Verona, sospesi dodici agenti: «Coprirono gli abusi dei colleghi»
Insulti, pestaggi, botte, umiliazioni e poi le “coperture“. Il 6 giugno scorso, cinque agenti delle Volanti di Verona vennero posti ai domiciliari dai colleghi della Squadra Mobile scaligera con accuse gravissime, compresa quella di tortura. A distanza di quattro mesi e mezzo, riporta il Corriere del Veneto, lo stesso giudice delle indagini preliminari Livia Magri sospende dal servizio altri dodici poliziotti.
La lettera aperta al Ministro della Giustizia Carlo Nordio del Sindacato Unitario Italiano Lavoratori Polizia Verona
«Ha suscitato in noi profonda inquietudine la presa d’atto che, a dispetto dell’apparenza ingenerata anche da un’informazione bulimica e scomposta, nei confronti di più d’uno degli indagati gli indizi di reità erano fondati in via pressoché esclusiva sulle dichiarazioni delle presunte parti offese, ritenute credibili nonostante le non poche contraddizioni che emergevano dalla disamina della non esattamente lineare costruzione logico deduttiva delle tesi d’accusa. A confermare le nostre sensazioni è giunta, beninteso dopo oltre tre mesi, la revoca della misura cautelare restrittiva disposta nei confronti di uno degli arrestati perché si è “scoperto” che, tracciando il posizionamento del suo telefono e quello del tablet del veicolo di servizio, egli risultava essere, con altri tre dei coindagati, a circa 10 km di distanza dal soggetto che lamentava di essere stato da lui torturato».
«Non è la prima volta che gli atti di questa indagine vengono messi a disposizione della stampa in tempi e con modalità discutibili. E puntualmente sulle pagine dei giornali sono stati minuziosamente indicati tutti i nominativi degli interessati associati al considerevole numero di passaggi testuali del provvedimento cautelare senza che i lettori siano stati messi in condizione di distinguere i rispettivi piani di responsabilità, che sono decisamente rilevanti. Una generalizzazione ancora più ustionante in un momento in cui una verità processuale consolidata almeno da una sentenza di primo grado ancora non è all’orizzonte».
Tosi: «Provvedimento immotivato e ideologico»
Flavio Tosi, deputato di Forza Italia, critica fortemente il provvedimento interdittivo del Gip di Verona Livia Magri.
«Quello del Gip – dice Tosi – è un provvedimento immotivato, ideologico e che calpesta il diritto, poiché gli agenti, come qualunque cittadino, secondo la Costituzione italiana sono innocenti fino al terzo grado di giudizio (e per me sono innocenti in assoluto e i processi lo accerteranno), mentre il Gip li considera già colpevoli quando invece sono ancora semplici indagati e l’eventuale processo non è ancora iniziato».
«Inoltre – continua Tosi – è un provvedimento finanche inutile e tardivo, giunto a più di quattro mesi dall’avvio delle indagini, quando non sussiste più alcun pericolo di “reiterazione criminosa”. Infatti, in attesa delle indagini, era stata la stessa Questura a togliere dalla strada in via cautelativa i poliziotti, dirottandoli negli uffici amministrativi».
Tosi poi sottolinea «che gli agenti interessati sono venuti a sapere delle misure cautelari dai giornali, a loro non è stato notificato nulla. È un’usanza barbara. Come è molto giacobino aver menzionato i poliziotti con nome e cognome: sono servitori dello Stato innocenti fino a sentenza definitiva, eppure vengono dati in pasto all’opinione pubblica, col rischio anche di subire eventuali ritorsioni dal momento che sono stati dipinte come mostri, che, ripeto, non sono».
Secondo Tosi, poi, le 269 pagine del Gip rischiano di creare un precedente. Infatti afferma: «Qui si dipingono i poliziotti come carnefici che si sono scagliati contro delle povere vittime deboli e innocenti. Una disamina ideologica e fuori dalla realtà. Sappiamo invece che poliziotti, carabinieri e tutte le forze dell’ordine ogni giorno e ogni notte, sulla strada, hanno a che fare con la parte peggiore della società, delinquenti, criminali, spacciatori, persone pericolose e violente che non hanno nulla da perdere, spesso pesantemente alterate da droghe e alcol e che non di rado sputano, minacciano, alzano le mani contro le forze dell’ordine. Adesso qualunque servitore dello Stato avrà perfino paura a caricare in auto uno di questi soggetti, per timore poi di essere indagato con chissà quale accusa. È un mondo al rovescio quello che difende i delinquenti e indebolisce i tutori della legge».
I dodici agenti sottoposti a interdizione «pur innocenti subiscono anche un danno economico, ora guadagneranno 800 euro al mese, ditemi come fanno a campare con le loro famiglie?», aggiunge Tosi, che chiosa: «Mi auguro che possa fare luce sull’ideologizzazione e sul pregiudizio politico di alcuni suoi magistrati. Serve un giro di vite».
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