Svolta nel caso di “Gary”, il clochard morto carbonizzato
La vicenda sembrava non avere colpevoli, ma ora spunta l’ipotesi che un gruppo di ragazzini possa essere responsabile della tragedia.
Il fumo uccide. Eppure in questo caso la colpa non sarebbe da attribuire alle sigarette, vizio piuttosto radicato in Ahamed Fdil, il clochard trovato carbonizzato all’interno di una macchina a Santa Maria di Zevio.
Inizialmente la tragedia, avvenuta a metà del dicembre scorso, era stata classificata dalle forze dell’ordine come una fatalità. Da una prima ricostruzione, infatti, si era pensato che il sessantaquattrenne marocchino si fosse acceso una sigaretta e successivamente si fosse addormentato dimenticandosela accesa. Ulteriori indagini hanno invece portato in questi giorni ad alcuni ragazzini minorenni che, stando alle voci che circolavano in paese, erano soliti infastidire l’uomo. Ieri, 10 gennaio, il nipote della vittima, Salah Fdil, si è recato al Tribunale dei minori di Venezia per parlare con il magistrato titolare del fascicolo inerente alla vicenda.
Ahamed Fdil era conosciuto come “Gary” dagli abitanti di Santa Maria di Zevio, che lo descrivevano come una persona gentile ed educata. La sua casa era una macchina, una Fiat Bravo abbandonata in via Alcide De Gasperi dove il senzatetto aveva trovato rifugio fino alle 20 del 13 dicembre, quando la sua dimora si è trasformata in una trappola mortale. Le urla di Ahamed avevano svegliato gli abitanti di via De Gasperi, che a loro volta avevano subito chiamato i soccorsi. Purtroppo all’arrivo dei pompieri la macchina era già stata avvolta dalle fiamme, che una volta spente hanno rivelato il corpo carbonizzato dell’uomo.
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