Verona sarà sede di un Centro per la Giustizia Riparativa
Redazione
Sarà a Verona uno dei tre Centri per la Giustizia Riparativa nel distretto della Corte d’Appello di Venezia. La Giunta oggi ha approvato l’adesione al Protocollo d’Intesa con la Conferenza Locale per la Giustizia Riparativa e il Ministero della Giustizia. Il Centro, fortemente voluto dall’amministrazione che si è spesa fin dal suo insediamento per la messa a terra dei percorsi di giustizia riparativa, in linea con quanto previsto dal Decreto Legislativo 150/2022, a partire dal Tavolo per la Giustizia Riparativa.
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«Siamo soddisfatti per l’individuazione di Verona quale sede di Centro di Giustizia Riparativa a Verona, ai sensi della cosiddetta Legge Cartabia – ha dichiarato l’assessora alla sicurezza, legalità Stefania Zivelonghi -. Avere un centro sul territorio, e non solo presso le sedi di Corti d’Appello, significa poter rispondere in modo concreto e vicino ai bisogni della comunità. Verona è già sede distaccata dell’Ufficio Servizi Sociali per i Minorenni e questo centro si rivolgerà sia ai minori che agli adulti. È un passo avanti importante verso una giustizia che punta al recupero e alla responsabilizzazione, nel rispetto della normativa nazionale e dei principi dell’Unione Europea. Il vice ministro Sisto, in un incontro informale con tutti gli enti locali ha sottolineato oggi l’urgenza di procedere: anche l’Unione Europea ci chiede di attivare questi centri rapidamente».
Dando la propria adesione alla Conferenza Locale per la giustizia riparativa per il Distretto di Corte d’Appello di Venezia, il Comune si è dichiarato fin da subito disponibile a farsi carico del coordinamento del Centro, che opererà in stretta sinergia con il Tribunale, la Camera Penale, l’Uepe, l’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna, altri soggetti e enti del Terzo settore. La gestione sarà affidata dall’ente un ente del terzo settore accreditato secondo le procedure individuate dalle norme di riferimento.
L’istituzione e la gestione del Centro saranno interamente finanziate attraverso il Fondo nazionale per la giustizia riparativa, istituito dal Ministero della Giustizia, per tutta la durata del triennio di validità del protocollo, che conta su una dotazione di 4,4 milioni di euro annui. Attualmente sono 34 i centri attivati da 29 Comuni, 4 Regioni e una Provincia.
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Intanto procede con buoni risultati il progetto “Tra Zenit e Nadir”. Si tratta di un’iniziativa di giustizia riparativa rivolta ad alcuni minorenni e neomaggiorenni (giovani sotto e sopra i 18 anni) coinvolti in procedimenti penali o segnalati per atti devianti, in particolare ex aderenti della banda giovanile Qbr. Tra i giovani seguiti dal capofila del progetto, il Don Calabria per il Sociale Ets, c’è chi sta frequentando un servizio diurno penale e ha avviato un tirocinio retribuito, chi ha terminato i procedimenti giudiziari e ora lavora stabilmente, e chi ha completato gli studi ottenendo un diploma con buoni risultati.
La giustizia riparativa è un approccio che coinvolge vittime, rei e altri membri della comunità per riparare i danni derivanti da reato. Non si concentra solo sulla punizione, ma sulla possibilità di riparare il danno fatto. È volontaria: chi partecipa lo fa liberamente, senza obblighi. Il cuore del processo è l’incontro tra le parti, facilitato da mediatori esperti. La persona che ha commesso il reato può assumersi la responsabilità in modo attivo e concreto. La vittima ha l’opportunità di essere ascoltata e di esprimere il proprio vissuto. La comunità può avere un ruolo di sostegno e di reintegrazione. Non sostituisce il processo penale, ma può affiancarlo o integrarlo. È prevista dalla legge e riconosciuta come parte integrante del sistema di giustizia.
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