Violenza sulla donne, in Veneto aumentano segnalazioni e prese in carico
I contatti ricevuti dai centri antiviolenza del Veneto nel 2023 sono stati 7.142 (nel 2022 erano 6.009) mentre le donne prese in carico complessivamente nel corso del 2023 sono state 3.628, in aumento rispetto al 2022 (3.325).
Nel 2023 in Veneto si è registrata una donna “presa in carico” ogni 680 donne residenti (nel 2022 il valore era 752). Nel 2023 i nuovi casi di “donne prese in carico” sono stati 2.187. Confrontando tale dato con il numero di 7.142 contatti, si può stimare che circa un contatto su tre (30%) si traduce in una effettiva presa in carico da parte delle strutture.
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«È dall’aprile 2013, con la legge n.5 ‘Interventi regionali per prevenire e contrastare la violenza contro le donne’ che promuoviamo nei confronti delle donne vittime di violenza interventi di sostegno volti a consentire di ripristinare la propria inviolabilità e di riconquistare la propria libertà, nel pieno rispetto della riservatezza e dell’anonimato». Lo dice l’assessora al Sociale Manuela Lanzarin, facendo il punto sulle iniziative della Regione Veneto in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
«Gli interventi vedono in primo luogo il sostegno fornito ai centri antiviolenza (e relativi sportelli) e case rifugio, luoghi non giudicanti di accoglienza e protezione delle donne e relativi figlie/e minori: nel 2024 sono stati riconosciuti e sostenuti economicamente 25 centri antiviolenza con 34 sportelli e 37 case rifugio, distribuiti in tutte le province. Il sostegno è rivolto non solo alla gestione materiale delle strutture, ma anche all’attuazione di percorsi di autonomia delle donne seguite così come alla formazione del personale operante in tali strutture al fine di garantire adeguata professionalità e costante aggiornamento in materia».

«Nell’ottica di ampliamento dei punti di accesso – ricorda Lanzarin -, nel corso del 2024 è stata finanziata l’apertura di sportelli dei centri antiviolenza presso le Università pubbliche del Veneto (CA’ Foscari, IUAV, Università di Verona e di Padova) al fine di facilitare il contatto con il mondo studentesco e prevenire episodi drammatici come il caso di Giulia Cecchettin. Quest’ultimo episodio, unitamente purtroppo ad altri ugualmente tragici accaduti nel territorio veneto, ha altresì rafforzato un’ulteriore volontà regionale che si è espressa nella decisione di avviare un percorso di elaborazione di un piano di informazione/comunicazione (per il biennio 2025-2026) circa l’esistenza e l’operativa della rete territoriale antiviolenza e di sensibilizzazione sul tema della prevenzione e contrasto alla violenza contro le donne».
«Non solo – prosegue Lanzarin – ma abbiamo pensato di rivolgerci anche agli uomini. Infatti, nell’ottica della prevenzione della violenza e di riduzione del rischio di recidiva, la Regione nel corso degli anni ha sostenuto l’attività dei centri per uomini autori di violenza – CUAV operanti in Veneto dei quali, nel mese di novembre 2024, ha approvato un proprio elenco regionale che ha riconosciuti 10 centri. Il lavoro dei CUAV è al centro di un protocollo operativo tra UIEPE per il Veneto, il Friuli Venezia Giulia e il Trentino Alto Adige/Südtirol e i CUAV veneti di cui la Regione ha coordinato e favorito la sottoscrizione».
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L’Assessora mette in evidenza anche l’aspetto della formazione e quello dei protocolli territoriali.
«È in corso lo svolgimento una nuova edizione del progetto di formazione del personale sanitario e socio-sanitario – ricorda – in particolare operante nei Pronto Soccorso, al fine di garantire alle donne un’accoglienza corretta e rispettosa anche nei presidi di prima emergenza; le precedenti edizioni di tale progettualità avevano visto il coinvolgimento, tra docenti specificatamente formati e discenti, nell’edizione 2017/2019 di 3.363 persone e nell’edizione 2020-2021 di 1.227 persone (le progettualità in argomento sono state rivolte anche ad operatori/operatrici di altri settori come le Farmacie, Assistenti sociali, le Forze dell’Ordine, il mondo dell’Avvocatura)».
La Regione a partire dal 2018, ha anche favorito la sottoscrizione di protocolli territoriali che coinvolgono (in modalità diversa a seconda dei territori) oltre alle Aziende sanitarie, altri enti tra cui ad esempio i Comuni, le Forze dell’Ordine, i centri antiviolenza e case rifugio, i CUAV, i Pronto soccorso, le scuole, ordine degli avvocati e magistratura: la finalità di tali protocolli è di facilitare il coordinamento dei diversi attori nei rispettivi territori di competenza per garantire una presa in carico delle donne, e relativi figli e minori, efficiente. Nel corso del 2024 la Regione ha avviato anche un’attività di monitoraggio di tali protocolli.
«L’operato della Regione – precisa Lanzarin – si conferma, quindi, orientato al rafforzamento e consolidamento della rete territoriale antiviolenza per contribuire al contrasto di tale drammatico fenomeno ed è altresì animato dall’intento di proseguire nelle attività di informazione e sensibilizzazione affinché, nella suddetta rete, siano inclusi non solo gli enti, che a seconda del proprio ruolo professionale, sono coinvolti dal fenomeno ma anche tutta la cittadinanza, nell’ottica di un approccio di comunità perché la violenza contro le donne richiede la presa in carico di ogni singolo individuo al fine di effettuare un reale cambiamento culturale e rispristinare l’inviolabilità dei diritti delle donne».
«Bisogna sempre continuare a promuovere la cultura del rispetto, coinvolgendo tutti a partire soprattutto dalle scuole – conclude l’assessore regionale alla sanità e al sociale -. Tutte le persone, di qualsiasi età, devono sentirsi parte di una rivoluzione culturale».
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Le donne prese in carico
2.406 donne prese in carico dai centri antiviolenza hanno dei/delle figli/e e di queste 1.304 hanno figli/e minorenni. I figli e le figlie minori complessivamente sono 1.885, di cui 123 vittime dirette di violenza pari al 6,5% del totale, mentre i/le minori vittime di violenza assistita sono 851, pari al 45,1% del totale. Le donne accolte dalle case rifugio sono state invece 203 mentre 199 le figlie e i figli minori, per un totale di 402 ospiti, in linea rispetto al 2022 quando erano state accolte complessivamente 432 persone.
Le parole del presidente Zaia
«La lotta alla violenza sulle donne deve essere una priorità per tutta la società civile e per le Istituzioni. In Veneto viviamo con particolare trasporto la Giornata Mondiale di lunedì 25 novembre, nel ricordo vivissimo e straziante del femminicidio di Giulia Cecchettin. La brutalità dell’intera vicenda ha fatto di questa ragazza un simbolo universale, e alla sua memoria vogliamo dedicare questo giorno e tutte le iniziative che la Regione Veneto mette in campo per sostenere e aiutare, fino a nasconderle ai loro aguzzini, le tante donne vittime di violenza a svariati livelli, anche se non può certo esserci una scala di gravità per un reato odioso, più radicato di quanto si pensi, forse ancora poco punito».
Con queste parole, il Presidente della Regione, Luca Zaia, introduce la partecipazione del Veneto alla Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne.
«Anche quest’anno – fa notare Zaia – una sedia rossa campeggia nell’atrio di Palazzo Balbi, a significare che la Regione c’è, combatte e lavora per fronteggiare e rendere meno diffuso questo fenomeno di barbarie. Lo facciamo con tutte le azioni di moral suasion possibili, ma anche con una vasta e concreta organizzazione sul territorio, gestita dal nostro settore sociale, che mette in campo 25 Centri Antiviolenza con 34 sportelli e 31 case rifugio diffusi in tutte le province. In un anno sono stati anche investiti, tra risorse regionali e statali, oltre 4 milioni di euro».
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