Urbanistica di genere, Verona ancora indietro: solo 61 vie dedicate a donne
Redazione
Urbanistica di genere, c’è ancora tanto da fare in provincia di Verona. La progettazione, i progettisti, persino la toponomastica sono al maschile. Manca, inoltre, una pianificazione che elabori le Mappe di genere, volte a dare indicazioni durante la progettualità e la realizzazione concreta degli assetti urbani sulla base delle esigenze di ogni genere.
È quanto emerso venerdì nell’incontro organizzato dalla Commissione Pari Opportunità dell’Ordine degli Architetti di Verona con il sostegno del Comune di Verona “Urbanistica di genere. Rigenerazione al femminile”. Il convegno rientra nel palinsesto della rassegna di eventi “Il potere delle donne” promossi dal Comune di Verona in occasione dell’8 marzo, Giornata internazionale per i diritti delle donne 2025.
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Dopo i saluti del Presidente dell’Ordine scaligero, Matteo Faustini, Elena Patruno, presidente della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine ha aperto i lavori citando come «in Italia e in provincia di Verona l’urbanistica parli maschile. Sono solo 4 donne su 100 professionisti a occuparsi di pianificazione. Il livello di attenzione per le donne nell’urbanistica in generale è dimostrato anche dalla toponomastica. A Verona, su 2023 vie, soltanto 61 sono quelle intestate a donne, di cui 23 sono Madonne e sante. La nostra Commissione ha all’ordine del giorno proprio l’obiettivo di intitolare le vie a donne professioniste. Non solo anche alle libere professioni: a Verona ci sono viali del Commercio, dell’Industria o dell’Artigianato, per citare alcuni esempi, ma il viale delle Professioni non c’è».

All’incontro sono intervenuti anche l’assessora alla cultura del Comune di Verona, Marta Ugolini, che ha portato i saluti dell’assessora all’Urbanistica e vicesindaca, Barbara Bissoli, Francesco Rodighiero (Design For All), Florencia Andreola (Sex and the City e Women for lighting) con Giorgia Brusemini ed Elettra Bordonaro.
In sintesi, il messaggio trasmesso dai numerosi interventi dei relatori è che la ricerca progettuale nell’ambito della pianificazione urbana e dell’architettura intorno a questo tema sia un problema intersezionale, evidenziando che il soggetto non è mai neutro, promuovendo la diversità delle comunità, la convivenza pacifica delle categorie e che la cura dello spazio pubblico, anche grazie ad interventi progettuali puntuali o di urban social lighting, può davvero diventare elemento generatore. Ne sono esempi concreti città quali Vienna, Barcellona o Umeå.
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Uno dei fattori spesso meno considerati nella progettazione degli spazi urbani è quello dell’illuminazione. Illuminazione significa sicurezza e percezione di sicurezza per una donna che deve poter contare sull’ampiezza visuale e sulla possibilità di leggere lo spazio da qualsiasi punto di vista. Le lighting designer, Bianca Tresoldi e Simona Cosentino, hanno spiegato che l’illuminazione pubblica è diversa dallo scenario notturno: «Chi progetta decide chi può sentirsi al sicuro e chi no».
Chiara Belingardi, ricercatrice al Master dell’Università di Firenze, Città di genere. Metodi e tecniche di pianificazione e progettazione urbana e territoriale ha spiegato che «per portare avanti una urbanistica di genere, con spazi che tengano conto del vissuto e di come le donne vivano gli spazi è necessario inoltre la disponibilità di analisi, studi e statistiche disaggregate per genere. La disaggregazione per genere dei dati – conclude Belingardi – consente di leggere le differenze derivate dai ruoli di genere e di porvi rimedio attraverso le politiche pubbliche e i progetti/piani urbani».
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Come, ad esempio, nel caso della città di Bologna, che ha realizzato una mappa che ispira le principali fasi decisionali dei progetti destinati ad impattare sul territorio urbano. Nello studio (disponibile al link del sito www.comune.bologna.it) si propone ad esempio di costruire marciapiedi della larghezza minima di due metri, una dimensiona minima dei marciapiedi e delle piste ciclabili a senso unico per consentire una circolazione quotidiana sicura alle donne. Gli elementi di attenzione in un’urbanistica di genere sono, tra gli altri i percorsi quotidiani sicuri e curati che consentano diverse velocità di percorso, nonché l’accompagnamento dei bambini in bicicletta in modo autonomo o l’utilizzo di cargobike per trasportare i bambini o la spesa quotidiana.
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