Tregnago, uomo in carcere per maltrattamenti in famiglia
Nella serata di ieri, la pattuglia della Stazione Carabinieri di Tregnago ha eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere, in sostituzione del divieto di avvicinamento alla parte offesa, nei confronti di un trentacinquenne, italiano residente a Verona, indagato per il reato di maltrattamenti in famiglia ai danni della ex compagna. Il provvedimento è scaturito perché l’uomo ha violato le prescrizioni a lui già imposte da parte del Tribunale di Verona, tra cui quella di non avere più contatti con la parte offesa.
L’impegno dei Carabinieri sulla questione
Oltre alla quotidiana attività di repressione di questi fenomeni, l’Arma ha posto in essere una serie di iniziative volte a migliorare l’attività di prevenzione, il sostegno alle vittime e la formazione del proprio personale.
Già a partire dal 2014 l’Arma si è dotata della “Rete nazionale di monitoraggio sul fenomeno della violenza di genere”, strutturata su Ufficiali di Polizia Giudiziaria – Marescialli e Brigadieri – inseriti nell’ambito dei Nuclei Investigativi di ogni Comando Provinciale con il compito di sostenere i reparti sul territorio nello sviluppo delle indagini, raccordandosi con la Sezione Atti Persecutori per un compiuto apprezzamento dei casi.
Altra iniziativa è quella dell’allestimento all’interno delle Caserme dell’Arma, di locali idonei all’ascolto protetto di donne e minori vittime di violenza, nell’ambito del progetto “Una stanza tutta per sé”.
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Infine, dopo un proficuo periodo di sperimentazione, nel 2021 è stato ufficialmente attivato l’impiego di un nuovo strumento a supporto dell’attività delle Forze di polizia nel contrasto alle violenze domestiche e di genere, soprattutto nella delicata fase di primo intervento. Si tratta dell’applicativo interforze “Scudo”. Il programma consente la consultazione di dati, integrando i sistemi operativi multimediali e informativi già in uso e permetterà di rendere ancora più efficaci gli interventi degli equipaggi nei confronti di vittime di liti o violenze, anche nei casi in cui non sia stata proposta denuncia o querela.
In tal modo vengono costantemente monitorati tutti quegli episodi rientranti nel cosiddetto “codice rosso”, non sempre caratterizzati da particolari gravità o aggressività, come le liti verbali, ma che, attraverso una condotta abituale, potrebbero assumere rilievo penale e diventare atti persecutori o maltrattamenti ai danni di familiari o conviventi.
Il consiglio che viene rivolto alle donne vittime di violenze, è quello di denunciare, già dal primo episodio, i fatti alle Autorità competenti, anche utilizzando il numero 1522, servizio pubblico promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità, gratuito e attivo 24 h su 24, nonché di rivolgersi a tutti quei presidi socio-assistenziali e culturali che offrono accoglienza, consulenza, ascolto e sostegno alle donne, anche con figli/e, minacciate o che hanno subito violenza, al fine di scongiurare una escalation che in alcuni casi potrebbe anche giungere a conseguenze drammatiche.
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