Verona corre per diventare Capitale italiana del Volontariato 2027

di Matteo Scolari

| 31/03/2026
Il CSV, l'amministrazione comunale e una rete di enti e associazioni territoriali lanciano la sfida per il riconoscimento nazionale. L'esito della selezione è atteso per aprile. Il sindaco Tommasi: «Fa parte del nostro DNA».

Verona ufficializza la propria candidatura a Capitale italiana del Volontariato 2027, mettendo in fila numeri, storia e una rete ampia di soggetti che va dal Csv al Comune, dalla Caritas al Forum del Terzo Settore Veneto. La proposta è stata presentata questa mattina nella sede del Csv di Verona, dove è stato ribadito il senso di un percorso che punta a trasformare in riconoscimento nazionale una vocazione che, sul territorio veronese, affonda le radici da molto tempo. Secondo il comunicato diffuso dall’ufficio stampa, il comitato promotore lavora da mesi al dossier, forte di 1.800 enti del Terzo settore sul territorio provinciale e di oltre 6.200 organizzazioni non profit, circa la metà delle quali presenti in città. La città vincitrice sarà nominata ad aprile, mentre l’eventuale passaggio del testimone è previsto per il 5 dicembre 2026, in occasione della Giornata internazionale del Volontariato.

A spiegare lo spirito della candidatura è stato il presidente del Csv Verona, Roberto Veronese, che ha parlato di una sfida “ambiziosa e suggestiva”, nata dalla consapevolezza che a Verona esiste “una tradizione solidaristica importante” e che “i numeri parlano chiaro, la partecipazione parla chiaro”. Ma accanto alla tradizione, Veronese ha sottolineato soprattutto il fermento delle nuove generazioni: “C’è anche un movimento molto forte di giovani, che vogliono fare volontariato anche in maniera diversa, come attivismo”. È proprio dall’incontro tra questa eredità storica e le nuove forme di impegno civico che, ha spiegato, è maturata la decisione di presentare la candidatura per il 2027.

Il presidente del Csv ha poi indicato i prossimi passaggi del percorso. La prima data da cerchiare in rosso è quella di aprile, quando arriverà la decisione finale. “Entro fine aprile, il 18 aprile, sapremo se ci è stato dato il titolo”, ha detto. In caso di assegnazione, si aprirà poi una fase di costruzione partecipata: “Da lì in poi inizierà il percorso partecipato che saranno sei mesi di ascolto, condivisione, raccolta di informazioni, con tutti gli enti che hanno aderito e tutti gli altri”. Veronese ha ricordato che oggi la rete coinvolge già “una settantina di realtà”, ma che l’obiettivo è allargarla ulteriormente per raccogliere idee, eventi e progettualità, provando a “metterli insieme, efficientarli, mettere a sistema anche delle collaborazioni”.

Lo sguardo, naturalmente, è già rivolto al calendario del 2027. Sempre Veronese ha richiamato la data del 5 dicembre 2026, giorno dell’eventuale passaggio di consegne da Modena, per poi arrivare all’avvio ufficiale dell’anno da capitale del volontariato: “Da lì in poi iniziano un po’ di attività, per iniziare veramente con l’inaugurazione a inizio 2027. Sarà un anno ricco di condivisioni, attenzioni, eventi e messe a sistema di collaborazioni importanti”. Un’impostazione che si lega alle linee programmatiche indicate nel comunicato, dove si parla di comunità solidali e inclusive, protagonismo giovanile e alleanze intergenerazionali, volontariato come cultura e valorizzazione dei territori, oltre al suo valore politico come presidio di futuro, democrazia e diritti.

Sul fronte istituzionale, il sindaco Damiano Tommasi ha insistito sul fatto che la candidatura rappresenta prima di tutto la presa d’atto di una identità già consolidata. “Potrebbe essere anche una ratifica di quello che Verona ha nella sua storia e nel suo Dna”, ha affermato, collegando il progetto a una visione amministrativa che riconosce il valore del Terzo settore. Tommasi ha ricordato come l’amministrazione abbia scelto di dotarsi di un assessorato che si occupi specificamente anche di questo ambito, con l’obiettivo di “mettere a sistema queste grandi energie che ci sono nella città”.

Per il sindaco, il valore aggiunto della candidatura sta anche nel metodo. Il Csv, ha osservato, “ha attivato un percorso di dialogo”, e proprio questa capacità di fare rete è uno degli aspetti più significativi dell’iniziativa. “A noi piace l’idea di entrare in rete, in dialogo con le altre istituzioni, metterle tutte attorno a un valore che è quello del volontariato, della gratuità, dell’essere per gli altri”, ha detto Tommasi, sottolineando come Verona abbia sempre rappresentato e tramandato questi valori. Da qui anche un ringraziamento a tutte le realtà attive sul territorio: “Credo che anche l’occasione per ringraziare davvero tutte le energie, che non solo in città, ma su tutto il territorio di Verona danno tanto agli altri”.

A offrire una lettura più ampia, storica e culturale, è stato il vescovo di Verona, monsignor Domenico Pompili, che ha definito il volontariato “un vero e proprio capitale sociale”, aggiungendo che a Verona questa risorsa è “di casa”, ben oltre la stessa candidatura. Per il vescovo, l’eventuale titolo avrebbe quasi il sapore di “un riconoscimento postumo di quello che già è stato fatto qui”, a partire dall’Ottocento, grazie all’opera di figure laiche e religiose che hanno dato vita a iniziative capaci di rispondere ai bisogni che Stato e istituzioni, in passato, non riuscivano ancora a coprire pienamente.

Pompili ha poi insistito sul significato educativo e sociale della candidatura, definendola “un messaggio importante” perché “la cultura del dono è una cultura che va coltivata anche attraverso i giovani”. Un passaggio centrale, questo, in un momento in cui il volontariato sta cambiando pelle. Il vescovo non ha nascosto che il settore risente dell’invecchiamento generale della società, ma ha invitato a leggere questa trasformazione non solo in chiave negativa. “Questa diminuzione numerica di volontari fa il paio con la necessità di ridefinire anche il format del volontario”, ha spiegato, osservando che oggi serve probabilmente “una maggiore flessibilità di tempi”, con modalità di impegno più concentrate ma anche più compatibili con la vita delle nuove generazioni.

Nella riflessione del vescovo emerge così un tema decisivo anche per il futuro della candidatura: il passaggio di testimone tra generazioni. Pompili ha richiamato la necessità di favorire un vero turnover tra chi oggi gestisce i servizi e chi potrebbe entrarvi domani, “lasciando che i giovani possano entrare e soprattutto cercando di coinvolgerli”. Un’indicazione che si salda con una delle direttrici indicate anche nel dossier, cioè la volontà di unire tradizione e innovazione, valorizzando il patrimonio solidaristico veronese ma aprendosi alle nuove forme di partecipazione civica, inclusione e sostenibilità.

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