Verona per l’Ucraina, i colori della bandiera giallo-blu sulla Gran Guardia

Oggi e domani sera la Gran Guardia si illumina di giallo e blu Verona esprime vicinanza e solidarietà al popolo di Kiev, capitale assediata in queste ore dalle truppe russe. Nelle serate di venerdì 25 e sabato 26 febbraio, il palazzo della Gran Guardia in piazza Bra, nel cuore della città, sarà illuminato con i…

Oggi e domani sera la Gran Guardia si illumina di giallo e blu

Verona esprime vicinanza e solidarietà al popolo di Kiev, capitale assediata in queste ore dalle truppe russe. Nelle serate di venerdì 25 e sabato 26 febbraio, il palazzo della Gran Guardia in piazza Bra, nel cuore della città, sarà illuminato con i colori blu e giallo della bandiera ucraina. Un gesto simbolico nei confronti del popolo ucraino che sta attraversando momenti drammatici.

mascherina all'aperto a Verona Federico Sboarina sindaco di Verona degrado
Federico Sboarina, sindaco di Verona

«La guerra è una follia, quello che sta accadendo in queste ore è assurdo e va condannato in modo assoluto» commenta il sindaco Federico Sboarina. «Non ci sono giustificazioni, tutta la nostra vicinanza va al popolo ucraino, cittadini e famiglie che sono vittime innocenti dell’invasione russa».

«A Verona la comunità ucraina conta più di 650 persone, quasi tutte donne che vengono qui per lavorare e che hanno le proprie famiglie in Ucraina. Non possiamo essere insensibili al dramma di queste persone, la guerra va condannata sempre, si deve assolutamente fermare» conclude Sboarina.

Nel weekend previste manifestazioni per la pace

Per domani, sabato 26 febbraio, per le 11 in piazza Bra a Verona, è stato annunciato un “presidio per la pace”. «Il primo obiettivo deve essere la protezione umanitaria dei civili» dicono gli organizzatori, il Comitato veronese per le iniziative di pace, insieme ai sindacati Cgil, Cisl, Uil.

locandina manifestazione pace ucraina

Domenica alle 11 invece sarà la volta della manifestazione promossa da PiùEuropa, «per l’immediata cessazione dell’aggressione russa all’Ucraina». Fanno sapere i vertici veronesi del partito: «Abbiamo già avuto l’adesione di esponenti veronesi di altri partiti, tra cui Azione, Partito Socialista, Partito Democratico e Italia Viva».

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Il senatore del Pd Vincenzo D’Arienzo: «Anche a Verona tutti dobbiamo stare dalla stessa parte. Stop al Forum Eurasiatico»

«L’aggressione della Federazione Russa all’Ucraina è un atto ostile verso tutta l’Europa. Putin sta mettendo in gioco il valore assoluto della democrazia liberale conquistata con altre guerre sanguinose. L’Europa non deve permetterlo. Anche a Verona tutti dobbiamo stare dalla stessa parte» afferma in una nota il senatore del Partito Democratico Vincenzo D’Arienzo.

Vincenzo D'Arienzo
Vincenzo D’Arienzo. Foto dal sito vincenzodarienzo.it

«Non è il momento degli equivoci e tutti dobbiamo dire chiaramente da che parte stiamo. La parte giusta è l’Europa e la Nato. Le parole stonate dal coro delle democrazie che sono state dette – alcune anche ridicole – non fanno altro che alimentare il disegno criminoso di Putin. Auspico di non doverne più sentire!».

«Quando c’è una guerra, non ci sono amici o avversari bensì alleati e nemici. La Russia è nella seconda categoria. Per questo, credo che debba essere messa la parola fine anche all’ospitalità che Verona offriva al Forum Economico Eurasiatico. Certamente un importante evento economico, anche per il nostro territorio, lo capisco, ma la guerra che la Russia ha scatenato in Europa ha cambiato lo scenario. Possiamo ospitare i nemici dell’Europa? E pensare che il titolo dell’ultimo evento svolto a ottobre 2021 era tristemente evocativo di quanto sta accadendo per davvero: “L’Eurasia per un nuovo ordine geopolitico ed economico-sociale”».

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Punto di vista ben diverso rispetto al sindaco Sboarina, che ieri aveva dichiarato: «Le armi non devono mai avere il sopravvento e le diplomazie devono trovare una soluzione per fermarle. La preoccupazione è grande e si torni con ogni mezzo al metodo Verona, dove ogni anno si tiene il Forum internazionale Euroasiatico con la formula del dialogo fra Eurasia e Occidente. Qui si incontrano per dialogare le realtà economiche, politiche e imprenditoriali per costruire un ponte fra due mondi che insieme possono disegnare un futuro di pace, di sviluppo reciproco e di crescita delle comunità».

Conclude D’Arienzo: «La democrazia che tanto benessere e sviluppo ci ha garantito vale il sacrificio di non ospitare più eventi simili a sostegno di Paesi che della democrazia si fanno beffa e uccidono coloro che la vogliono.

Anche Bertucco critico sul Forum Eurasiatico

«Il Sindaco Sboarina parla di un presunto “modello Verona” in tema di corrette relazioni tra Eurasia e Occidente citando espressamente il Forum internazionale Euroasiatico di Verona» è il tema che pone anche il consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune Michele Bertucco.

Michele Bertucco, consigliere comunale di Verona
Michele Bertucco

«Allora siamo andati diligentemente a vedere quali siano le indicazioni di dialogo raccomandate dal Forum e con nostro sommo stupore abbiamo visto che sulla home page del sito campeggia la foto di Putin che raccomanda “discussioni produttive e profonde”. Ancora peggio, la foto forma una carrellata con la successiva che ritrae, invece, Papa Francesco. L’accostamento tra chi ha fatto scoppiare la guerra e chi l’avversa come la più orrenda follia umana è quanto meno inopportuno».

«Prima di parlare, il Sindaco Sboarina dovrebbe ricordare che l’organizzatore del Forum euroasiatico, Antonio Fallico, è console onorario in carica della Federazione Russa, nominato nel 2018. In queste circostanze non sembra il migliore testimonial della pace e del disarmo necessari» dice Bertucco.

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Anche Tosi all’attacco: «Diedi la cittadinanza onoraria all’allora premier ucraino Poroshenko. Sboarina l’ha revocata»

Flavio Tosi
Flavio Tosi

«Io e il mio gruppo politico siamo vicini all’Ucraina, lo siamo da sempre. In queste ore drammatiche ci piange il cuore. La maggioranza Sboarina invece nel 2018 in nome del filo-putinismo all’amatriciana revocò la cittadinanza all’allora premier ucraino Poroshenko, che io da Sindaco gli avevo conferito orgogliosamente nel 2016 perché si era dimostrato amico di Verona (come si era dimostrata amica della nostra città l’Ucraina) contribuendo a ritrovare le opere d’arte trafugate a Castelvecchio. Quella revoca della cittadinanza a Poroshenko fu un’onta di Sboarina & C. contro l’Ucraina, ma anche contro Verona, da sempre città che è per la democrazia e per la libertà, valori irrinunciabili».

A dirlo il consigliere comunale ed ex-sindaco Flavio Tosi, che ricorda quel voto del Consiglio comunale del 20 settembre 2018: «La revoca della cittadinanza a Poroshenko – afferma Tosi – fu giustificata da una presunta violazione dei diritti dei cittadini ucraini di etnia russa del Donbass. Quel voto, ispirato dal filo-putiniano Comencini, invece fu palesemente una presa di posizione dell’Amministrazione Sboarina contro l’Ucraina e a favore Putin. Noi la denunciammo già allora, ma a rivederla con gli occhi di oggi, dopo l’aggressione russa in Ucraina, quella presa di posizione fa ancora più orrore».

Tosi ora addita il Sindaco Sboarina e i suoi di opportunismo: «Oggi gli sboariniani stanno facendo un clamoroso e sospetto salto della quaglia: gente da sempre filo Putin, che adesso sgomita in prima fila per solidarizzare con l’Ucraina. Una conversione spinta dall’opportunismo, per nulla credibile. Addirittura ora il capro espiatorio è diventato il Consigliere regionale Valdegamberi, che pur avendo una posizione che noi non condividiamo assolutamente, quantomeno è coerente e non ha la coda di paglia».

Tosi conclude: «Pochi mesi dopo la revoca della cittadinanza a Poroshenko, Sboarina partecipò al Congresso mondiale della Famiglia qui a Verona. Congresso, secondo diverse inchieste giornalistiche di autorevoli testate, finanziato anche da oligarchi della Russia di Putin. Ora con quale credibilità il Sindaco può solidarizzare con l’Ucraina?».

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Sboarina e Comencini replicano a Tosi

Il sindaco Federico Sboarina e il consigliere comunale Vito Comencini rispondono al consigliere Flavio Tosi riguardo alla revoca della cittadinanza onoraria all’ex Premier ucraino Petro Poroschenko.

Concessa nel giugno 2016 “per meriti riguardanti il ritrovamento in Ucraina dei quadri rubati a Castelvecchio in novembre 2015”, la cittadinanza onoraria «è stata revocata a dicembre 2017 perché la riconsegna è avvenuta a distanza di mesi non senza polemiche. Inoltre, le indagini per il ritrovamento erano in realtà state svolte e supportate dalle Autorità giudiziaria e investigativa locali» dicono da Palazzo Barbieri. «Le opere furono ritrovate a Odessa il 6 maggio 2016 ma solamente il 21 dicembre, a distanza di molti mesi, i quadri vennero riconsegnati, tanto che nel frattempo Poroshenko fu denunciato il 21 novembre per appropriazione indebita».

Per questo motivo l’amministrazione Sboarina decise di revocare la cittadinanza onoraria, «fermo restando i profondi sentimenti di amicizia che legano la città di Verona all’Ucraina e ai suoi cittadini».

«In queste ore non c’è tempo per le meschinità – ha sottolineato il sindaco Sboarina -. Solo una persona priva di valori può pensare di sfruttare la tragedia dell’Ucraina pur di sparare l’ennesima bugia da campagna elettorale. Ci sono vittime innocenti e il mondo sta piombando in una catastrofe, ma il consigliere Tosi da sciacallo stravolge la delibera che tutto il Consiglio comunale, minoranze comprese tranne lui, ha votato. L’allora presidente Poroshenko, non solo era un personaggio discutibile, ma non ha nemmeno avuto un atteggiamento limpido nei confronti di Verona. Dal ritrovamento dei quadri rubati a Odessa alla restituzione a Castelvecchio sono passati sette mesi, senza che l’allora presidente dell’Ucraina facesse nulla. Questo il motivo per cui gli è stata revocata la cittadinanza onoraria, con una delibera che contemporaneamente ribadiva l’amicizia verso il popolo ucraino. Ecco perché siamo davanti a sciacallaggio puro. A tutto c’è un limite, in politica non è tutto lecito. Etica e rispetto per le tragedie non devono mai mancare».

«Trovo alquanto imbarazzante l’uscita su Poroshenko di Tosi – ha aggiunto il consigliere Comencini -. Mi auguro che alla base ci sia solo una certa ignoranza per cui non sa che Poroshenko non è più presidente da alcuni anni, in quanto è stato sonoramente mandato a casa dai cittadini ucraini, stufi probabilmente delle sue spinte fortemente bellicose, a differenza dell’attuale presidente Zelensky che ha cercato di dialogare con la Russia di Putin. Ma probabilmente il consigliere Tosi ignora pure che Poroshenko nel 2019 era fuggito in Turchia per scampare a gravi accuse penali, rientrandovi solo dopo poche settimane. Ora è chiamato a rispondere davanti alla magistratura ucraina della grave accusa di alto tradimento. Sinceramente purtroppo non mi stupisce affatto che Flavio Tosi esprima ancora simpatie e nostalgie per un personaggio così discusso e discutibile. Togliergli la cittadinanza onoraria era un atto doveroso e rinfocolare ora la polemica è solo puro sciacallaggio e mancanza di seri argomenti riguardanti la buona amministrazione della città».

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