Suicidi in carcere, una tragedia in costante aumento

Il caso del suicidio dello scorso primo agosto della veronese Donatella Hodo, detenuta presso il carcere di Montorio, ha puntato i riflettori sul tema delle condizioni delle carceri italiane. Domani a Verona si terrà un convegno per fare il punto sulla situazione.

suicidi in carcere
Foto d'archivio

Si terrà domani, alle ore 14.30, presso la chiesa di San Luca Evangelista, a Verona, il convegno “Mai più una/uno di meno – Quando il carcere è donna in un mondo di uomini”. L’iniziativa è organizzata dalle amministratrici del gruppo Facebook “Sbarre di zucchero”, messo in piedi dalle amiche e compagne di Donatella Hodo, suicida al carcere di Montorio il primo agosto. Nel corso della giornata interverranno diverse personalità del mondo della magistratura, dell’avvocatura, dei media e del volontariato.

Il rapporto di Antigone

Sarà un momento di confronto di fronte alla tragedia dei suicidi in carcere, che dall’inizio dell’anno a oggi ha raggiunto quota settantuno. l L’obiettivo è sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica e per mettere in atto azioni concrete perché sia messa fine a questa strage. I dati sono preoccupanti: secondo un rapporto di Antigone, infatti, l’età media delle persone che si sono suicidate è di soli 37 anni. La maggior parte dei suicidi si consuma nella fascia d’età tra i 30 e i 39 anni, seguita da quella tra i 20 e i 29 anni. Secondo l’indagine (i cui dati sono fermi a 59 decessi), inoltre, quattro dei suicidi sono stati compiuti da donne. Un dato piuttosto alto, considerato che la percentuale della popolazione detenuta femminile rappresenta solo il 4,2% del totale.

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Qualche giorno fa, il caso dell'”uomo che dorme”

Un problema, quello delle condizioni delle carceri italiane, che affligge il Paese da molti anni. Soltanto qualche giorno fa, Susanna Marietti, coordinatrice nazionale dell’associazione, ha raccontato attraverso un lungo post su Facebook la storia dell’“uomo che dorme”, come lo ha definito lei e come lo hanno definito molti media nazionali. Il 28enne, originario del Pakistan e detenuto da quasi cinque mesi al Regina Coeli di Roma, dall’inizio della sua reclusione vive in uno stato vegetativo: non si muove, non parla e non reagisce nemmeno agli stimoli fisiologici. Una condizione, denuncia Marietti, la cui colpa «non è di nessuno in particolare», ma che «in un sistema che può tollerare la presenza dell’uomo che dorme in una cella al centro di Roma evidenzia che c’è qualcosa che non funziona».

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