Verona, occupato uno spazio pubblico a Santa Marta: «Un tetto per tutti»

Un edificio pubblico abbandonato sito nel cortile dell'ex caserma Santa Marta di Verona è stato occupato sabato 4 giugno dal Laboratorio Autogestito Paratod@s. Alla base dell'azione, la richiesta di una maggiore attenzione nei confronti della sistemazione delle persone più fragili.

occupato Santa Marta
L'occupazione dell'edificio a Verona da parte del Laboratorio Autogestito Paratod@s

Verona, occupato uno spazio pubblico a Santa Marta: «Un tetto per tutti»

Si è svolta lo scorso 4 giugno l’occupazione dell’edificio pubblico abbandonato sito nel cortile dell’ex caserma Santa Marta, da parte del Laboratorio Autogestito Paratod@s.

La nota del Laboratorio Paratod@s

«Sono anni ormai che come Laboratorio Autogestito Paratod@s denunciamo l’esistenza di una vera e propria emergenza abitativa a Verona. Un problema che tocca soprattutto le fasce sociali più fragili e marginali, già colpite dalla crisi, dall’inflazione, dal caro bollette, dalle carenze dei servizi sociali. Ricordiamo che nella provincia di Verona ci sono oggi più di mille procedimenti di sfratto in attesa di esecuzione. Un problema che riguarda sempre più italiani, ma che si abbatte come una mannaia sulle persone migranti. Per centinaia di loro, donne e uomini il cui lavoro sostiene interi settori dell’economia locale, non resta che la soluzione di dormire per strada». Inizia così la nota inviata dal Laboratorio Autogestito Paratod@s per illustrare le ragioni e le istanze avanzate. 

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«Insufficiente la risposta del Comune di Verona»

«A fronte di ciò la risposta delle pubbliche istituzioni, del Comune di Verona in primis, è stata e continua a essere del tutto insufficiente. Pochi i posti letto nei dormitori, scarsa l’offerta di case popolari, limitata la capacità dei servizi sociali di trovare soluzioni concrete. L’emergenza abitativa, latente da anni, è esplosa tra aprile e maggio del 2021, quando a fine inverno con la riduzione dei posti letto nei dormitori, decine di lavoratori migranti si sono trovati senza un posto dove dormire, costretti a trovare alloggi di fortuna in edifici abbandonati. In quell’occasione abbiamo accolto nel nostro spazio una ventina di loro, ospitandoli per un paio di settimane. Da allora abbiamo intensificato la nostra azione sul tema del diritto alla casa», aggiunge il collettivo.

Le istanze avanzate in questi anni

La nota prosegue: «Assieme ai lavoratori migranti abbiamo incalzato il Comune di Verona affinché adempisse ai suoi doveri istituzionali e trovasse soluzioni abitative idonee. Abbiamo costantemente informato il settore dei servizi sociali della gravità della situazione, abbiamo organizzato assemblee pubbliche e presidi in piazza portando proposte e richieste precise. Queste sono l’aumento dei posti letto nei dormitori pubblici; l’individuazione di edifici comunali abbandonati e in disuso per recuperarli a scopo abitativo, rendendoci disponibili a sistemarli e gestirli; l’istituzione di un fondo di garanzia comunale finalizzato a tutelare i proprietari di case che si rendessero disponibili ad affittare a lavoratori e lavoratrici migranti». 

I progetti avviati

«Nel frattempo abbiamo affiancato all’azione politica, il mutualismo e la solidarietà. Da maggio 2020 è attivo il progetto SOSpesa, basato sul recupero al mercato ortofrutticolo di verdura e frutta che assieme ad altri generi alimentari viene distribuita gratuitamente a una cinquantine di famiglie in difficoltà. Abbiamo inoltre recuperato dal degrado in cui versava un edificio adiacente alla nostra sede, vuoto e inutilizzato da 25 anni, che è diventato la casetta del Ghibellin fuggiasco. Questo al momento accoglie sedici ragazzi, che lavorano, ma che dovrebbero dormire per strada, visto che nei dormitori non c’è più posto e nessuno affitta loro una casa. E non passa giorno senza che qualcun* venga a chiederci ospitalità». 

«Il Comune se la prende con le vittime»

«Le risposte purtroppo sono state del tutto insoddisfacenti. Da parte del comune di Verona nulla di concreto è stato fatto per risolvere in modo strutturale il problema. Solo per pochissimi è stata trovata una sistemazione abitativa adeguata e più stabile, a fronte delle centinaia che ne avrebbero bisogno. Anzi, l’amministrazione comunale ha proseguito nell’odiosa pratica degli sgomberi, da  parte della polizia locale, di lavoratori migranti costretti a occupare edifici abbandonati. Anziché affrontare il problema, il Comune, in nome del decoro, della sicurezza, della lotta al degrado, se la prende con chi ne è vittima, con chi è costretto a sistemazioni disumane, pur lavorando duramente».

Il contesto attuale

Aggiungono poi: «Non dimentichiamo, infine, che tutto ciò sta accadendo in un contesto in cui il disagio sociale sta diventando sempre più grave e profondo. Prima la pandemia e ora la guerra in Ucraina. Il costo di queste crisi si scarica direttamente sulle fasce di popolazione a reddito medio-basso, precario, intermittente. Erosione dei diritti, inflazione, sottrazione di risorse al welfare per destinarle all’aumento delle spese militari stanno determinando l’impoverimento e un netto peggioramento delle condizioni di vita di milioni di cittadine e cittadini. Sempre in nome della guerra, e del connesso problema energetico, vengono messi in discussione gli obiettivi, già di per sé limitati, della transizione verde. Si continua a incentivare l’uso del gas, si dà il via libera alle trivellazioni nell’Adriatico, si parla di ritorno al nucleare e addirittura al carbone, con buona pace della centralità della questione ambientale tanto sbandierata a parole».  

Le istanze e l’azione del Paratod@s

«Per tutte queste ragioni abbiamo deciso di occupare temporaneamente un edificio pubblico di  proprietà comunale inutilizzato da anni. Con questa azione intendiamo risvegliare l’opinione pubblica veronese e le istituzioni locali. Il tempo delle parole è scaduto. Occorrono fatti. Alle istituzioni chiediamo soluzioni concrete per l’emergenza abitativa e per il riconoscimento del diritto alla casa per tutt*:

  • più posti letto nei dormitori in misura almeno pari a quella disponibile durante l’”emergenza  freddo”;
  • più case popolari;
  • affidamento degli alloggi AGEC non utilizzabili perché da ristrutturare ad associazioni sociali disponibili a risistemarli e a gestirli;
  • blocco delle procedure di sfratto; 
  • l’istituzione di un fondo di garanzia pubblico che favorisca l’accesso al mercato immobiliare privato, oggi inaccessibile a una larga fascia di popolazione;
    l’individuazione e la concessione di edifici pubblici vuoti e abbandonati a quelle associazioni e realtà sociali che svolgono ogni giorno attività di mutualismo e solidarietà. In particolare chiediamo  uno spazio adeguato dove poter proseguire ed espandere il progetto SOSpesa. La verdura e la frutta  recuperate potrebbero infatti essere trasformate e conservate, creando così concrete opportunità di  lavoro e di reddito». 

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