Tragedia di Marcinelle, Verona ricorda Giuseppe Corso (che non era di Montorio)
Ricorre oggi l’anniversario della tragedia di Marcinelle. L’8 agosto 1956 nella miniera belga, nei pressi di Charleroi, un incendio riempì di fumo gli ambienti sotterranei, causando la morte di 262 persone, delle quali 136 erano immigrati italiani.
Fra loro c’era anche un veronese, Giuseppe Corso. È ricordato come proveniente da Montorio, ma era originario del Chievo. Lo ha ricordato il consigliere comunale Massimo Mariotti (FdI) durante l’ultimo consiglio comunale, raccontando inoltre come si arrivò a tale “scoperta”.
Oggi la via dedicata a Giuseppe Corso si trova a San Felice Extra, «perché dalle ricerche fatte negli archivi, al momento dell’emigrazione risultava residente a Montorio» ha spiegato Mariotti. «Quanto abbiamo inaugurato la via, sono arrivati i parenti, che avevamo provato a rintracciare senza successo, “inferociti” perché la via era a San Felice Extra invece che a Chievo. La loro famiglia era infatti originaria di Chievo. D’altra parte li avevamo cercati, ma non avevamo avuto risposta».
Mariotti aveva anche depositato un ordine del giorno per chiedere che nelle scuole cittadine venga insegnata la “Storia della nostra emigrazione” «con tutte le sue pagine più buie, perché chi non ricorda la propria storia, non ha futuro». Il presidente del Consiglio Stefano Vallani ha poi assicurato che sarà tema di discussione in ulteriori sedi da settembre.
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L’intervento di Mariotti in Consiglio comunale
«La miniera maledetta del Bois du Cazier di Marcinelle rimane come monito per un domani migliore, un futuro più giusto di quello che milioni di italiani hanno dovuto conoscere e subire negli anni passati» ha aggiunto nel corso di un altro intervento Mariotti. «L’8 agosto deve essere un momento di riflessione per tutti, per porre fine ad ogni forma di vergognoso sfruttamento e di sottomissione, nel rispetto assoluto delle leggi, della giustizia sociale e della politica dei diritti negati per ogni lavoratore, da sempre rivendicata dentro e fuori dal Parlamento dal CTIM, Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo, in ogni contrada del mondo, assieme alle storiche associazioni nazionali della nostra emigrazione».
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La cerimonia oggi a Verona

Ogni anno, in questa data, l’Amministrazione comunale celebra quella che, dal 2001, è diventata per tutti la Giornata nazionale del Sacrificio del lavoro italiano nel mondo, deponendo una corona a San Felice Extra nella via intitolata a Corso.
Alla cerimonia sono intervenuti l’assessore Michele Bertucco, il presidente dei Veronesi nel Mondo di Charleroi Gianni De Nardi, il presidente dei Veronesi nel Mondo Enzo Badalotti, la nipote del concittadino Giuseppe Corso, Maria Elisa. Presenti inoltre rappresentanti delle istituzioni militari e civili cittadine.
«Della tragedia mineraria di Bois du Cazier a Marcinelle – ha sottolineato Bertucco – oggi ricordiamo in particolare i cinque corregionali che, insieme ad altri 136 italiani, vi persero la vita. Si tratta di Giuseppe Corso da Montorio Veronese, Dino Dalla Vecchia da Sedico, Giuseppe Polese da Cimadolmo, Mario Piccin da Codognè e Guerrino Casanova da Montebelluna. Erano lavoratori seri ed impegnati, che affrontarono l’impossibile per garantire dignità alle loro famiglie. Li ricordiamo con riconoscenza, perché sono il simbolo di un Veneto che ha conosciuto la povertà e il sacrificio».
«Marcinelle è un evento tragico che ci impone di tenere viva la memoria e non dimenticare la storia della nostra emigrazione. È inoltre un monito a garantire sempre maggior sicurezza nei luoghi di lavoro, un impegno primario della nostra Amministrazione affinché nessuno debba più rischiare la vita per assicurare dignità alla propria famiglia».
Il ricordo del Presidente del Veneto Luca Zaia
«Quando parliamo di Marcinelle non possiamo dimenticare che i minatori in Belgio erano manodopera inviata in cambio di quintali di carbone per l’Italia: praticamente uomini barattati con materie prime, sulla base di precisi accordi. Quel giorno del 1956 il Veneto pagò quello scambio con cinque caduti. Li ricordiamo con affetto e riconoscenza perché sono il simbolo di un Veneto che, contrariamente a quello che qualcuno vuole far credere con scopi politici, ha conosciuto la povertà e il sacrificio e non è insensibile alle difficoltà altrui» afferma il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia. Oltre al veronese Giuseppe Corso, persero la vita altri quattro veneti: Dino Dalla Vecchia da Sedico, Giuseppe Polese da Cimadolmo, Mario Piccin da Codognè, Guerrino Casanova da Montebelluna.

«Erano lavoratori seri ed impegnati – aggiunge il Governatore – che affrontarono l’impossibile per garantire dignità alle loro famiglie. Come altre migliaia di Veneti, si fecero conoscere e rispettare perché nei paesi dove giunsero non andarono a bighellonare o riempire le carceri. Lavorarono duramente, portando benessere e sviluppo nel paese che li ospitava e in quello dove avevano lasciato affetti e radici».
«Marcinelle è un simbolo che ci impone di tenere viva la memoria su questa tragedia» conclude il Presidente. «Un monito a non dimenticare tutta la storia della nostra emigrazione e, sulla strada di quello che è già un nostro preciso impegno, a garantire sempre maggior sicurezza nei luoghi di lavoro affinché nessuno debba più rischiare la vita nell’assicurare una vita dignitosa alla sua famiglia».
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