Verso il green pass obbligatorio per i locali al chiuso

Per quanto riguarda lo stato d'emergenza per il Covid, la proroga dovrebbe essere fino al 31 dicembre 2021.

Green Pass

Cabina di regia nel tardo pomeriggio di oggi a Palazzo Chigi per fissare i paletti dell’utilizzo del green pass. Secondo le prime indiscrezioni, sembra che il green pass sarà obbligatorio, dal 5 agosto, per i locali al chiuso. Non sarà invece necessario, sembra, per le consumazioni al bancone.

Per quanto riguarda lo stato d’emergenza per il Covid, la proroga dovrebbe essere fino al 31 dicembre 2021.

Ipotesi che erano già trapelate nei giorni scorsi, e che quindi sembrano confermate. Probabile inoltre che non riaprano per ora le discoteche.

Negli scorsi giorni erano state numerose le prese di posizione nei confronti del green pass: dalle nette opposizioni dell’associazione Ristoratori Veneto e Ho.re.ca. e di Confesercenti, alla buona accoglienza del settore dei congressi e degli eventi.

Cambi di colore

Per quanto riguarda le fasce di rischio a zone, i nuovi limiti dovrebbero essere terapie intensive al 20% e aree non critiche al 30% per diventare arancioni e rispettivamente al 30 e al 40% per entrare in zona rossa.

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La critica di Coldiretti

«Sono circa 14 milioni gli italiani sopra i dodici anni che saranno costretti a rinunciare a sedersi al tavolo in bar e ristoranti al chiuso dove possono trovare posto solo le persone che hanno avuto almeno una somministrazione, sono guarite dal Covid nei sei mesi precedenti o hanno un tampone negativo». È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sull’impatto delle decisioni della Cabina di Regia in merito all’utilizzo del green pass per incentivare le vaccinazioni e scongiurare nuovi lockdown.

«La misura – sottolinea la Coldiretti – interessa circa 360mila ristoranti, trattorie, pizzerie, agriturismi dei quali solo poco più della metà dispone di spazi all’aperto dove tuttavia sono notevolmente aumentati i coperti grazie alle flessibilità concessa sull’utilizzo degli spazi pubblici».

«In difficoltà – continua la Coldiretti – sono soprattutto gli esercizi situati nei centri urbani stretti tra traffico ed asfalto mentre al contrario gli agriturismi godono della disponibilità di grandi aree all’esterno che consentano di garantire al meglio le distanze. La ristorazione – sottolinea la Coldiretti – è tra i settori più colpiti dalla pandemia con i consumi alimentari degli italiani fuori casa che nel 2020 sono scesi al minimo da almeno un decennio con un crack senza precedenti per bar, ristoranti, trattorie e agriturismi che hanno dimezzato il fatturato (-48%) per una perdita complessiva di quasi 41 miliardi di euro nel 2020».

«Una situazione che si ripercuote a cascata – continua la Coldiretti – sull’intero sistema agroalimentare con oltre un milione di chili di vino e cibi invenduti nell’anno della pandemia. La drastica riduzione dell’attività – conclude la Coldiretti – pesa infatti sulla vendita di molti prodotti agroalimentari, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco».

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