Veronafiere, Rigo (Lega): «Polemiche strumentali». Replica Dal Moro (Pd)

Sul dibattito relativo alle nomine tutte al maschile nel cda di Veronafiere interviene il consigliere regionale della Lega Filippo Rigo: «Polemiche strumentali e finalizzate alla campagna elettorale da parte del Pd». Replica il deputato Dal Moro: «Ho argomentato in punta di diritto».

Filippo Rigo e Gianni Dal Moro
Filippo Rigo e Gianni Dal Moro

Sul caso delle nomine tutte maschili nel consiglio di amministrazione di Veronafiere ieri è intervenuta anche la ministra per le pari opportunità Elena Bonetti. Ma non si placa il dibattito anche a livello locale. Alle accuse del consigliere regionale Filippo Rigo (Lega) risponde indirettamente il deputato e candidato consigliere comunale del Partito Democratico Gianni Dal Moro.

Filippo Rigo (Lega): «Una polemica puerile e del tutto strumentale»

«Curioso che proprio in questi giorni, in piena campagna elettorale, il Pd attacchi il Comune di Verona per i nomi scelti per i membri del consiglio di amministrazione di Veronafiere. Una polemica puerile e del tutto strumentale. E lo dimostra il fatto che, quando è stato nominato il CdA della Fiera di Padova, in cui il Partito democratico per mezzo del Comune ha una certa influenza, nessuno si sia finto non dico scandalizzato, ma neanche sconcertato. Eppure anche a Padova, su 5 membri del CdA, 5 sono uomini. Ma evidentemente il Comune di Verona merita un metro di giudizio diverso» commenta Filippo Rigo, consigliere regionale dell’Intergruppo Lega-Liga veneta.

Filippo RIgo
Filippo Rigo

«Vorrei ricordare, inoltre, che il Comune di Verona è solo uno dei componenti della compagine del Gruppo, di cui detiene il 39% delle quote. E che lo stesso Comune ha da poco aumentato il capitale di 13 milioni a favore di quello che è un ente strategico per la città. Eppure è il principale destinatario degli attacchi dei Dem. Attacchi strumentali, come ha ben detto anche il presidente Zaia, che hanno fatto passare del tutto in secondo piano le competenze delle persone scelte per sedere nel CdA».

«Certo non si sta facendo, così, un buon servizio per la Fiera, dal momento che in questo modo, però, si sminuiscono le qualità non solo personali, ma anche il prestigio di un Gruppo che lavora da 125 anni perché il nome di Verona sia associato ai concetti di competenze, innovazione e sviluppo».

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Gianni Dal Moro (Pd): «È proprio la competizione elettorale il punto»

«La polemica che sta accompagnando la nomina del nuovo cda della Fiera e la sua composizione interna, ha trovato finora un duplice tentativo di giustificazione da parte dell’attuale amministrazione comunale. Si sostiene, ad esempio, che la querelle da me avviata, senza i riflettori della campagna elettorale, non avrebbe avuto luogo» dice il deputato del Partito Democratico Gianni Dal Moro, candidato al consiglio comunale di Verona.

«Certamente: è proprio il fatto che una competizione elettorale sia in atto e si concluda nel mese di giugno che mi ha fatto dire “giù le mani dalla fiera”. E ho argomentato in punta di diritto e calendario alla mano che non solo non sarebbe stata compromessa l’attività dell’Ente ma anzi, nella rispettosa verifica degli esiti elettorali che riguardano il primo socio della Fiera, il Comune, si sarebbe assicurato a Viale del Lavoro un impulso e un contributo nuovi all’Ente che deve affrontare una complessa competizione fieristica nazionale ed internazionale».

L'onorevole Gianni Dal Moro
L’onorevole Gianni Dal Moro

«Questa mia proposta non è stata avanzata dopo l’insediamento del nuovo Cda, bensì prima. Ed è stata purtroppo ignorata. Così come ignorata è stata la domanda circa l’utilità di aumentare i componenti dello stesso Cda che a mio modo di vedere appesantiscono i costi ( e i tempi) dell’amministrazione dell’Ente in uno scenario di grave crisi del Paese» continua Dal Moro.

«Resto sorpreso del fatto che si voglia attribuire alla campagna elettorale anche quell’altra, disgiunta, questione che riguarda l’esclusione delle donne negli organismi della Fiera. No: qui la campagna c’entra poco mentre c’entrano, eccome, violazioni ed esclusioni che reputo assai gravi».

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«Si è sostenuto, come elemento assolutorio del Comune di Verona, che anche i soci privati che non avrebbero ravvisato alcun “vulnus” nella decisione di escluderle  dalle nomine in Fiera. Desidero ribadire con forza che il Comune di Verona socio privato non è. Si sostiene infine che la professionalità delle donne è “una cosa” mentre le quote rosa sono “altra cosa”. Di questa norma si può fare spallucce quanto si vuole: ma a questa norma si è ricorsi  proprio per impedire l’esclusione permanente e reiterata delle donne dai centri vitali nelle amministrazioni e negli enti pubblici».

«Per questo trovo irricevibile che si affermi con sicurezza che Veronafiere, non essendo a controllo pubblico, non ha l’obbligo di rispettare le quote rosa. Ripeto: forse Veronafiere no, ma il Comune sì. Ed ho dubbi anche su Veronafiere, la cui natura di Ente pubblico viene utilizzata nello stipulare direttamente accordi con ministeri ed enti in molte rassegne. Non sono mai stato un nemico della Fiera, anzi: ho lavorato, credo con non qualche trascurabile merito, affinchè bilanci e rilancio dell’Ente venissero “assicurati” durante l’inoperatività imposta dal Covid».

«Continuare a nasconde gli errori commessi rubricandoli dentro il capitolo delle beghe elettorali è un insulto all’evidenza, alla ragione e all’impegno di chi, come me, lavora perché Verona migliori».

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