Ucraina, Zardini: «Rivedere in toto il sistema accoglienza»
Torna al centro il dibattito sull’accoglienza dei profughi
«Il Parlamento e il governo stanno intervenendo con urgenza per correggere le storture dei decreti Salvini che costituiscono un ostacolo all’accoglienza dei profughi. Servono pragmatismo e buone idee, le posizioni ideologiche bloccano la macchina della solidarietà». Lo afferma il deputato veronese del Partito democratico, Diego Zardini.
«Come denunciato oggi sulla stampa dai responsabili delle cooperative a cui lo stato ha demandato la gestione dei profughi, la riduzione dei ristori alla sola quota alberghiera, i tempi di pagamento che possono arrivare fino a due anni dalla prestazione e una rendicontazione inutilmente complessa stanno frenando i soggetti più competenti dalla partecipazione ai bandi di gara».
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«Le Prefetture di fatto non trovano il supporto della società civile perché le condizioni sono proibitive e per molte cooperative il rischio di operare in perdita economica è molto più che una semplice ipotesi».
A fronte di questa situazione e della necessità di gestire l’emergenza profughi dall’Ucraina, «che avrà una coda molto lunga», afferma Zardini, «il Ministero dell’Interno e il Parlamento stanno attuando dei correttivi».
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Con il decreto legge Ucraina viene garantita l’assistenza almeno fino al 31 dicembre per 100 mila persone in fuga dalla guerra. Sono stati coinvolti i Comuni, gli enti del terzo settore, le associazioni riconosciute e gli enti religiosi riconosciuti civilmente per offrire assistenza immediata a 15 mila persone aggiuntive a quelle arrivate nei centri di accoglienza. In aggiunta, sono in via di definizione forme di sostentamento per l’assistenza delle persone titolari della protezione temporanea che abbiano trovato autonoma sistemazione, per un massimo di 60mila unità. Infine alle Regioni e province autonome è stato assicurato un riparto aggiuntivo di risorse per la copertura sanitaria dei profughi.
«Ci sarà ancora moltissimo da fare», conclude Zardini, «perché questa è l’occasione di essere pragmatici e di rimettere in sesto il sistema dell’accoglienza italiano nella consapevolezza che solo se ciascuno di noi fa la propria parte, riusciremo ad affrontare l’emergenza».
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