Due anni dal lockdown, Verona dedica un parco alle vittime del Covid
Un minuto di silenzio. Sessanta secondi che, da nord a sud, uniscono il Paese nel ricordo. L’Italia celebra oggi la Giornata nazionale delle vittime del Covid. E Verona dedica un parco a tutti i cittadini che, in questi due anni, hanno perso la vita per il virus che ha stravolto il mondo.
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Il 18 marzo 2020 l’Italia intera era in lockdown e tutti i media trasmettevano le immagini della colonna di mezzi militari che, a Bergamo, trasportava le salme. Un conteggio pesante. Solamente nei mesi di novembre e dicembre di quel primo anno di pandemia, Verona registrava un +120% dei decessi. Cittadini che non ci sono più e che, in tanti casi, se ne sono andati senza i familiari al loro fianco.
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Una ferita difficile da chiudere, ma che la città cerca di lenire con la vita, quella di una nuova area verde, al Saval, in uno dei quartieri più popolosi, assieme ai bimbi della scuola dell’infanzia Santa Maria Regina.
Questa mattina il sindaco ha intitolato il parco che si trova tra via Emo, via Delle Aste e via Da Mosto alle ‘Vittime del Covid-19. In memoria dei medici, del personale sanitario e di tutte le vittime’. La città si è fermata per un minuto di silenzio. E i bimbi hanno poi cantato per far ripartire lo scorrere del tempo.
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Tante le autorità intervenute: il Prefetto Donato Cafagna, il Vescovo monsignor Giuseppe Zenti, gli assessori Stefano Bianchini, Ilaria Segala, Luca Zanotto, Marco Padovani, i consiglieri comunali Anna Leso, Paola Bressan, Daniele Perbellini, Massimo Paci, il presidente della terza Circoscrizione Claudio Volpato. E ancora il direttore generale dell’Azienda Ospedaliera Callisto Bravi, il rappresentante dell’università di Verona Giuseppe Lippi, per l’Ordine dei Medici Anna Tomezzoli, la rappresentante dell’Ordine delle professioni infermieristiche Lorella Bonetti, il comandante provinciale della Guardia di Finanza Vittorio Francavilla, il tenente colonnello del Comfoter di Supporto Antonio Maritato.

«Non possiamo e non vogliamo dimenticare – ha detto il sindaco Sboarina -. In questa nuova area verde, al centro di un quartiere in cui fiorisce la vita, ricordiamo tutti coloro che hanno perso la propria per il Covid. Tantissimi veronesi, tra i quali medici e operatori sanitari che non ci sono più, portati via dalla pandemia. Oggi è un giorno importante, se è vero che il 31 marzo terminerà lo stato di emergenza, dopo più di due anni, il Coronavirus lascerà un segno indelebile in ognuno di noi».
«Nessuno allora aveva un manuale, il libro delle istruzioni per gestire una situazione mai affrontata prima. L’emergenza sanitaria, poi quella sociale ed economica, hanno colpito ognuno di noi. Ma Verona ha saputo rispondere, insieme abbiamo superato i momenti più complicati, anche se questo non è servito a salvare tutte le vite. Oggi che nuovi problemi e drammi, tra cui la guerra, rischiano di prendere il sopravvento, noi vogliamo ricordare tutti i veronesi ‘caduti’ per la pandemia. Sono passati solo pochi mesi, ma desideriamo che la memoria di questi due anni, e delle tante battaglie affrontate assieme, resti in eterno. È giusto ripartire ma è anche giusto ricordare, come mi hanno chiesto alcuni parenti e ai quali avevo promesso che avremmo lo avremmo fatto».
«Due anni fa regnava il silenzio, eravamo in lockdown e cercavamo una strada per combattere quel virus che dilagava – ha ricordato il Prefetto Cafagna -. Nessuno sapeva come fare, nemmeno gli ospedali. Numerose norme si sono susseguite per contenere il pericolo grave che tutti stavamo correndo, abbiamo lavorato insieme per dare risposte immediate alla città in difficoltà. Abbiamo il dovere oggi di ricordare chi non ce l’ha fatta, molti di loro erano uomini impegnati a combattere questa battaglia, forze dell’ordine, sanitari e volontari. Questa targa ricorderà alle nuove generazioni quanto successo. E l’impegno corale che c’è stato. Guardiamo ora ai giovani, dopo il trauma del Covid vivono quello della guerra, dobbiamo pensare in primis a loro».
«La speranza ci deve accompagnare sempre – ha concluso il Vescovo Zenti -, deve essere una calamita, un magnete che ci fa guardare avanti. Nonostante le sconfitte e i momenti travagliati, l’uomo non si deve fermare. Pandemia, crisi economica e guerra hanno creato una polveriera spaventosa, ma se siamo coesi possiamo fare squadra e affrontare questo momento complesso e difficile».
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