con T è dello 0,98, sotto l’1) e quindi dovrebbe rimanere ancora in zona bianca, a differenza, invece, di 18 regioni il cui rischio di cambiare colore e diventare gialle è definito attualmente come “moderato”.
Questo però non deve far credere che l’emergenza Covid sia terminata nella nostra Regione, anzi. Proprio oggi il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha sottolineato come la curva dei ricoveri in terapia intensiva e i nuovi ingressi, pur rimanendo in numero assoluto ancora bassi rispetto a qualche mese fa, sta salendo.

«Nelle terapie intensive del Veneto abbiamo 48 pazienti ricoverati, l’80,6% non è vaccinato e tra questi, il 2% ha ricevuto una sola dose. – commenta Zaia – Quello che vorrei sottolineare, inoltre, è che la curva delle terapie intensive sta risalendo e ad oggi ha raggiunto un livello che non si registrava dal 1° di giugno. Certo l’ospedalizzazione rimane ancora bassa, con un coefficiente di riempimento delle terapie intensive del 4%, ma i dati ci dicono che siamo in crescita».
«Nelle ultime 24 ore abbiamo monitorato 505 nuovi casi di positività con 36.903 tamponi, questo significa che l’incidenza è dell’1,37%. L’infezione è in corso, non dobbiamo dimenticarcelo». prosegue il Presidente della Regione Veneto.
Anche per questo proseguono le vaccinazioni: ad oggi il 92% degli ottantenni è vaccinato, l’87% dei settantenni, il 79% dei cinquantenni, il 71% dei quarantenni, il 66% dei trentenni, il 72 % dei ventenni e il 56% dei ragazzi tra i 12 e i 19 anni.
«La nostra è una regione che ha scelto la vaccinazione, che si vaccina. Si può essere contrari o favorevoli, noi come Regione siamo chiamati a dare un servizio per la tutela della propria salute e per la difesa della comunità. – conclude Zaia – Il mio consiglio è vaccinatevi, non fatelo nei mesi autunnali dove si scatenerà, probabilmente, una corsa alla vaccinazione. Ora abbiamo più di un milione di dosi di Pfizer e Moderna e, quel che più conta, vogliamo farci trovare pronti a D-Day, ovvero al 13 settembre, giorno di inizio delle scuole, quando ci saranno assembramenti naturali, situazioni potenzialmente critiche legate ai trasporti e noi tutti vogliamo che si torni in presenza e non in DAD».
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