Università, Resta: «Ripartiamo con almeno il 50% di lezioni in aula»

Tema caldo, negli ultimi mesi e, a maggior ragione, in queste ore, è la ripresa scolastica: si parla spesso di primarie e istituti superiori, nei diversi gradi, ma con minore frequenza degli atenei universitari. Per questo motivo abbiamo intervistato Ferruccio Resta, presidente della CRUI, Conferenza Rettori Università italiane, per capire come affronteranno il nuovo anno accademico.

Foto dal sito www.crui.it

Siamo a settembre: il mondo della scuola, proprio in questi giorni, è nel pieno dei preparativi per accogliere di nuovo gli studenti in aula. Prime a chiudere, allo scoppio dell’emergenza sanitaria, e ultime a riaprire. Nonostante manchino solo due settimane al suono della campanella, il 14 settembre, e proprio ieri si sia raggiunto l’accordo sulla logistica dei trasporti tra Governo ed enti locali, i dubbi di studenti, genitori, docenti e personale scolastico sull’effettiva capacità di gestione del rientro in classe sono ancora numerosi.

E le università? Per fare il punto sulla ripartenza degli atenei abbiamo contattato Ferruccio Resta, presidente da febbraio della CRUI, la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, associazione che riunisce università statali e non statali.

Università italiane: come si prospetta il nuovo anno accademico? Quali, in generale, i cambiamenti che vivranno studenti, docenti e personale? 

«Il nuovo anno accademico si prospetta complesso, ma non impossibile. Siamo fiduciosi. Le università sono pronte a riaprire in sicurezza, garantendo il distanziamento sociale e le norme di protezione e prevenzione. A settembre riapriamo le porte dei nostri atenei con almeno il 50% delle lezioni in aula. Vale anche per le esercitazioni pratiche, come quelle tipiche delle discipline tecnico-scientifiche. Le attività più teoriche, quelle che prevedono meno interazioni, verranno invece svolte da remoto. Insomma, siamo pronti a garantire l’avvio della Fase 3 con responsabilità, che è quello che chiediamo agli studenti e ai docenti che ritorneranno a dare vita ai campus da mesi silenziosi. E visto che dobbiamo rispettare le direttive sanitarie che dimezzano la capienza nelle aule, si è pensato di allungare l’orario delle lezioni con turni aggiuntivi».

«La questione più importante ora credo sia quella di saper cogliere i vantaggi di questa situazione anomala sfruttando le opportunità offerte dal digitale. Ce ne sono di diverse, come, per esempio, la possibilità di ospitare durante le lezioni, anche se virtualmente, gli interventi di luminari da università straniere, così come i professionisti dal mondo dell’industria… cosa che prima difficilmente accadeva, ancorati a una visione rigida e frontale. Il mio consiglio, come Presidente della Conferenza dei Rettori, è quello di cogliere il meglio da questo nuovo anno accademico, perché segnerà un passaggio storico dal quale dobbiamo e sapremo uscirne migliori!».

Attorno alle università ruota un ingente indotto economico: si pensi a bar, cartolerie e altre attività commerciali che basano gran parte del loro guadagno proprio sugli acquisti compiuti dagli studenti. Ci può delineare sinteticamente le ripercussioni che, nel caso in cui l’università organizzasse le lezioni prevalentemente da remoto, ricadrebbero (o sono già ricadute) su questi esercizi? Ha qualche dato relativo a questa problematica?

«Non c’è dubbio che questo sia un problema reale che non dipende dall’università, anche se di per sé garantisce un indotto considerevole. Sono molti gli esercizi commerciali messi a rischio dalla pandemia e le imprese ridotte in ginocchio. Del resto, negli ultimi mesi non abbiamo potuto fare diversamente, vista la gravità della situazione sanitaria. Con l’avvio delle lezioni dopo l’estate la ripresa sarà a mezzo giro anche per gli esercizi commerciali che ruotano attorno all’università. Pensiamo però che molti atenei stranieri, tra i più prestigiosi, hanno deciso di non riaprire affatto, spostando tutto online. La nostra è stata una scelta più coraggiosa e, anche dal punto di vista socio-economico, a maggior tutela delle famiglie e delle imprese».