Verona Capitale della Cultura 2022, primo racconto pubblico all’ex Caserma Santa Caterina

Primo appuntamento del percorso per raccontare alla città il dossier "Verona 2022". La Cultura apre nuovi mondi". Ieri, all’ex Caserma Santa Caterina, l'incontro, aperto alla cittadinanza, per illustrare nel dettaglio il dossier sui cinque "mondi" che, a vario titolo, contribuiscono a rendere la Verona una eccellenza per il patrimonio storico e artistico nazionale.

Da pagina FacebookVerona 2022

Il percorso per raccontare alla città il dossier “Verona 2022″. La Cultura apre nuovi mondi” è iniziato ieri, mercoledì 9 settembre, dall’ex Caserma Santa Caterina. Un’area militare dove verranno realizzati i depositi unificati dei musei civici, un altro polo culturale cittadino pronto a nascere e a cambiare il volto di Verona. L’incontro, aperto alla cittadinanza, per illustrare nel dettaglio il progetto, un dossier sui cinque “mondi” che, a vario titolo, contribuiscono a rendere la nostra città una eccellenza per il patrimonio storico e artistico nazionale.

Ad aprire l’appuntamento l’assessore alla Cultura Francesca Briani con i saluti del presidente della Regione Veneto. «La candidatura di Verona a Capitale Italiana della Cultura 2022 è davvero un’opportunità di valorizzazione e di promozione di una città, ricca di storia e tradizione, un’eccellenza per il suo patrimonio artistico, archeologico e culturale». Queste le parole del Governatore.

«Inizia oggi il racconto di un lungo percorso, un lavoro significativo fatto a più mani per la città e la valorizzazione di tutto il suo patrimonio culturale, sia quello conosciuto che quello meno noto» ha aggiunto l’assessore alla Cultura. «Incontri organizzati direttamente nei luoghi coinvolti dal cambiamento cittadino, che i veronesi potranno vedere dal vivo. Qui oggi sono rappresentate tutte le Istituzioni e realtà che a vario titolo hanno contribuito alla realizzazione di questo dossier, facendo rete per mettere assieme competenze e progetti. Un’occasione per la nostra città di aprirsi al mondo nella direzione dell’accessibilità, del fare sistema e della sostenibilità economica».

L’assessore alla cultura Francesca Briani

Durante il pomeriggio sono intervenuti il Soprintendente Vincenzo Tinè, i direttori dei Musei Civici Francesca Rossi, del Museo archeologico nazionale di Verona Federica Gonzato e del dipartimento Cultura e civiltà dell’Università di Verona Arnaldo Soldani. Presenti anche Angelo Bertolazzi dell’Università di Padova e Paola Boscaini della Biblioteca Capitolare e l’assessore alla Pianificazione urbanistica Ilaria Segala.

«Crediamo nel progetto, in uno spirito agonistico che può essere uno slancio per Verona per essere ancora più bella» ha affermato ne suo intervento il Sovrintendente Tinè. «Un progetto su monumenti simbolo ma che connette anche sistemi museali e di gestione dei magazzini. Tutto questo creerà anche valenza museale sui luoghi prettamente più turistici, come l’Arena di Verona».

Sull’idea di rigenerazione urbanistica e ambientale del sistema museale si è concentrato l’intervento di Francesca Rossi che ha spiegato come i musei siano oggi sempre più luoghi di aggregazione sociale oltre che di diffusione culturale. «Vorremmo creare un Museo Deposito della città di Verona, consapevoli che Verona possiede dei musei tra i più antichi d’Italia. L’idea è partita dalla consapevolezza che i nostri musei hanno un accumulo di milioni di oggetti difficili da gestire» ha affermato la direttrice dei Musei Civici di Verona.

«Perciò vorremmo creare dei depositi visitabili, provvisti anche di caffetterie e bookshop. L’ordine di classificazione sarà diverso da quello di un museo classico, con forme di gestione sostenibile. La forza di tutto questo sarà che la comunità dovrà partecipare alla vita del museo» ha concluso la Rossi.

Anche Federica Gonzato, direttrice del Museo archeologico nazionale di Verona, si è concentrata sulla funzione sociale dei musei affermando che essi debbano essere ormai considerati come «un “terzo spazio”, dopo la propria casa e il lavoro, in cui rilassarsi e svagarsi». Far rete mettendo in connessione i diversi spazi culturali è un primo obiettivo. «Il Museo archeologico nazionale, in Stradone San Tommaso 3, sarà pronto nell’autunno del 2021 e unirà una collezione archeologica alla storia della caserma, in un’ottica di gestione dei musei nazionale. Avrà il piano terra e il cortile gratuiti, con bookshop e ristoranti. I tre piani successivi saranno il museo, con percorsi emotivi dei visitatori».

Tra le tematiche approfondite anche la riscoperta della storia cittadina e l’accessibilità degli antichi patrimoni culturali attraverso nuovi linguaggi e tecnologie, con un particolare approfondimento sul laboratorio medievale Dantesco. «La Biblioteca Capitolare è divenuta fondazione a gennaio 2020 grazie alla famiglia Bauli. Un tesoro sconosciuto ai veronesi, nonostante sia la biblioteca più antica del mondo, con più di mille e 400 capitoli» ha affermato Paola Boscaini. «Abbiamo in futuro un progetto con Museo Egizio di Torino e da molti mesi lavoriamo con l’Università di Verona che sta portando avanti la scannerizzazione di tutto il nostro patrimonio culturale. C’è bisogno di recuperare la storia di Verona, nel passato eravamo molto più vicini alla cultura rispetto ad oggi e serve rivalorizzarla».

Ultimo intervento è stato di Arnaldo Soldani, direttore del Dipartimento cultura e civiltà dell’Università di Verona. «Lo studio degli antichi testi e dei tesori della Biblioteca Capitolare ha creato una relazione più organica con la Capitolare, con un modello di ricerca in sinergia tra gruppi estesi di studiosi. Proprio in Capitolare c’è il Laboratorio di studi medievali e danteschi Lamedan, diretto da Paolo Pellegrini».

Il professor Arnaldo Soldani

Tre sono le modalità di intervento in sinergia tra l’Università e la Biblioteca Capitolare. «Stiamo catalogando manoscritti con catalogo un elettronico fornito, diagnosticando dei singoli manoscritti, sul loro stato di conservazione, sui materiali utilizzati e la tipologia di scrittura. Infine la digitalizzazione dei manoscritti ad altissima definizione. La prima trance di lavoro sarà entro il 2022». Olivia Guaraldo, public engagement dell’Università di Verona, ha infine portato i saluti del Rettore, sottolineando che «l’Università nasce in città, come rifugio per gli studiosi vaganti. L’Universita e la città si coappartengono». 

Prossimi appuntamenti di presentazione del progetto Verona Capitale della Cultura 2022 mercoledì 16 settembre a Palazzo Bocca Trezza, un luogo dedicato al sociale, all’ambiente e alla rigenerazione urbana. Il 2 ottobre al cantiere ex manifattura tabacchi fiera di Verona e infine il 9 ottobre a Castel San Pietro per uno sguardo sulla città.