Cristina Guarda, Consigliera regionale di Europa Verde, in una nota stampa di qualche giorno fa, ha dichiarato che si tratterebbe di «una mossa pericolosa», che lascerebbe «scoperte le attività di monitoraggio della filiera alimentare» da parte dei veterinari.

Dichiara Cristina Guarda: «In questi anni abbiamo discusso in consiglio regionale tantissime volte della scarsità del personale disponibile per svolgere la funzione di veterinario pubblico nella regione Veneto. Tanti di loro – prosegue la consigliera Guarda – sono stati mandati in pensione, senza provvedere poi alla sostituzione reale di questa professionalità».

«Una professionalità indispensabile anche per consentire il corretto funzionamento di tanti servizi al cittadino e in particolar modo al mondo dell’impresa agricola. L’assenza di queste persone crea delle conseguenze negative anche nel circuito economico della Regione Veneto».

«È per questo che richiederne l’impegno per funzioni, che non siano all’interno delle loro specifiche competenze, può creare ulteriori disagi e dare delle conseguenze negative nella gestione della fauna selvatica, delle colonie feline, ma anche nell’assistenza degli allevamenti presenti sul nostro territorio».

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Spiega Guarda: «Tutto questo si affianca all’importante questione rilevata anche dai veterinari pubblici. La somministrazione del tampone non rientra all’interno dei servizi di diagnosi e cura delle malattie degli animali, come prevede il codice deontologico dei veterinari». Si tratta di un’attività che espone i veterinari a una perseguibilità legale: «La cosa è molto grave anche perché, in epoca Covid, già rilevavamo a carico dei medici e infermieri un acuirsi al rischio di essere sottoposti a denunce da parte di familiari e pazienti, tanto più nei confronti del veterinario, che rischia di essere ancora peggiore».

Sulla correttezza o meno di ricorrere ai veterinari, dichiara la consigliera: «Se messi in condizione di svolgere questo lavoro in sicurezza e nel rispetto della legge, è giusto ricorrere ai veterinari. In caso di emergenza – precisa Guanda – dobbiamo raccogliere tutti gli input positivi che ci possono essere e la disponibilità dei veterinari in questo senso lascia ben sperare. Ma tutto deve essere fatto anche a tutela del professionista, favorendo che il servizio venga effettuato con tutti i crismi e nel rispetto delle professioni. Richiedo che non ci sia una fuga in avanti, senza prima considerare questi aspetti: questa è l’unica questione che abbiamo posto nell’interrogazione all’Assessore alla sanità, proprio nel rispetto dalla professionalità del dottore e del paziente che viene sottoposto a questo tampone».

Guanda affronta quindi il tema delle gestione dell’emergenza sanitaria: «In consiglio regionale si parlava della seconda ondata già nei mesi di aprile/maggio, ed è evidente che arrivare preparati sarebbe stato auspicabile. In alcuni territori, alcune ASL si sono organizzate per cercare di avere del personale in più, attraverso contratti a tempo determinato. In altri invece quest’azione non è stata fatta e si sta vedendo la conseguenza – penso all’area dell’alto vicentino per esempio».

«Alla luce di questo, possiamo rilevare che ci sono delle mancanze anche gravi, con un’assistenza territoriale che in molti casi è assente come anche è carente il sistema di tracciamento, che non dovrebbe assistere solo chi è malato ma anche i contatti di queste persone positive, anche perché non si è voluto implementare questo servizio e questo sistema».

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«Quando sarà terminata questa ondata di emergenza, avremo delle conclusioni rispetto alle assenze e alle mancanze dei mesi passati. In questo momento dobbiamo metterci in rete, per fare in modo che queste carenze vengano supportate e corrette in corso d’opera con azioni straordinarie, che derivano da una mancanza di organizzazione degli scorsi mesi».

Conclude Cristina Guarda, Consigliera regionale di Europa Verde: «Dal mio punto di vista, oggi siamo chiamati ad implementare tutti i servizi al momento attivi e fare in modo che i professionisti riescano a lavorare nella migliore delle situazioni. Parlo anche dei medici di base, che non possono essere chiamati a fare tamponi se innanzitutto non vengono messi nelle condizioni di farlo in luoghi adeguati, non a contatto con altri pazienti che possono essere malati Covid».