Vari reati e violenze: 54enne espulso dal territorio nazionale

Si era reso responsabile di una serie di reati contro il patrimonio e di un’escalation di violenze e minacce contro la persona: su proposta del Questore, 54enne espulso dal territorio nazionale con accompagnamento alla frontiera.

Polizia di Stato - immigrazione

Era già gravato da pregiudizi penali per reati contro la persona, il patrimonio ed in materia di stupefacenti, ma nell’ultimo mese si era reso protagonista di una serie di episodi che ne hanno confermato e aggravato la sua pericolosità sul territorio nazionale. Per questo, su proposta del Questore di Verona, è stato espulso dal territorio nazionale con accompagnamento alla frontiera.

Nel solo mese di febbraio, infatti, il 54enne di origini tunisine aveva manifestato ripetuti segnali di insofferenza ed irrequietezza, estrinsecati con gravi minacce e comportamenti aggressivi perpetrati anche nei confronti della Polizia di Stato, più volte intervenuta a fronte di episodi segnalati in centro città, anche nei pressi della Stazione Ferroviaria e di altre zone cittadine con elevato flusso di cittadini e turisti.

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Tra i più recenti episodi, l’uomo era stato denunciato dagli agenti delle Volanti per due furti. Il primo – che si riporta a riprova della sua pericolosità sociale – era stato consumato presso il “McDonald” di Corso Porta Nuova. In quella circostanza, ciò che aveva catturato l’attenzione degli agenti della Polizia di Stato intervenuti era stato il comportamento da lui tenuto negli istanti immediatamente precedenti all’ingresso all’interno dell’esercizio: il cinquantaquattrenne, infatti, aveva interrotto la marcia di un autobus in transito sdraiandosi sul manto stradale, per poi tentare, in un secondo momento, di forzare la porta anteriore del mezzo. Nel momento in cui aveva compreso che era stato chiamato il 113, si era quindi rifugiato nell’esercizio in questione dove – mentre cercava di nascondersi alla vista delle Volanti – aveva sottratto della merce per un valore complessivo di circa 40 euro.

L’arresto dell’uomo era poi scattato qualche giorno dopo, quando, nella tarda serata del 13 febbraio, si era avvicinato – in Piazza Pradaval – ad una volante in sosta per un servizio di controllo del territorio. Qui, aveva cercato di accostarsi prima al finestrino dell’autista e, successivamente, a quello del capo pattuglia: quest’ultimo, riconoscendolo quale responsabile di un’escalation di minacce perpetrate nei giorni precedenti, aveva cercato di instaurare un dialogo amichevole con lui. Quando, però, il poliziotto aveva avvicinato la mano alla portiera per uscire dal veicolo, l’uomo aveva dato in escandescenza proferendo minacce di morte e brandendo, al contempo, un coltello con il quale mimava il gesto di tagliargli la gola. Nel frangente in cui l’agente era poi riuscito a scendere dal mezzo di servizio, il cinquantaquattrenne tunisino era sfrecciato verso Piazza Bra, dove – per sfuggire al controllo dei poliziotti – aveva prima brandito lo stesso coltello verso un’auto affinché chi era alla guida lo agevolasse nella fuga e, successivamente, aveva tentato di entrare in un locale. Prima che riuscisse nel suo intento, però, la sua corsa era stata arrestata dagli agenti delle Volanti, che lo avevano immediatamente messo in sicurezza.

A seguito di quell’intervento, l’uomo è stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale e denunciato per minaccia aggravata e per porto abusivo di armi ed oggetti atti ad offendere. In sede di convalida, il Giudice ha disposto nei suoi confronti l’obbligo di presentazione alla P.G. alla Stazione dei Carabinieri di San Michele.

Questi presupposti hanno consentito alla Polizia di Stato di creare le condizioni per garantirne il rimpatrio nel Paese d’origine.

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Alcune settimane fa, infatti, alla luce delle ripetute segnalazioni che erano giunte alle Volanti, l’Ufficio Immigrazione della Questura aveva avviato un’attenta analisi al fine di valutarne la posizione sul territorio nazionale e assicurare i presupposti per renderne concretizzabile l’espulsione.

Un primo elemento essenziale è stato quello di aver riscontrato il possesso da parte dell’uomo di un documento di riconoscimento valido ai fini dell’espatrio, condizione imprescindibile per assicurare un’espulsione con accompagnamento alla frontiera. In assenza dello stesso, infatti, l’alternativa è il trattenimento ai CPR – spesso saturi – o l’ottenimento del lasciapassare dal Consolato, che richiede certamente tempi più lunghi.

Secondo passaggio fondamentale è stato quello di abbreviare la procedura approfittando di una delle molteplici situazioni in cui erano state chiamate ad intervenire le Volanti per accompagnare il soggetto in Lungadige Galtarossa per identificazione e notificargli – in quella sede – una comunicazione di avvio del procedimento di revoca del permesso di soggiorno: a decorrere da tale data, infatti, la legge prevede un termine di dieci giorni per produrre osservazioni, scaduti i quali il provvedimento diventa definitivo.

È stato questo l’espediente giuridico a cui hanno fatto ricorso gli agenti dell’Ufficio Immigrazione instaurando un’interlocuzione diretta e costante con la Procura della Repubblica, la Direzione Centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle Frontiere e la Stazione dei Carabinieri di San Michele. Forti del “monitoraggio” dell’uomo disposto in sede giudiziaria con l’obbligo di presentazione alla PG, i poliziotti – grazie ad una accurata sinergia con i colleghi dell’Arma – si sono presentati presso la Stazione dei Carabinieri di San Michele esattamente nell’orario in cui il cinquantaquattrenne tunisino si trovava negli Uffici per adempiere all’obbligo di firma.

Nel frattempo, gli agenti dell’Ufficio Immigrazione avevano già architettato tutto: dopo averlo condotto l’uomo in Questura per il tempo strettamente necessario, lo hanno accompagnato a Milano dove, ad attenderlo, c’erano degli operatori di scorta della Direzione Centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle Frontiere, con i quali è salito a bordo di un volo di linea diretto a Tunisi.

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