Vaccamozzi, l’isolamento dei richiedenti asilo è reale?
Nella notte tra martedì e mercoledì un nigeriano di 39 anni ha avuto un arresto cardiocircolatorio e all’arrivo dell’ambulanza per lui non c’era più niente da fare. Al Centro di Accoglienza Straordinaria dell’ex base Nato di Erbezzo i richiedenti asilo hanno manifestato preoccupazione per il loro isolamento. Il coordinatore della cooperativa: “Il ragazzo non ce l’avrebbe fatta neanche se fosse stato in centro”
Un arresto cardiocircolatorio. Sarebbe questa la causa del decesso di un giovane nigeriano di 39 anni ospitato nel Centro di Accoglienza Straordinaria (CAS) allestita nell’ex base Nato di Erbezzo. L’episodio è avvenuto nella notte tra martedì e mercoledì, nella struttura di località Vaccamozzi gestita dalla cooperativa Versoprobo di Vercelli dal dicembre scorso. I giovani, presi dal panico, hanno subito improvvisato una protesta per chiedere che si trovi una soluzione alternativa a quel luogo distante ed isolato.
Nei centri di accoglienza straordinaria non ci sono obblighi per quanto riguarda i defibrillatori, presenti tuttavia in palestre e strutture affollate. La probabilità di salvare la vita di un uomo nel primo minuto in cui avviene l’arresto tocca il 90%, abbassandosi con il passare del tempo. I richiedenti asilo comunque, a detta del coordinatore della cooperativa, non sarebbero abbandonati al loro destino ed isolati dal mondo.
Sei i ragazzi che ogni giorno svolgono attività di volontariato in paese; e poi la possibilità di raggiungere il centro, con un bus dedicato.
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