Tumore al seno, Borgo Trento al secondo posto per numero di interventi

Su www.doveecomemicuro.it la classifica regionale degli ospedali più performanti per volume di interventi per tumore al seno. A conquistare le prime posizioni sono l’Istituto Oncologico Veneto di Padova, l’Ospedale Borgo Trento - Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, l’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, l’Azienda Ospedaliera di Padova e l’Ospedale dell'Angelo - ULSS 3 Serenissima di Venezia.

L’ospedale di Borgo Trento è al secondo posto della classifica regionale del Veneto come ospedale più performante per numero di tumori al seno. A dirlo è l’indagine realizzata da www.doveecomemicuro.it, portale di public reporting delle strutture sanitarie italiane, che ha anche stilato una classifica nazionale, nella quale l’ottava posizione è occupata ancora un ospedale del Veneto, l’Istituto Oncologico di Padova, con 703 interventi effettuati nel 2017.

Al 3° posto della classifica regionale c’è l’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar (VR) (che guadagna una posizione). Entrano in classifica e si posizionano al 4° e al 5° posto, infine, l’Azienda Ospedaliera di Padova e l’Ospedale dell’Angelo – ULSS 3 Serenissima di Venezia.

«Il volume di attività, secondo quanto dimostrano le evidenze scientifiche, ha un impatto significativo sull’efficacia degli interventi e sull’esito delle cure», spiega Elena Azzolini, medico specialista in Sanità Pubblica e membro del comitato scientifico del sito. Perciò, le autorità ministeriali hanno fissato la soglia minima di 150 interventi annui, per quanto riguarda il carcinoma alla mammella, per valutare la bontà di una struttura.

In Veneto, le strutture pubbliche o private accreditate che nel 2017 hanno effettuato questo tipo di intervento sono 36 (contro le 43 del 2016): di queste, il 38,9% rispetta la soglia (contro il 35% del 2016).

In Italia, invece, a raggiungere il numero minimo di interventi sono 137 dei 469 ospedali pubblici o privati accreditati: il 29,2% del totale. La percentuale, però, è in aumento: nell’ultimo quinquennio, infatti, i centri in linea con lo standard sono cresciuti del 63% (passando da 84 nel 2012 a 137 nel 2017). Al contrario, è calato il numero complessivo degli ospedali italiani che eseguono interventi per tumore alla mammella: da 559 nel 2012 a 469 nel 2017 (-16%).

«La direzione è quella giusta, ma la mia aspettativa, nell’interesse dei pazienti, è che gli indicatori individuati per valutare i centri – come le soglie di attività – si perfezionino nel tempo e riflettano sempre più fedelmente la qualità delle prestazioni offerte. Quanto alle strutture in linea con gli standard, il loro aumento è auspicabile, ma non si può prescindere da una loro equa distribuzione sul territorio che garantisca ai cittadini le stesse opportunità di cura risparmiando loro migrazioni da una Regione all’altra» commenta Massimiliano Gennaro, medico della Struttura Complessa Chirurgia generale indirizzo oncologico 3 (Senologia) presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

Al riguardo, a scegliere di farsi curare in Veneto è il 93,1% dei residenti. Nelle strutture italiane che rispettano la soglia ministeriale, nel 2017, sono stati eseguiti ben il 74,7% degli interventi totali contro il 55,8% del 2012. Viceversa, nelle restanti strutture accreditate (oltre due terzi), nel 2017, è stato eseguito appena il 25,3% delle operazioni totali (poco più di un quarto) contro il 44,2% del 2012. In sintesi, tre quarti delle operazioni totali si concentrano in meno di un terzo dei centri italiani, ed è a questi che si rivolgono sempre più spesso i cittadini.

Dai dati di Agenas emerge, infine, un notevole incremento delle operazioni per tumore al seno che, nel nostro Paese, hanno registrato un + 38,5% in 5 anni passando dalle 44.147 effettuate nel 2012 alle 61.137 del 2017.

«L’aumento è in linea con i dati riportati nell’ottobre scorso da AIOM, i quali rivelano un trend in crescita per quanto riguarda l’incidenza del tumore al seno in Italia (+0,3% per anno, dal 2003 al 2018). L’incremento delle diagnosi si spiega con l’ampliamento, in alcune Regioni, dello screening mammografico, che ha coinvolto nuove fasce di età (45-49 anni) in aggiunta a quelle per cui era già attivo (dai 50 ai 69 anni). Inoltre, si deve al fatto che molte giovani donne oggi scelgono di sottoporsi ai controlli di loro iniziativa, spinte dalle campagne di prevenzione e dai progressi fatti nei campi della diagnosi e delle cure, che hanno consentito un significativo calo della mortalità (-0,8% per anno)» spiega Massimiliano Gennaro.