Verona, condannato non dichiara 75mila euro. Sequestrato il denaro

L'uomo, condannato a sette anni di reclusione per il reato di sfruttamento della prostituzione e di riduzione in schiavitù, non aveva dichiarato alle Fiamme Gialle di Verona di aver percepito 75mila euro.

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Foto d'archivio

Verona, condannato non dichiara 75mila euro. Sequestrato il denaro

I Finanzieri del Comando Provinciale di Verona stanno procedendo al sequestro di oltre 75mila euro nei riguardi di un pregiudicato residente nella provincia dal 2015. 

L’uomo è già condannato per sfruttamento della prostituzione e schiavitù

I militari sono impegnati, in particolare, a dare esecuzione a un decreto di sequestro preventivo di 75.855 euro nei confronti di un 36enne albanese. Quest’ultimo era già condannato a sette anni di reclusione per il reato di sfruttamento della prostituzione e di riduzione in schiavitù. L’uomo non aveva provveduto a comunicare, come imposto dalla legge, le variazioni patrimoniali che lo avevano interessato nel decennio successivo alla condanna. 

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Nel 2017 e 2018 aveva percepito redditi per oltre 75mila euro

Nel corso delle indagini, le Fiamme Gialle veronesi hanno rilevato inoltre che lo stesso nel 2017 e nel 2018 aveva percepito redditi per oltre 25mila euro. Aveva inoltre movimentato sui propri conti correnti e su carte prepagate somme di denaro annue per circa 40mila euro. Tutto ciò, senza fare le prescritte segnalazioni alla Guardia di Finanza. 

L’attuale normativa

L’attuale normativa impone, infatti, alle persone condannate con sentenza definitiva per taluni reati di particolare gravità, l’obbligo di comunicare al Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria locale tutte le variazioni nell’entità e nella composizione del patrimonio. Queste dichiarazioni devono inoltre concernere elementi di valore non inferiore a 10.329,14 euro. Allo stesso modo, entro il 31 gennaio di ciascun anno, gli stessi soggetti sono altresì tenuti a comunicare le variazioni intervenute nell’anno precedente.

Le sanzioni

Tali disposizioni normative mirano a introdurre un sistema di controllo del patrimonio delle persone condannate per la durata di un decennio. L’obiettivo è dunque accertare e fare emergere eventuali attività economiche riconducibili agli stessi. La mancata osservanza di tale obbligo di comunicazione è sanzionata penalmente con la reclusione da due a sei anni e la multa da 10.329 a 20.658 euro, nonché con la confisca dei beni ovvero di somme di denaro per un valore equivalente. 

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