Tablet a tavola, il parere dell’esperta: «Lasciate che i bambini si annoino»

La psicologa e psicoterapeuta Ilenia Bozzola è intervenuta ai nostri microfoni per fare il punto sull'avvicinamento precoce dei bambini alla tecnologia.

Ilenia Bozzola, psicologa e psicoterapeuta.
Ilenia Bozzola, psicologa e psicoterapeuta.
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Nella giornata di ieri abbiamo approfondito l’utilizzo eccessivo dello smartphone tra i giovanissimi. Uno studio del 2021 condotto da Eures in collaborazione con la Regione Lazio e il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha infatti rivelato che l’82% dei giovani italiani è a rischio di dipendenza da smartphone. A confermare il trend è la psicologa e psicoterapeuta Ilenia Bozzola.

«Confermo che l’età media di utilizzo dello smartphone si è abbassata. Già alle scuole primarie i bambini vengono a contatto con questo strumento, che riempie il vuoto delle giornate dei piccoli e impedisce loro di conoscere il sentimento della noia. Degli studi dimostrano che ci sono conseguenze anche a livello cognitivo, e l’apprendimento ne risente molto infatti».

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No allo smartphone sotto ai 10 anni

bambino tablet ristorante smartphone

«L’OMS ha indicato che sotto i 10-11 anni il telefono non dovrebbe essere dato. Il ruolo del gruppo e delle famiglie ha in questo caso un ruolo fondamentale: ci sono classi delle primarie in cui tutti gli alunni hanno uno smartphone, e classi dove non ce l’ha nessuno».
Ma quindi, è sbagliato dare un telefono ai bambini per “distrarli e tenerli calmi”, almeno finché i genitori sono impegnati in altre attività o sono al ristorante? Bozzola sostiene che «questo comportamento non consente ai piccoli di sperimentare nuove emozioni e di capire cosa significa condividere un pranzo o una cena, rispettare i ritmi dell’altro o condividere un momento: attività relazionali che poi si rivelano chiave nella formazione del bambino», aggiunge Bozzola.

Un comportamento, quindi, sicuramente scorretto ma spesso necessario, per un genitore che, con i ritmi frenetici che la società contemporanea richiede, talvolta ha bisogno di un “momento di pace”. Bozzola suggerisce più attenzione e «tantissima formazione, soprattutto a scuola. I genitori si mettono ancora poco in discussione riguardo a queste tematiche».

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