Vaccini, Emanuele Menietti del Post: «Test clinici dicono che Astrazeneca ha efficacia dell’80%»

Il giornalista scientifico del Post è intervenuto su Radio Adige TV. Oggi i nuovi dati pubblicati da Astrazeneca: efficacia generale dell'80% e del 100% contro le forme gravi della malattia.

La campagna vaccinale anti-covid ha preso il via il 27 dicembre scorso. Prima gli operatori sanitari e socio-sanitari, poi i residenti delle RSA, poi ancora gli ultraottantenni e gli anziani: queste sono le principali categorie che ad ora hanno ricevuto i vaccini approvati.

Nelle ultime settimane si è discusso molto del vaccino anglo-svedese di Astrazeneca: alcuni casi di decessi per trombosi avvenuti dopo la somministrazione del vaccino e il conseguente stop governativo temporaneo avevano allarmato la popolazione. Giovedì scorso EMA e AIFA hanno confermato che Astrazeneca è sicuro e la campagna vaccinale è ripartita regolarmente.

Ma perchè si è creato questo caos e, soprattutto, a che punto siamo in Italia con le vaccinazioni? Questa mattina è intervenuto ai microfoni di Buongiorno Verona Emanuele Menietti, giornalista scientifico per il Post.

Emanuele, in questi mesi hai raccontato l’evoluzione dei vaccini: in un’intervista con Francesco Costa, raccontavi di come Astrozeneca è stato fin da subito inserito nella lista dei vaccini di serie B, a causa della sua genesi travagliata. Ci spieghi cos’è successo con questo vaccino?

«Si, durante la fase dei test clinici, eseguiti per verificare che il vaccino sia efficace e sicuro, c’era stato qualche problema nell’organizzazione, sui dosaggi utilizzati e sull’intervallo di tempo tra la prima e la seconda somministrazione. Dunque i dati emersi, comunque affidabili, erano più difficili da interpretare rispetto agli altri vaccini.

«Notizia di oggi è che sono usciti nuovi dati su un test clinico molto atteso realizzato negli Stati Uniti: Astrazeneca ha comunicato di aver rilevato un efficacia generale dell’80%, molto alta, ma soprattutto che l‘efficacia contro le forme gravi della malattia arriva al 100%».

Nelle ultime settimane è scoppiato il panico, molte persone non si sono presentate per la somministrazione di Astrazeneca. Tutto ciò nonostante i dati dei decessi per trombosi fossero in linea con gli anni precedenti. Come siamo arrivati a questa situazione?

«Il pasticcio della scorsa settimana, con la sospensione del vaccino in Germania, Italia, Francia e Spagna, deriva da alcune segnalazioni delle settimane precedenti arrivate dalla Norvegia, dove si erano accorti di un lievissimo aumento di una particolare forma di trombosi di tipo cerebrale in concomitanza con la campagna vaccinale. L’autorità sanitaria norvegese aveva preferito sospendere alcuni lotti di Astrazeneca per fare ulteriori approfondimenti, e altri paesi del Nord Europa avevano seguito questa decisione. C’è stata poi un’escalation fino alla settimana scorsa, perché anche in Germania sono stati rilevati una manciata di casi di trombosi cerebrale, con il conseguente stop deciso anche dalla Merkel: e così a catena gli altri grandi governi europei.

«L’EMA, dopo aver revisionato tutti i dati raccolti, ha convocato giovedì scorso una conferenza stampa e ha consigliato ai paesi che avevano sospeso il vaccino di riprendere serenamente a utilizzarlo, perché i rischi nella popolazione non sono diversi tra vaccinati e non-vaccinati».

Che ruolo hanno avuto i media in questa fase allarmistica?

«Purtroppo soprattutto all’inizio, con le prime sospensioni di alcuni lotti di Astrazeneca, diversi giornali hanno scelto titolazioni molto forti, insistendo sulla paura del vaccino in Europa. Tutto sommato la realtà diceva altro: stava avvenendo un controllo di sicurezza, che dimostrava tra l’altro come le autorità stessero facendo bene il loro mestiere per tutelare la salute di tutti. Invece di sottolineare quest’aspetto si è puntato di più sull’effetto paura. Questo ha sicuramente innescato una pressione più forte sulle istituzioni, influendo sulla scelta di prendere delle precauzioni in più e sospendere i lotti. Scelta che, con il senno di poi, non era neanche così strettamente necessaria».

Parliamo dell’organizzazione della campagna vaccinale: ieri a Cremona in pochissimi si sono presentati per il richiamo, in Toscana vaccini avanzati, buttati via o somministrati a parenti del personale sanitario. Com’è possibile che succedano episodi di questo tipo?

«Sicuramente la vicenda di Astrazeneca ha inciso su molte persone che magari avevano già qualche dubbio sulla sicurezza dei vaccini. Ma se guardiamo i dati su Astrazeneca in Italia, non c’è stato un grande calo nel suo utilizzo; ci sono stati alcuni episodi spot dove molte persone non si sono presentate ai richiami. La strategia indicata di fare in modo che le dosi, nel caso di assenza delle persone da vaccinare, non vadano comunque sprecate e utilizzate per altri individui consente di compensare le difficoltà».

«In generale, siamo ancora in una fase in cui si sta procedendo molto lentamente con le vaccinazioni. i problemi di questi giorni li abbiamo letti sui giornali: in molte regioni ci sono ancora anziani over 80 che stanno aspettando la loro vaccinazione e non hanno neanche informazioni. Sicuramente su questo aspetto c’è da lavorare, a prescindere dal vaccino somministrato: c’è un problema a monte di organizzazione della campagna stessa».