Ulss 9, Girardi: «Troppi contagi nonostante la zona rossa»

Durante il punto stampa di oggi, il direttore generale dell'Ulss 9 Pietro Girardi ha messo in luce un dato preoccupante: nonostante la zona rossa e arancione, la linea di contagi non si sta abbassando ma anzi tende a peggiorare. Invita poi i cittadini a una maggiore presa di coscienza.

Foto d'archivio

Il direttore generale dell’Ulss 9 scaligera Pietro Girardi oggi durante un punto stampa ha evidenziato alcune criticità nell’andamento delle vacanze natalizie da un punto di vista sanitario e ha poi fatto il punto sulla campagna vaccinale nella provincia di Verona. «Oggi è il 2 gennaio e prevalentemente troviamo i positivi di cinque, sei o sette giorni fa, ovvero quando eravamo in zona rossa o arancione. Dobbiamo allora iniziare a porci delle domande: se i comportamenti fossero stati corretti in base al colore, sicuramente dovremmo iniziare a vedere una caduta delle positività. Ne consegue che qualcosa non è andato come ci aspettavamo. Abbiamo eseguito tamponi in modo massivo e prima di Natale e dell’ultimo dell’anno abbiamo raggiunto il picco di numero di tamponi richiesto. Questo ci deve far riflettere: chiedo a tutti quanti una presa di coscienza su come ci stiamo comportando».

«È vero che il tampone rapido e il molecolare hanno una sensibilità leggermente diversa ma con il rapido riusciamo a dare risposte rapide e in maggiore quantitativo. Non sono da correlare il numero dei positivi al numero di tamponi rapidi, ma alle modalità di circolazione del virus. L’influenza che temevamo, per esempio, in realtà non è ancora arrivata e forse, se ci basiamo sull’esempio australiano, non arriverà neanche. Le norme che stiamo seguendo si applicano quindi sull’influenza ma non sul Covid, che manifesta una contagiosità molto più alta. Anche nei pranzi e nelle cene tra familiari occorrerebbe tenere dei comportamenti che forse non stiamo tenendo».

Girardi pone poi l’accento su un problema consistente: «Spesso ci vengono forniti numeri di telefono errati, e altrettanto spesso le persone non rispondono dopo svariati tentativi: si tratta di persone positive, che sfuggono quindi al nostro controllo». Il direttore sanitario Denise Signorelli informa tuttavia che questi cittadini vengono messi nelle liste dei positivi inviate ai sindaci, in modo da mantenere i dati affidabili e sicuri.

Sul tema delle vaccinazioni, Girardi afferma: «La campagna vaccinale è aperta in tre presidi ospedalieri: Legnago, San Bonifacio e Villafranca, ma già ieri è partito l’Ospedale di Negrar. Nei nostri ospedali non si sta vaccinando solo il personale ospedaliero, anche del personale dell’emergenza, Usca e i medici di medicina generale che lavorano all’interno delle case di riposo. Tutto il mondo sociosanitario e nei prossimi giorni verrà quindi vaccinato. La sensazione di stamattina è che sia notevolmente aumentata la capacità di effettuare vaccini: poco fa è arrivata una foto della sala d’attesa degli operatori in procinto di vaccinarsi, ed era vuota. Siamo stati più veloci rispetto a quello che ci aspettavamo. Ci arrivano seimila e 950 dosi a settimana e a seconda delle unità vaccinali riusciamo a finire prima quelle che poi ci arriveranno la settimana dopo. La popolazione target prevista nella fase iniziale è di 30mila 403 persone, di cui settemila e 698 sono personale strutture residenziali e ottomila e 659 ospiti. A questa fascia di popolazione daremo il nostro supporto come Ulss dal punto di vista gestionale e organizzativo».

Il direttore sanitario Denise Signorelli ha fatto poi altre precisazioni: «Ad oggi vacciniamo dodici operatori ogni ora e in ciascun punto vaccinale abbiamo quattro linee di vaccinazione. Facciamo quindi 288 vaccini ogni giorno in ogni ospedale. Siamo partiti tenendo numeri bassi per evitare sovraffollamento ma nei prossimi giorni aumenteremo il numero. Stiamo raccogliendo le adesioni delle case di riposo, però alcune, come la Struttura delle Betulle, hanno già dato la loro disponibilità quindi partiremo con loro. Un’ultima precisazione per alcuni cittadini, che forse non è ancora chiara a tutti: se io sono un contatto stretto, indipendentemente dall’esito del mio tampone, devo rispettare il periodo di quarantena di dieci giorni, per poi rifare un altro tampone. Se si è in una fase di incubazione o addirittura positivi asintomatici, occorre rispettare il protocollo».

Intervento anche del sindaco Sboarina che si dice preoccupato per la situazione: «I numeri sono preoccupanti. La fotografia oggettiva di questi giorni è di una città è vuota, ci sono stati pochi spostamenti anche nei giorni in cui c’era la possibilità di uscire. Nessuno di noi può sapere il comportamento della gente nelle case private. Ora la mia data topica è il 7 gennaio, con l’apertura delle scuole. Valuterò a partire da quella data la linea da prendere».

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