Verona 2022: si scalda la campagna su tutti i fronti

Ilaria Segala entra nella Lega e Sboarina lancia la propria "Verona Olimpica". Italia Viva sostiene Tosi. Tommasi incontra i circoli del Partito Democratico. Mancano settanta giorni, si scalda la campagna elettorale.

Flavio Tosi, Damiano Tommasi, Federico Sboarina sondaggi verona
Flavio Tosi, Damiano Tommasi, Federico Sboarina

Settanta giorni. Sono quelli che mancano alla giornata elettorale del 12 giugno 2022, quando Verona e altri tredici comuni della provincia saranno chiamati alle urne per eleggere le nuove amministrazioni comunali. Per tutti, invece, c’è il sì o il no ai referendum sulla giustizia. I ballottaggi eventuali, per Verona e Cerea, saranno il 26 giugno.

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Ilaria Segala nella Lega

Questa settimana il sindaco uscente di Verona, Federico Sboarina, ha lanciato la propria campagna elettorale con il motto “Verona Olimpica“. Intanto, all’interno della coalizione che lo sostiene, c’è il colpo messo a segno dalla Lega, che accoglie nelle proprie fila l’attuale assessora all’Ambiente e Urbanistica Ilaria Segala. Ieri si è tenuta la presentazione.

Quest’ultima, alle elezioni del 2017, era stata eletta all’interno della lista civica del sindaco, Battiti per Verona. Sindaco che, l’anno scorso, era a sua volta entrato in un partito, ma quello “concorrente”, Fratelli d’Italia.

De Berti, Segala, Zavarise, Bricolo
De Berti, Segala, Zavarise, Bricolo

«Mi definisco una moderata di centrodestra, da sempre più un amministratore pubblico che un politico – racconta Segala – in questi ultimi anni ho lavorato in stretta collaborazione con due amministratori della Lega, Luca Zanotto ed Elisa De Berti, con i quali abbiamo smarcato progetti importanti, realizzando una staffetta fondamentale per ottenere risultati in progetti complessi, quando è necessario interfacciarsi con realtà come il Ministero o RFI».

«Ho trovato una politica fattiva, composta dalla voglia di essere incisivi e di fare il bene della comunità. Mi sono riconosciuta nei valori della Lega della buona amministrazione, quella che agisce al di là dei proclami e che porta a casa risultati concreti, quella che durante la pandemia, grazie al lavoro di Luca Zaia, è diventata modello per tutta Italia» continua Segala.

Figlia di profughi istriani, già presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Verona, prima donna a ricoprire questo ruolo, è stata negli ultimi cinque anni assessora all’Urbanistica, Programmazione interventi per abbattimento barriere architettoniche e Ambiente. Continua Ilaria Segala: «Sono partita da un’esperienza civica che non rinnego, anzi, che mi ha dato tanto, ma oggi sono pronta a credere a ricandidarmi in un partito che trovo più adatto alla mia nuova dimensione cittadina, ovviamente nel segno della continuità e a supporto di Sboarina Sindaco».

Ticket Segala-Zanotto. Durante la conferenza stampa il vicesindaco Luca Zanotto e Ilaria Segala hanno annunciato anche l’avvio della loro campagna elettorale, che affronteranno insieme, facendo leva sulla possibilità per il cittadino di esprimere la doppia preferenza di genere.

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Federico Vantini sceglie Tosi

L’ex sindaco Flavio Tosi questo fine settimana ha invece accolto ufficialmente Federico Vantini e Italia Viva. Il partito di Matteo Renzi sosterrà infatti Tosi, ma senza simbolo o liste proprie. Alcuni suoi esponenti saranno membri delle liste a sostegno del candidato di Fare.

Presente alla conferenza di presentazione anche il deputato di Italia Viva e sindaco di Garda Davide Bendinelli.

Davide Bendinelli, Federico Vantini, Flavio Tosi
Davide Bendinelli, Federico Vantini, Flavio Tosi

Vista la precedente militanza di Vantini anche nel Pd, l’eurodeputato della Lega Paolo Borchia aveva ironizzato: «Prendiamo atto che da oggi a Verona il centrosinistra esprime ufficialmente due candidati sindaci. Flavio Tosi, che grottescamente va dichiarandosi di centrodestra, ha imbarcato in squadra addirittura Federico Vantini, pupillo di Renzi».

Questa la nota di replica firmata da Lista Tosi e Fare Verona: «Le dichiarazioni di Borchia sono surreali e grossolanamente strumentali. Borchia non è credibile dal momento che l’unico partito sposato con la sinistra, dal 2018, è il suo, alleato prima con i 5 Stelle nel Governo Conte e oggi al Governo con gli stessi grillini, il PD e Renzi e il comunista Speranza».

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«Invece la Lista Tosi non è un partito politico, ma una lista civica che ha al suo interno molti esponenti storicamente di destra e di centrodestra che non accettano lezioni da un Borchia qualunque. Accanto a loro in questi anni abbiamo accolto autorevoli esponenti del mondo civico, professionisti e imprenditori, con nessuna appartenenza ideologica o partitica. Borchia, inoltre, dimentica o finge di dimenticare che alle politiche del 2018 e alle ultime Regionali Tosi si è alleato con la coalizione di centrodestra di Zaia, che tutt’oggi sostiene convintamente in Regione Veneto».

E ancora: «Capiamo invece le difficoltà in casa Lega, difficoltà che perfino un Borchia qualunque coglie: Borchia si rende conto che molti elettori della Lega sostengono convintamente Tosi, giustamente imbarazzati dalla scelta di piccolo cabotaggio del loro partito di appoggiare Sboarina per qualche carega in più».

Non è mancata la sferzata di Michele Bertucco (In Comune per Verona): «Dopo averci spiegato per anni quale fosse la vera “sinistra riformista” i renziani veronesi alla fine trovano posto nella forza politica più conservatrice del centrodestra veronese, attualmente impegnata a far dimenticare ai veronesi i 10 anni sprecati alla rincorsa di cimiteri verticali, trafori, lottizzazione delle aziende partecipate. Basteranno 5 anni di opposizione per riabilitare la figura di Tosi? Una cosa è sicura: ai renziani che hanno cambiato casacca non mancheranno le asfaltature visto che Tosi non comprende altra logica che quella del cemento e dell’asfalto».

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Tommasi incontra i circoli del Pd

In una affollata Sala Lucchi, venerdì sera, i Circoli Pd hanno incontrato il candidato a sindaco Damiano Tommasi in due ore ricche di temi e contenuti animati dai numerosi interventi dei consiglieri comunali Pd, dei consiglieri di Circoscrizione, dei segretari di Circolo oltre naturalmente che dei tre presidenti Pd di Seconda, Quarta e Settima Circoscrizione.

Rispondendo agli stimoli, Damiano Tommasi ha esordito con una battuta: «Oggi è il 1° Aprile ma questo non è uno scherzo. Sento la responsabilità della competizione, ma soprattutto la responsabilità del compito di raccontare un’altra Verona e il dovere di mettere a terra i progetti collegati a questa nuova visione. Ho 6 figli e una attività impegnativa e prima di accettare questo progetto, che è di medio-lungo termine, ho dovuto pensarci bene su. Ma adesso che siamo partiti vi dico una cosa: ci dobbiamo preparare a governare più che a vincere».

Nel ripercorre le tappe che hanno portato all’individuazione della candidatura di Tommasi, il Segretario cittadino Pd Luigi Ugoli (collegato da remoto) ha sottolineato come sia stato trovato il «giusto mix tra partiti e civisimo» andando oltre la vulgata che vorrebbe tutto il bene da una parte e tutto il male dall’altra. Nel ribadire che il Pd veronese è al servizio del candidato sindaco Damiano Tommasi, il Segretario provinciale Maurizio Facincani ha sottolineato il valore aggiunto di rete che il Partito Democratico può fornire nelle sue articolazioni regionali e soprattutto nazionali.

Tommasi ha quindi spiegato alla platea del Pd perché non avrebbe mai potuto essere soltanto il candidato di un partito, in primo luogo «perché non ho mai avuto una tessera di partito e la mia candidatura ha senso soltanto in una dimensione amministrativa», e in secondo luogo «perché ho troppo rispetto per il vostro percorso politico e per il lavoro, anche di opposizione, che avete fatto nella società e nelle istituzioni in questi anni».

Il candidato è infine tornato sui concetti di rete e di unità del progetto: «Per amministrare una città servono le persone, non ne basta una sola, serve una Rete! la cui unità deve essere messa davanti alle singole bandiere. Questa partita ha sicuramente dei risvolti nazionali ma il campo di gioco è Verona dove c’è una sola bandiera da tenere in alto: quella della città».

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