Violenza sulle donne: mai più silenzio

La violenza sulle donne purtroppo non si ferma e non si è fermata nemmeno durante il durissimo periodo del lockdown. In questo momento dove anche l’arte è messa sotto silenzio per fare spazio alla sicurezza, i 37 Comuni del Distretto Ovest Veronese hanno deciso di lavorare sulla comunicazione sociale visiva.

La violenza sulle donne purtroppo non si ferma e non si è fermata nemmeno durante il durissimo periodo del lockdown. Quest’anno, non si potrà nemmeno approfittare delle numerose occasioni di riflessione che, attraverso varie forme di comunicazione, ogni territorio offre ai cittadini: convegni, musica, spettacoli, presentazione di mostre e libri.

Ecco che quindi, in questo momento dove anche l’arte è messa sotto silenzio per fare spazio alla sicurezza, i 37 Comuni  del Distretto Ovest Veronese hanno deciso di lavorare sulla comunicazione sociale visiva. Un grande pannello affisso su ogni Comune, nello stesso momento per lo stesso tempo. A significare che nessuna donna di nessun territorio deve essere sola, che ogni porta deve rimanere aperta per accogliere una richiesta di aiuto.

I Comuni del Distretto Ovest già da tempo sostengono e finanziano insieme all’Azienda Ulss 9 Scaligera una filiera di servizi che vanno dal protocollo con forze del’ordine e ospedali per accogliere in emergenza una donna maltrattata; una casa rifugio e poi appartamenti di sgancio al fine di accompagnare le donne e i loro figli in un percorso di rinascita, pur non sempre facile. 

Il tutto è nato da un’idea presa in prestito dalla Provincia di Teramo, che nel 2017 decise di affiggere sui cantieri più visibili dell’intera sua provincia e su alcuni immobili pubblici inagibili, dei grandi banner che riproducessero un’immagine evocativa sulla violenza contro le donne e uno slogan molto efficace: “Violenza sulle donne. Mai più silenzio”. Su ogni pannello un quadro di Artemisia Gentileschi, segnata da giovanissima da uno stupro che la portò poi a un processo.

Sul pannello compare anche il numero del Telefono Rosa – 0458015831 – e la mail sociale@aulss9.veneto.it che raccoglieranno richieste informative e richieste di aiuto, qualunque ne sia la causa. 

«Nella maggioranza dei casi è il partner della donna ad essere responsabile della violenza, quindi per molte donne la casa è il posto meno sicuro in cui stare. In quest’anno particolare, il lockdown (necessario per fermare il diffondersi del coronavirus) ha rappresentato per loro isolamento e inasprimento della violenza». A sottolinearlo è Lorella Don, Presidente di Telefono Rosa Verona, che evidenzia anche che, per dare un aiuto immediato e completo alle donne vittime di violenza, è indispensabile la rete territoriale, per lavorare in sinergia e per dare risposte concrete.

«E’ importante che ogni soggetto che incontra la donna (dall’assistente sociale all’operatore sanitario, dal rappresentante delle Forze dell’Ordine all’operatrice del centro antiviolenza) possa contare su una rete consolidata di servizi e di esperienze per intervenire tempestivamente con tutta la competenza necessaria. Nessuna donna deve essere lasciata sola, per questo siamo molto soddisfatte di far parte del Tavolo che riunisce ben trentasette Comuni della nostra Provincia» continua Lorella Don. 

I Centri antiviolenza come Telefono rosa, sono nati per dare voce alle donne e per fornire una risposta al fenomeno della violenza di genere che prima faticava ad emergere. Oggi i centri antiviolenza assicurano accoglienza, ascolto e supporto nonché consulenze gratuite a tutte le donne che decidono di uscire da situazioni di violenza. In questo periodo di emergenza, durante il quale le telefonate possono rappresentare un rischio, le donne hanno comunque chiesto aiuto ai centri tramite mail e messaggi. Il 1522 (numero antiviolenza nazionale) ha inoltre attivato una app gratuita con un sistema di messaggistica istantanea. 

Il Telefono rosa di Verona ha sempre assicurato il servizio durante questi mesi difficili; le operatrici di accoglienza, infatti, hanno garantito il necessario supporto alle donne, rispettando le norme e con grande senso di responsabilità: da inizio 2020 ad oggi i contatti ricevuti sono oltre 300 e le donne che hanno richiesto supporto sono 112.