Violenza sulle donne: in aumento i casi in Veneto

Una fotografia preoccupante quella scattata dal report annuale sull’attività dei centri antiviolenza e delle strutture protette in Veneto da cui emerge che almeno una donna su 530 ha contattato un Centro antiviolenza. In crescita il numero delle donne assistite e delle vittime che si rivolgono per la prima volta alle strutture

Nel 2017 in Veneto una donna ogni 530 ha telefonato, inviato una mail o richiesto un colloquio per segnalare una difficoltà o una richiesta di aiuto ad uno dei 41 punti di accesso dei Centri antiviolenza. La rete regionale dei Centri ha registrato 4733 i contatti registrati dalla rete regionale dei Centri e 3107 le donne prese in carico. Sono i dati del report annuale sull’attività dei Centri antiviolenza e delle strutture protette in Veneto, pubblicati nel sito istituzionale della Regione, che fotografano il fenomeno delle violenze contro le donne e l’attività della rete dei servizi a protezione delle vittime, donne e minori.

Una situazione allarmante perché in crescita: sono, infatti, 396 in più rispetto al 2016 le donne assistite e 2092 (circa cento in più rispetto al 2016) i nuovi casi di donne arrivate per la prima volta a bussare alla porta dei Centri Antiviolenza. Agli operatori dei Centri Antiviolenza le donne riferiscono violenze di tipo psicologico ed economico, di violenza fisica e sessuale. Ciò che, però, desta preoccupazione è che cresce il numero delle donne che contattano i Centri, ma non aumenta la percentuale di quante denunciano: solo una donna su 4, infatti, ha denunciato alle forze dell’ordine la violenza o le molestie subite.

“Il Veneto che, con 21 centri antiviolenza e 19 case rifugio risultava già avere un buon indice di copertura territoriale – sottolinea l’assessore regionale alle politiche sociali Manuela Lanzarin – sta ulteriormente potenziando la propria rete: quest’anno diventano operative tre nuove strutture di accoglienza, un centro antiviolenza a Legnago, e due case rifugio nell’Est veronese e a Treviso. Cresce anche il numero degli sportelli periferici dei Centri antiviolenza: nel 2018 se ne aggiungono altri 9, portando così a 50 i punti di accesso per le donne nel territorio regionale”.

A rivolgersi ai Centri antiviolenza sono soprattutto donne italiane (69%), in prevalenza tra i 31 e i 50 anni, coniugate o conviventi e con un grado di istruzione medio-alta. Nell’80% dei casi la violenza avviene all’interno di relazioni affettive: il 98% degli autori sono maschi (2980), anche se si segnalano 73 donne responsabili di violenza su altre donne.

Quanto alle strutture protette, nelle 10 case rifugio (dove la permanenza media è di tre mesi) e nelle 9 case di secondo livello, dove è possibile proseguire il percorso di autonomia economica ed abitativa e di uscita dalla violenza (permanenza media cinque mesi), nel 2017 si sono registrate oltre 24 mila presenze giornaliere, per il 75% di donne straniere con figli minori.

Importanti per continuare questo servizio necessario sono poi le risorse: i centri antiviolenza (13 privati e 8 pubblici), aperti 5 giorni la settimana, con servizio di reperibilità telefonica h24 e in collegamento con il numero nazionale di pubblica utilità 1522, operano soprattutto grazie ai finanziamenti pubblici: i contributi regionali, statali e comunali assommano ad oltre 930 mila euro e coprono l’80% della spesa. Il resto, pari a circa 226 mila euro nel 2017, è arrivato dal sostegno privato di associazioni, fondazioni, raccolta fondi e libere donazioni.