Un anno fa l’inizio dell’incubo pandemia

Il 22 febbraio 2020, un sabato, l'Italia si era svegliata con la prima vittima da Coronavirus, il giorno precedente, a Vò Euganeo. Noi eravamo scesi in strada per raccogliere le voci della gente.

Uno dei primi ragazzi che il 22 febbraio 2020 indossava la mascherina.
Uno dei primi ragazzi che il 22 febbraio 2020 indossava la mascherina.

Un anno fa, quello che sembrava uno scenario tutto sommato gestibile, con una sorta di influenza rinforzata (così veniva descritto anche dagli specialisti il Covid-19), si è trasformato in un vero e proprio incubo per migliaia e poi milioni di persone. Sabato 22 febbraio 2020, e nei giorni immediatamente successivi, scendemmo in piazza e nelle strade di Verona, tra la gente, per raccogliere gli umori e le sensazioni di ciò che stava accadendo.

Il giorno prima, a Vò Euganeo, in provincia di Padova, ci fu la prima vittima dal Coronavirus, Adriano Trevisani, di 78 anni.

Dubbi davanti al supermercato

Ci recammo davanti all’Esselunga di Viale del Lavoro, in ZAI, incontrando alcune persone che stavano facendo la spesa. Non si stava ancora percependo chiaramente ciò che stava accadendo.

Scaffali vuoti e carrelli ricolmi

All’interno dei supermercati iniziava la rincorsa alle provviste alimentari e gli scaffali con amuchina e gel igienizzanti si stavano via via svuotando, con i prezzi che cominciavano a salire vertiginosamente.

I pionieri della mascherina

Intervistammo anche qualche persona che, nel dubbio, indossava la mascherina. Una preoccupazione che veniva allora ritenuta eccessiva e, per alcuni, diventava motivo di scherno.

Mascherine introvabili in farmacia

Se gel igienizzanti e mascherine erano introvabili, anche le mascherine stavano diventando l’oggetto del desiderio di milioni di italiano. Eravamo stati anche in una farmacia, dove la richiesta si stava impennando con difficoltà, in alcuni casi, di approvigionamento.

Preoccupazione tra gli esercenti

I primi messaggi e i primi inviti a rimanere a casa stavano già producendo un calo di afflusso soprattutto in centro città e gli esercenti furono i primi ad accorgersene.

I primi allestimenti di emergenza

Proprio in quei giorni, davanti all’Ospedale di Borgo Trento, la Protezione civile stava correndo ai ripari con l’installazione di tende fuori dal Pronto Soccorso che sarebbero servite per il prefiltraggio di casi di coronavirus. Una direttiva regionale per alleggerire il più possibile i flussi all’interno dei reparti.