Comencini: «Il ballottaggio è la vera partita, va coinvolto tutto il centrodestra»

Il deputato della Lega, e consigliere comunale uscente, Vito Comencini, commenta l'esito delle urne per quanto riguarda il suo partito, dicendo che si poteva fare di più e meglio, ma sostenendo che le amministrative non sono le politiche o le regionali. «Ora va coinvolto l'elettorato di centrodestra a 360 gradi» spiega, e commenta anche l'esito del referendum sulla giustizia.

Vito Comencini
Vito Comencini

Dal voto di ieri alle amministrative per il Comune di Verona non esce col sorriso la Lega che, contrariamente alle attese, e visti i tanti “big” in campo, non ha brillato in termini di preferenze come forse auspicava alla vigilia di questo appuntamento. Il partito del carroccio si è fermato al 6,6%, totalizzando 6786 voti, appena sotto la lista di Sboarina sindaco e appena sopra a Traguardi e Verona Domani. Ad analizzare il risultato oggi è l’onorevole deputato Vito Comencini, consigliere comunale uscente oltre che parlamentare. Per lui sono state 278 le preferenze.

Onorevole, come commenta a mente fredda l’esito di ieri?

Il commento è che ciò che è accaduto ieri alle urne va innanzitutto contestualizzato nella dimensione delle elezioni amministrative, nel senso che, come Lega, come partito, il risultato e la partecipazione alle comunali non sono paragonabili a quelle delle elezioni politiche o delle elezioni europee o regionali. Alle amministrative ci sono anche le liste civiche che drenano molti voti dai partiti.

Come Lega potevate fare di più?

Certamente potevamo e dovevamo aspettarci un qualcosa di più. Però adesso siamo completamente proiettati sul ballottaggio, che è la vera partita, la vera battaglia, che ci aspetta al varco. Vincendo quella, il risultato comunque importante che abbiamo ottenuto al primo turno come coalizione può diventare un grande risultato, che ci permette di continuare ad amministrare la nostra città al meglio.

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Sboarina ha dichiarato che chiamerà, se non lo ha già fatto, Forza Italia. E poi c’è sempre Tosi da valutare.

È il momento di iniziare a dare voce, ascolto e coinvolgere l’elettorato di centrodestra a 360 gradi, partendo sicuramente da Forza Italia che, al primo turno, ottenuto un risultato importante, sopra il 4%. L’elettorato (di centrodestra) a questo punto si trova di fronte a una scelta di campo decisiva, importantissima, che è quella di confermare Federico Sboarina alla guida della città, portando avanti valori che fino adesso sono stati alla base delle attività di questa amministrazione.

Si aspettava un risultato così ampio da parte della coalizione di Damiano Tommasi?

Questa volta la sinistra si è ritrovata unita, galvanizzata, spinta da una partecipazione importante. Dopodiché, ripeto, la vera partita si giocherà al ballottaggio. Tra l’altro si voterà il 26 giugno, di domenica, non sarà assolutamente facile portare gli elettori alle urne e quindi credo che sia lì la vera sfida per entrambi gli schieramenti. Quello che posso sottolineare, in ogni caso, è che il voto del primo turno ha confermato ancora una volta che Verona è una città di centrodestra, su questo non c’è dubbio.

La Lega era impegnata ieri anche sul fronte referendum visto che è stato proprio il vostro partito a proporre i quesiti assieme ai radicali. Il quorum non c’è stato, col senno di poi avreste fatto la stessa scelta?

Assolutamente sì. È una richiesta sacrosanta che i cittadini con il referendum chiedevano di potersi esprimere su un tema delicato come quello della giustizia. Chiedevano finalmente alla politica di poter intervenire e cambiare le regole del gioco, della magistratura e, appunto, della giustizia. Purtroppo è stata scelta appositamente una data infausta, perché il 12 giugno, senza la possibilità di avere anche il lunedì a disposizione, ha significato sicuramente scoraggiare le persone soprattutto nei comuni dove non c’erano, in contemporanea, le elezioni amministrative. Non è stata data adeguata informazione da parte dei media, da parte di tante istituzioni che non hanno voluto minimamente avvisare i cittadini. Ci sono milioni di persone che non sapevano nemmeno che ci fosse il referendum nonostante la nostra campagna che abbiamo cercato di fare sul territorio.

Non tutto è da scartare però.

No. Ci sono stati però 10 milioni di cittadini che hanno partecipato votando a grande maggioranza per il sì e quindi questo non va assolutamente dimenticato. A loro va il nostro ringraziamento e l’obiettivo, a questo punto, va al 2023 quando proveremo a vincere le elezioni politiche, a governare la nazione come centrodestra e quindi ad attivare la sacrosanta riforma della giustizia che da tanti anni è attesa da parte dei cittadini, delle imprese e di tutta la società civile che ne ha assolutamente bisogno.

Non pensa che i quesiti e i temi proposti fossero troppo “tecnici”?

Ci si è trovati a dover utilizzare il referendum perché all’interno della maggioranza del governo, all’interno del Parlamento, all’interno delle istituzioni preposte, alcune parti politiche non hanno voluto trovare un dialogo e una condivisione, un percorso per intervenire sulla riforma della giustizia. Quindi il ricorso a questo strumento democratico è stato un extrema ratio per cercare proprio, invece di fare in modo che si potesse modificare quello che i cittadini, in modo legittimo, chiedevano chiaramente. I cinque quesiti non erano semplici, però non vorrei neanche che passasse come sempre il messaggio che i cittadini sono sciocchi, non capiscono, non sanno quello che fanno, quello che votano. Basta guardare le percentuali diverse dei cinque quesiti per capire che i cittadini hanno letto e hanno compreso quello che c’era scritto. La gran parte degli italiani, quindi, ha votato consapevolmente facendo una propria valutazione. C’è anche chi ha votato no e quindi vuol dire che, volendo, il modo per convincere e spiegare ai cittadini l’importanza del referendum c’era.