Verona, il comune dice “no” al consumo di nuovo suolo

L'obiettivo dell'amministrazione è di ridurre progressivamente il consumo di suolo non ancora urbanizzato. Una strategia in linea con gli obiettivi dell’Ue, che ha posto come traguardo per il 2050 un incremento dell’occupazione netta di terreno pari a zero.

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La quantità di suolo ancora edificabile sul territorio comunale è di 94,91 ettari, una riserva aurea da utilizzare solo in presenza di progetti di grande rilevanza pubblica. Questa la volontà dell’Amministrazione, in linea con le disposizioni regionali del 2017 per contenere il consumo di nuovo suolo, e che viene messa nero su bianco attraverso la variante al Piano di Assetto del Territorio approvata dalla Giunta.

Si tratta di una riserva di terreno che la Regione, sulla base dei dati urbanistici forniti dal Comune, ha calcolato come area potenzialmente edificabile, una superficie massima oltre la quale non è più consentito costruire. Tuttavia l’Amministrazione, a differenza di tutte le altre città capoluogo del Veneto, ha deciso di non pianificare tali risorse con l’obiettivo di ridurre progressivamente il consumo di suolo non ancora urbanizzato, tenendolo comunque disponibile per progetti di grande interesse pubblico.

Una strategia in linea con gli obiettivi dell’Unione Europea, che ha posto come traguardo per il 2050 un incremento dell’occupazione netta di terreno pari a zero. E un netto cambio di rotta per il Comune, che negli ultimi anni non ha certo brillato per risparmio del suolo, tanto che nel 2019 si è collocato al quinto posto nazionale per incremento di suolo annuale netto, con 19,2 ettari di terreno trasformati. È il frutto delle scelte urbanistiche del recente passato, che si concretizzano sul territorio negli anni successivi. Lo stesso accadrà per le decisioni di oggi, i cui effetti saranno visibili tra quattro-cinque anni.

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Questo non significa che non si potrà più edificare. I nuovi futuri cantieri si concentrano quindi sul ‘consolidato’, ovvero sulla parte di suolo già costruita e su cui è possibile intervenire con riqualificazioni e progetti di rigenerazione urbana. Non a caso con la Variante 29, il prossimo strumento urbanistico dell’Amministrazione, si punta principalmente al recupero delle aree dismesse presenti in tutti i quartieri cittadini, con un occhio di riguardo alle zone maggiormente degradate e per le quali i nuovi processi edificatori rappresentano un’opportunità anche dal punto di vista del tessuto sociale.

Ciò non impedisce ai progetti già approvati di proseguire il proprio iter, così come di prevedere nuove edificazioni nelle zone del PAT in cui è consentito o in deroga ai piani urbanistici presenti nel caso di interventi che lo consentano. La Variante al Pat accoglie anche alcune osservazioni presentate dopo la prima adozione da parte della Giunta. In particolare, verranno inseriti i progetti relativi a Villa Pullè al Chievo, alle aree della Campagnetta a Verona est e delle Acciaierie Verona

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Ilaria Segala
Ilaria Segala

Nel dettaglio l’assessore alla Pianificazione urbanistica Ilaria Segala: «Con questa variante invertiamo la rotta sul consumo del suolo. E, a differenza di altre città capoluogo del Veneto, non chiediamo alla Regione di aumentare il parametro stabilito per la quantità massima di nuovo consumo del suolo».

«Teniamo il valore deciso a livello regionale, pari a 94,91 ettari, come un tesoretto da custodire e preservare, con la possibilità di utilizzarlo laddove si presentasse un’importante opportunità. Verona negli anni passati si è contraddistinta per un consumo esagerato di suolo, trascurando le tante aree già fabbricate ma lasciate in stato di degrado».

«Per questo abbiamo scelto di non richiedere alla Regione un aumento del consumo di suolo, ma puntare sulla riqualificazione della superfici dismesse. Non ha senso continuare a costruire se c’è tanto di edificato che non viene utilizzato e magari lasciato in stato di degrado. Con la variante 29 e la campagna dei ‘vuoti a rendere‘ stiamo invertendo la direzione di marcia, puntando sulla rigenerazione e riconversione di aree dismesse o degradate, coinvolgendo anche i cittadini e i principali stakeolder. La modifica al PAT ci permette di cristallizzare le aree dove è possibile edificare o meno, andiamo avanti in questa direzione, consapevoli che gli effetti e i benefici di queste scelte di vedranno tra qualche anno». 

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La replica di Bertucco

«La cementificazione a Verona è un treno in corsa che questa amministrazione è ben lontana dal poter o, anche soltanto, dal voler fermare. I 94,91 ettari “assegnati” dalla Regione sulla base dei dati di un PAT che ricordiamo essere stato taroccato, falsato, riguardano esclusivamente la quota che la Regione riconosce ai territori oltre (quindi in aggiunta) alla pianificazione vigente. Ad essi vanno quindi aggiunte le trasformazioni previste dal PAT stesso che ammontano a ben 281 ettari, solo in parte già edificati» dicono Michele Bertucco, consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune, e Giuseppe Campagnari, ingegnere e urbanista.

«Dunque, altro che “tesoretto” da preservare per le grandi occasioni come ha detto l’assessore Segala: la riserva di cemento sulla quale il Comune può contare è già sterminata, e ciò rende ancora più riprovevole che l’amministrazione Sboarina non abbia chiesto alla Regione Veneto di ricalcolare i parametri della Legge sul consumo di suolo, ben sapendo che il Comune aveva trasmesso dati gonfiati che hanno consentito di dichiarare edificabili circa 1 milione di metri quadri (100 ettari) di suolo agricolo in più del dovuto, precisamente 1.678.000 mq anziché 791.000 mq. Nei documenti trasmessi alla Regione, sono stati conteggiati come suolo agricolo i parcheggi dello Stadio, le ex Officine Adige e perfino il verde decorativo delle aiuole e degli spartitraffico» continuano Bertucco e Campagnari.

«Una vergogna commessa della precedente amministrazione Tosi-Giacino (con Sboarina assessore all’Ambiente!) a cui ora Sboarina e Segala reggono il palco in perfetta continuità da Attila».

Michele Bertucco, consigliere comunale di Verona
Michele Bertucco

Aggiungono: «E non è finita, perché a questi numeri vanno aggiunte le deroghe previste dalla stessa legge regionale, che mentre sostiene di voler frenare la cementificazione, consente di costruire in deroga alla pianificazione vigente in tutte le aree appresso ai caselli autostradali e ogni volta che definisca come “strategico” un intervento urbanistico. Vanno aggiunti, inoltre, gli accordi di programma regionali e l’uso dello Sblocca Italia, tutti strumenti che derogano alla pianificazione vigente e che si possono applicare sia alle riqualificazioni urbane sia alle edificazioni su suolo agricolo (se il Comune le approva). Va pure precisato che anche le opere pubbliche non concorrono alla quantificazione del consumo di suolo, vale a dire ad esempio che il traforo delle Torricelle, che nemmeno questa amministrazione è riuscita a realizzare ma che rientra comunque nella pianificazione, non verrà conteggiato come suolo consumato».

«La realtà è pertanto ben diversa dalla versione edulcorata raccontata dall’assessore Segala. Verona è ai primi posti per capacità di consumo di suolo e, con questa sterminata riserva di aree trasformabili, è destinata a restarlo ancora a lungo, in barba a tutti i proclami di sostenibilità. Non c’è nessuna inversione di tendenza e questo è bene che emerga nelle sedi competenti. Il PAT va rivisto non solo perché gonfiato ma è anche sovradimensionato. La città non ha mai toccato la quota di 285 mila abitanti prevista per il 2017 e non la toccherà mai. Chiediamo pertanto un’operazione verità per non illudere i cittadini rispetto a cose che al di fuori della propaganda politica non esistono» concludono Bertucco e Campagnari.

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La replica del Pd

«Non comprendiamo di che cosa dovremmo essere grati all’assessore all’urbanistica Segala, se di aver ottenuto dalla Regione 100 ettari di suolo da consumare oppure di aver detto che non li cementificherà. Visto che si tratta di superfici più che rilevanti, pari all’estensione di un quartiere di piccole dimensioni, vorremmo sapere da lei e dal Sindaco Sboarina se questa massa di suolo potenzialmente edificabile serve oppure no allo sviluppo della città» dicono i consiglieri comunali del Pd Federico Benini, Elisa La Paglia, Stefano Vallani.

«Purtroppo non ci viene in aiuto il programma di mandato, generico al punto tale dal dire tutto e il suo contrario, né i risultati della politica urbanistica dell’amministrazione che con la Variante 23 si è limitata a distribuire concessioni edilizie senza un disegno generale di sviluppo».

I consiglieri del PD Benini, La Paglia e Vallani

«Non lo sappiamo perché l’amministrazione non ha voluto impegnarsi in un lavoro di aggiornamento del Pat, Piano di assetto del territorio, come da noi richiesto. Il fondamentale documento di pianificazione territoriale è vecchio di 10 anni e non più rispondente ai bisogni della città che chiede qualità della vita, sostenibilità, aree verdi e una mobilità meno caotica e più funzionale. Bisogna dunque rilanciare la piantumazione di alberi su cui siamo indietro rispetto agli obblighi di legge. Dobbiamo fare di più sulla  qualità dell’aria. e dobbiamo rilanciare il tema della casa, perché la crisi c’è, per chi ha perso il lavoro, ma c’è anche per i giovani» dicono Benini, La Paglia e Vallani.

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